La storia materialistica della scienza contro la speculazione arbitraria e mistificatrice!

Alla memoria del gappista Bruno Fanciullacci

1)Ciò che dobbiamo fare

La pandemia ha messo alla prova quella visione del marxismo che, dalla cosiddetta Scuola di Francoforte, ha accolto la tesi che la dialettica tra forze produttive e rapporti sociali di produzione fosse superata, in quanto le prime sono state assorbite e plasmate totalmente dai secondi. Pensarla in questo modo significa rifiutare il fondamento scientifico che spiega non solo la necessità e l’ineluttabilità della rivoluzione socialista ma, anche, la rivoluzione borghese cioè il rovesciamento del modo di produzione feudale: «un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, […] dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale»(Marx). Tra le principali forze produttive ci sono la tecnica e la scienza, l’influenza della visione derivata dalla scuola di Francoforte ha prodotto un atteggiamento di disinteresse se, non quando, di ostilità nei confronti di questa forza produttiva in settori della sinistra e dell’estrema sinistra tanto da essere impreparati di fronte alla pandemia del covid 19 e delle altre varianti che sono la prova della cancrena irreversibile del modo di produzione del capitale. E’ proprio la pandemia ha mostrato come la scienza, i suoi risultati e le tecniche subiscano uno strozzamento dai rapporti sociali di produzione e dalla classe dominante in essi. Facciamo un esempio che illustra la natura criminale e omicida della classe dominante che limitando, distorcendo e occultando i risultati della scienza ha creato le condizione di 5,4 milioni di decessi e 289 milioni di casi al 2 gennaio 2022(OMS). Nel 2017 Nature Communications pubblicò un lungo articolo ((Global hotspots and correlates of emerging zoonotic diseases) in cui venivano esposti i risultati di una significativa ed esauriente mappatura dei possibili focolai e individuava nell”area di Hubei uno dei punti di rischio del prossimo salto interspecifico (lo spillover) dell’agente patogeno il covid 19(1). Carlo Rondinini, professore ordinario di biologia ambientale ed evoluzionistica, coautore dell’articolo citato così caratterizzava la mappatura: <<abbiamo costruito un modello basato su diverse variabili, come la distribuzione dei mammiferi, la copertura della foresta e la deforestazione , la densità della popolazione umana, le occasioni di contatto fra esseri umani e animali selvatici, la variazione del clima, la densità delle aree coltivate e adibite a pascolo, con l’obiettivo di individuare hot-spot di possibile passaggio di nuove zoonosi virali da animali selvatici all’essere umano>>(2). Tale mappatura nelle mani della classe operaia sarebbe stata la base per un intervento politico mondiale per impedire la diffusione del virus e avviare una politica di alleanza mondiale con i contadini per mettere fine alle condizioni dell’agricoltura capitalistica focolaio di spillover. I governi che sono i comitati d’affari della borghesia hanno nascosto quei risultati e hanno diffuso l’idea che la pandemia da covid 19 fosse uno <<shock senza precedenti…un evento di carattere straordinario>> (presidente del Consiglio 20209) o come ha scritto Andrea Urbani, direttore della programmazione sanitaria, <<siamo stati investiti da uno tsunami, che ha colpito l’Italia come primo paese in Europa>>. La classe dominante ha voluto far passare questa pandemia come un fenomeno imprevedibile e perciò inaspettato. Se la scienza e la tecnica fossero state plasmate totalmente dai rapporti sociali di produzione come hanno sostenuto il trio di Francoforte e i suoi epigoni perchè la classe dominante internazionale ha nascosto i risultati della mappatura mondiale della zoonosi? Qualcuno potrebbe prendersela con gli scienziati che hanno taciuto, ma non è così che va posta la questione sul comportamento degli scienziati. Engels ci ha insegnato che lo scienziato in laboratorio è un materialista spontaneo, perché la scienza di per sé è materialista in quanto spiega i fenomeni con le forze della natura stessa, ma fuori dal laboratorio lo scienziato subisce le idee della classe dominante, compresa la morale opportunista e ruffiana. Il compito per trasformare quel materialismo spontaneo in materialismo dialettico e storico è del partito e dell’internazionale operaia. Perciò la sua costruzione è fatta, anche, dalla lotta intransigente contro l’ideologia francofortese perchè come dimostreremo non è altro che “un’apologia indiretta” del capitalismo:<<Mentre l’apologetica diretta si preoccupa di nascondere, di contestare in modo sofistico, di far sparire le contraddizioni del sistema capitalistico, l’apologetica indiretta prende le mosse proprio da queste contraddizioni, ne riconosce l’effettiva esistenza e l’impossibilità di negarle come dato di fatto, ma ne da un’interpretazione che – nonostante tutto questo – torna a vantaggio della conservazione del capitalismo. Mentre l’apologetica diretta s’ingegna di presentare il capitalismo come il migliore degli ordinamenti come la vetta suprema e definitiva dell’evoluzione dell’umanità, l’apologetica indiretta mette in rilievo senza riguardo i lati cattivi e gli orrori del capitalismo ma afferma afferma che essi non sono proprietà specifiche del capitalismo, ma della vita umana, dell’esistenza in generale>>, La distruzione della ragione,vol.Ipag.206(3).

2)La speculazione arbitraria mistificatrice

<< I principi della scienza moderna furono strutturati a priori in modo tale da poter servire come strumenti concettuali per un universo di controllo produttivo, mosso dal proprio stesso impulso….La dinamica ininterrotta del progresso tecnico è stato riformulato nel Logos della servitù senza fine…. Razionalità pretecnologica e tecnologica….sono collegate fra loro da quegli elementi del pensiero che adattano le regole del pensiero alle regole del controllo e del dominio. I modi di dominio pretecnologici sono essenzialmente differenti dai modi di dominio tecnologici — differenti come la schiavitù dal lavoro salariato, il paganesimo dalla cristianità, la città stato dalla nazione, la strage della popolazione di una città conquistata dai campi di concen¬ tramento nazisti. Tuttavia, la storia è ancor sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio>> (H. Marcuse “L’uomo ad una dimensione”, cap.VI e cap. V). Se per “principi della scienza moderna” Marcuse intende: a)che ogni fenomeno va spiegato con con le forze della natura stessa senza ricorrere ad alcuna attività trascendente; b)che ogni modello esplicativo – confermato dall’osservazione e dall’esperimento – è sempre un’approssimazione destinata ad essere arricchita, “ciò che non sappiamo oggi lo sapremo domani” (Aleksandr Ivanovič Oparin);c)che la scienza e la tecnica interagiscono dialetticamente e ciò che viene chiamato “scienza pura” è un fantasma metafisico;d)che la scienza e la tecnica sono limitate dai rapporti capitalistici di produzione e che va fatto quanto fecero gli “artigiani superiori” e gli scienziati dalla fine del XIV secolo al XVII per liquidare l’ideologia aristotelico-platonica che dominava le indagini sulla natura nei secoli precedenti. Il braccio ideologico dell’aristocrazia feudale, la casta dei sacerdoti cattolici romani, riprese la filosofia platonica e aristotelica che giustificava il modo di produzione schiavistico. Da questa base materiale nasce la distinzione netta aristotelica tra la scienza pura (la speculazione fine a se stessa); e la poietica, la produzione di oggetti. In un mondo dominato dal modo di produzione schiavistico la classe dominante non ha alcun interesse alla costruzione di macchine che utilizzino i fenomeni naturali e allevino dalla fatica. La filosofia platonica e aristotelica non era di nessuna utilità per ciò che cercavano gli “artigiani superiori” e che potevano essere trovate se i corpi e i loro movimenti fossero stati indagati nella loro dimensione quantitativa e le loro relazioni e proprietà fossero formulati con la matematica e la geometria e che queste ultime non fossero convenzioni ma riflettevano l’oggettività: <<Egli [l’universo] è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli ce5rchi ed altre figure, senza i quali mezzi e impossibile a intenderne umanamente parola è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto >> (Galileo, Il Saggiatore, pag. 121, Biblioteca Treccani-Sole24ore ). La lotta contro l’egemonia del platonismo e l’aristotelismo non è altro che la lotta di classe nella filosofia e nella scienza della borghesia e piccola borghesia antifeudale contro l’aristocrazia del sangue ed il suo braccio ideologico, la chiesa cattolica romana;se i principi della scienza moderna sono questi e lo sono, allora la loro “strutturazione a priori” é il fantasma di un intellettuale che presuntuosamente e inutilmente ha cercato di confutare il materialismo storico. Quei principi sono, invece, il patrimonio tecnico scientifico le cui basi sono state poste con la liquidazione del feudalesimo realizzate nelle rivoluzioni antifeudali e antiassolutista: la rivoluzione nei Paesi Bassi, la rivoluzione inglese, la rivoluzione americana e infine la rivoluzione francese che portò allo zenith la democrazia politica. Sono il risultato di una lotta che ha rovesciato la dittatura della più odiosa di tutte le aristocrazie, quella del sangue.Marcuse, Horkheimer e Adorno sono vittime di un abbaglio e di una disillusione, dovute al loro idealismo e antimaterialismo ben radicati. Quando affermano che la ragione illuminista dal suo obiettivo iniziale l’assoggettamento della natura, è divenuta una modalità impersonale di dominazione dell’uomo, nascondono che ogni classe dominante ha una fase di ascesa e una di declino irreversibile. Le due guerre mondiali, il nazismo ed il genocidio del popolo ebraico sono le manifestazioni dell’agonia del modo di produzione del capitale non il compimento della “dialettica dell’illuminismo”, ma la sua esatta negazione. I francofortesi viaggiavano nella pura speculazione e il loro pensiero non era toccato dalla lotta reale i Germania tra rivoluzione e controrivoluzione. Non hanno mai difeso Trotsky e denunciato la burocrazia usurpatrice. Criticavano le versioni “rozze” del marxismo e non vedevano il marxismo vivente di Trotsky. Conoscevano il suo pensiero, la sua difesa del materialismo storico e dialettico e la sua caratterizzazione della scienza e della tecnica quali funzioni della società. Proprio quello che i francofortesi volevano colpire!L’idealismo non consente loro di cogliere la necessità dell’epoca dell’imperialismo con il suo carico pesante di oscurantismo. Rimpiangono l’era liberale del capitalismo, quando l’intellettuale non era immesso nell’industria culturale ed era convinto di essere al di sopra della materialità dell’esistenza.Quando in una famosa intervista del 1978 Habermas chiese a Marcuse se avesse partecipato attivamente al movimento dei consigli rispose: <<Sono stato coinvolto per un breve periodo, sono stato membro del consiglio dei soldati nel quartiere Reínickendorf di Berlino nel 1918; Mi sono ritirato molto rapidamente da questo consiglio di soldati quando sono stati eletti ex ufficiali >>. Non aveva la stoffa del combattente il giovane Marcuse, tanto è che invece di combattere contro gli ex ufficiali eletti, abbandona “rapidamente” il consiglio dei soldati e sino al 1919 rimarrà nel partito socialdemocratico tedesco. La sconfitta della rivoluzione tedesca lasciò un segno: <<ciò che è stato decisivo è il fallimento della rivoluzione tedesca., di cui io e i miei amici Ciò che è stato decisivo è stato il fallimento della rivoluzione tedesca, a cui io e i miei amici abbiamo adeguatamente assistito già nel 1921 e anche prima, con l’assassinio di Karl e di Rosa. Sembrava allora che non ci fosse in cui qualcuno potesse identificarsi. Poi arrivò Heidegger, nell’anno 1927, apparve Essere e Tempo>>(4). Altri intellettuali, come per esempio i dadaisti berlinesi, che non erano nati marxisti e che prima del 1914 avevano letto Nietzsche, s’iscrissero al partito comunista tedesco e vi militarono. Al contrario di Marcuse e dei suoi amici che “avevano adeguatamente assistito” alla rivoluzione, questi la fecero tanto è che il pittore George Grosz fu dichiarato “nemico dello stato”. Marcuse desolato andò a parare in Heidegger, il filosofo reazionario della disperazione e del nazismo, che già dagli anni venti si dava da fare per introdurre l’ideologia völkisch nella filosofia accademica, per poi proseuire il lavoro col nazismo negli anni trenta fino al 1945. Marcuse pensava che Heidegger poteva dare un contributo al marxismo e viceversa. Ma non è possibile nessun rapporto di reciprocità tra il materialismo storico e il pensiero dello sciamano nazista. Marcuse dal 1933-34 prese le distanze da Heidegger, ma definiva “genuina” la filosofia di questo. Ed è proprio quanto scriverà Heidegger sulla tecnica nel secondo dopoguerra influenzando il filosofo della “contestazione”. L’heideggerismo, per Marcuse, era un antidoto all’oggettivismo del marxismo, al suo metodo deduttivo-induttivo che consente alla Critica dell’Economia Politica di dedurre dalla teoria del valore-lavoro il crollo del capitalismo per effetto della legge della caduta tendenziale del saggio del profitto. Ma se dal marxismo leviamo il suo oggettivismo scientifico, allora non ci sarà più socialismo scientifico. Nell’ Uomo ad una dimensione non c’è piu’ traccia della lettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, letti nei primi anni venti, nei quali il lavoro non è solamente una categoria economico-politica, ma l’essenza stessa dell’uomo. Da qui poteva prendere le mosse per costruire un’ontologia dell’uomo, ma per arrivarci doveva studiarsi il lavoro di Engels “La parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia”, ma Marcuse non poteva farlo perchè ciò avrebbe significato accettare quell”oggettivismo scientista” da cui voleva liberare il marxismo. La lettura marcusiana dei Manoscritti economico-filosofici del 44 non ha potuto svilupparsi in direzione materialista perchè il lavoro veniva ricondotto ad una vaga “attività vitale umana”. Ciò significa che Marcuse rimaneva prigioniero della filosofia reazionaria del “mondo vitale” cioè il vissuto, le dinamiche esperienziali-emozionali dell’individuo che si contrappone al “mondo quantificato della scienza moderna”, che priva il mondo di senso. Il “mondo della vita” è l’evento, secondo i suoi sostenitori, dell’esperienza originaria “pre-scientifica”. Come altre filosofie reazionarie si presentava come superamento delle due scuole fondamentali, il materialismo e l’idealismo e vantava un rapporto con la biologia ( questo rapporto, osservava Lukacs, era “molto tenue” e aveva “un carattere metafisico piuttosto che reale”). Per questa filosofia il “mondo della vita”, l’autentico Essere, è conosciuto con l’intuizione (5), contrapposta alla conoscenza matematico sperimentale considerata una morta astrazione. Questo richiamo all’indistinto, al primordiale, contrapposti all’intelletto e alla scienza, faceva venir meno la fiducia nella ragione e dette un impulso straordinario all’irrazionalismo, al mito e al misticismo, unificati politicamente prima dal fascismo e poi dal nazismo. <<Si aggiunge il fatto – osserva Lukacs – che la posizione centrale che l’ “esperienza vissuta” ha nella filosofia della vita, suscita necessariamente uno spirito aristocratico. Una filosofia dell’esperienza vissuta può essere fondata sull’intuizione; e tale facoltà si pretende sia posseduta soltanto dagli eletti, dai membri di una nuova aristocrazia”,La Distruzione della ragione, vol. II, pag.416 (6). Il filosofo della “contestazione” affida la “liberazione” all’arte, solo l’arte è rivoluzionaria. Storicamente, e non nel mondo inesistente della metafisica, l’arte rivoluzionaria si manifesta in tempi rivoluzionari e fu rivoluzionaria, “autonoma”perché si riconobbe, di volta in volta, nella lotta all’ultima sangue della classe sociale rivoluzionaria contro la classe che ostacolava lo sviluppo delle forze produttive. Facciamo qualche esempio di arte e di artisti, il caso Jacques-Louis David, artista rivoluzionario della borghesia : << David e i suoi amici erano avversari dell’«ancien regime». Anche il loro dissenso era, naturalmente, disperato nel senso che tra l’antico regime e loro era assolutamente impossibile una conciliazione. Anzi il dissenso di David e dei suoi amici nei confronti dell’antico regime era incomparabilmente più profondo del dissenso tra i romantici e la società borghese: David e i suoi amici aspiravano all’eliminazione dell’antico regime, mentre Théophile Gautier e coloro che la pensavano come lui non avevano nulla — come ho già detto più di una volta — contro i rapporti sociali borghesi, e volevano soltanto che la macchina borghese la smettesse di dare origine alla volgare moralità borghese. Ma, ribellandosi all’antico regime, David e i suoi amici sapevano bene che dietro di loro avrebbe marciato, in fitta schiera, quel terzo stato che, secondo il noto detto dell’abate Sieyès, ben presto sarebbe diventato tutto. Quindi il sentimento di dissenso nei confronti dell’ordine di cose esistente si fondeva in essi con l’interesse per la nuova società che si veniva formando nelle viscere della vecchia e si preparava a sostituirla. >> (Arte e vita sociale di Georgij Valentinovič Plechanov). Un esempio di artista del proletariato George Grosz, che alla fine del 1918 ricevette insieme ad alcuni dadaist berlinesi la tessera del Partito Comunista tedesco da Rosa Luxemburg: <<Dipingo in maniera utile: colui per il quale la causa rivoluzionaria dei lavoratori non è solo una frase o “una bella idea purtroppo irrealizzabile” non può essere contento di lavorare tranquillamente ponendosi semplicemente dei problemi di forma senza alcuno scopo. Egli s’impegnerà a dare espressione alle idee di lotta dei lavoratori e misureràla sua arte secondo la sua utilità e funzionalità sociale e non secondo incontrollabili principi artistici individuali o secondo il successo di pubblico…..L’artista, anche se non vuole e non sa , vive dunque in stabile correlazione con il pubblico e la società e non può sottrarsi alle sue leggi di sviluppo quando esse come oggi, sono nel segno della lotta di classe” Grosz, “L’arte è in pericolo” in “Carne e ferro- la pittura tedesca intorno al 1925”, pag.235). Per i pittori rivoluzionari degli anni venti l’arte era rivoluzionaria solo se diventava uno strumento dell’emancipazione della classe operaia. La dipendenza di Marcuse da Heidegger, sempre considerata un punto di riferimento, emerge con nettezza in “L’uomo ad una dimensione”: che la nostra “Epoca Tecnologica” sia il “Logos della servitù senza fine”prima di Marcuse lo ha detto il suo maestro, lo sciamano di Friburgo: << l’essenza della tecnica viene a giorno con estrema lentezza. Questo giorno è la notte del mondo, mistificato in giorno tecnico. Si tratta del giorno pù corto di tutti…..Ogni salvezza è tolta. Il mondo allora diventa più empio. E così, non solo resta nascosto il Sacro come traccia della divinità, ma la stessa traccia del Sacro, la salvezza, sembra dissolta! >> Heidegger, “Perchè poeti?” Conferenza 1946. Niente di nuovo: la “perdita del sacro” è un luogo comune di tutta la letteratura controrivoluzionaria in reazione alla rivoluzione francese. Lo sciamano del nazismo si domandava: da dove viene il pericolo per l’uomo? <<Ciò che minaccia l’uomo nella sua essenza è l’ingannevole convinzione che, attraverso la produzione, la trasformazione, l’accumulazione e il governo delle energie naturali, l’uomo possa rendere agevole a tutti e in genere felice la situazione umana>>. Siamo nel primo anno del dopoguerra è quelle parole sono scritte da colui che nel seminario su “Hegel e lo stato” inverno 1934.35 disse. << Fra sessant’anni il nostro stato non sarà certamente più guidato dal Führer , quindi ciò che allora diventerà dipenderà da noi >>(in “Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia, di E. Faye, pag. 229). La vittoria della rivoluzione russa, sbattè in faccia al piccolo borghese intellettuale tedesco la capacità del regime operaio d’impadronirsi della scienza e della tecnica. Heidegger fu consapevole che la rivoluzione operaia avrebbe avviato coscientemente l’opera per il superamento della divisione del lavoro in manuale ed intellettuale e ciò avrebbe messo fine allo status di “intellettuale” e ciò terrorizzò il piccolo borghese. Heidegger non odiava la tecnica ma il proletariato che s’impadronì della scienza e della tecnica nell’ex impero zarista. Dopo la sconfitta del nazismo non poteva più parlare e scrivere come quando faceva lo sciamano dell’hitlerismo. La sua opera mistificatrice, dopo la sconfitta del nazifascismo, prosegue cercando di occultare la natura criminale della gestione capitalistica della tecnica e dei risultati della scienza. Quando Heidegger scrive che la “tecnica sviluppa in seno alle scienze un genere di sapere che è del tutto inidoneo alla comprensione dell’essenza della tecnica>> non sa quello che che scrive. L’interazione dialettica fra ricerca teorica, riflessioni sulle tecnica e ‘attività pratica per il suo perfezionamento sono il marchio della scienza galileiana. Lo sviluppo del capitale mercantile nel XV E XVI richiedeva <<una aumento aumento della velocità e della capacità di tonnellaggio delle navi….Per aumentare la capacità di tonnellaggio delle navi, è necessario conoscere le leggi fondamentali che governano il galleggiamento dei corpi nei liquidi, perchè per stimare la capacità di tonnellaggio è necessario conoscere il metodo di calcolo dello spostamento d’acqua causato dalla nave. Questi sono problemi di idrostatica. Per migliorare le qualità di galleggiamento è necessario conoscere le leggi che governano il moto dei corpi nei liquidi – questo è un caso particolare delle leggi che governano il moto dei corpi in un mezzo resistente – uno dei problemi fondamentali dell’idrodinamica>> (Boris Hessen, Le radici sociali ed economiche della meccanica di Newton, di cui parleremo nel prossimo paragrafo) Il mondo dominato dalla Tecnica senza alcuna contraddizione interna che lo faccia saltare in aria è quanto Marcuse riprende da l’Heidegger dopo la sconfitta del nazifascismo. La società dell‘uomo a una dimensione non esiste, perché ciò che esiste è contraddittorio nel macrocosmo come nel microcosmo. I francofortesi che hanno voluto rivalutare l’importanza che Hegel dava all’idea di totalità hanno omesso che per Hegel la totalità muove sé stessa col movimento delle sue contraddizioni interne. La negazione delle contraddizioni interne porta dritto,dritto Marcuse ad attribuire tutti mali alla natura umana, caratterizzata dalla volontà di dominio. Nonostante le differenti forme di sfruttamento <<la storia è ancor sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio>>. La natura apologetica della “teoria critica”è data dalla sua credenza nell’inesistenza di forze sociali oggettive in grado di rovesciare il capitalismo. Poiché <<là dove cessa la speculazione, nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini>>(7), Marcuse dalla speculazione mistificatrice non si è mai spostato!

3)“Fu il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse allora vissuto: un periodo che aveva bisogno di giganti e che produceva giganti…Gli uomini che fondarono il moderno dominio della borghesia erano tutto, fuorchè limitati in senso borghese” Engels(8) Marx ed Engels, meglio di altri intellettuali borghesi, hanno difeso il ruolo rivoluzionario della borghesia. La ragione è la seguente, gli intellettuali borghesi una volta che la borghesia prese il potere e lo consolidò fecero di tutto per far dimenticare il suo passato rivoluzionario, compreso quello di aver posto le condizioni per la nascita della scienza moderna, cioè la scienza. Com’erano gli intellettuali e gli scienziati della borghsia rivoluzionaria? <<Gli eroi di quell’epoca non erano ancora sotto la schiavitù della divisione del lavoro, che ha reso così limitati ed unilaterali tanti dei loro successori. Ma la loro caratteristica vera e propria sta nel fatto che vivevano e operavano, quasi tutti, in mezzo agli avvenimenti del tempo, alle lotte pratiche: prendevano posizione e combattevano anch’essi, chi con la parola e con gli scritti, chi con la spada, parecchi con ambedue. Gli eruditi di biblioteca sono delle eccezioni; o gente di secondo e di terzo rango, o filistei prudenti che non volevano scottarsi le dita nel fuoco. Anche la ricerca scientifica si muoveva allora in mezzo alla rivoluzione generale ed era essa stessa radicalmente rivoluzionaria: doveva lottare per conquistarsi il diritto di esistenza. Essa diede i suoi martiri, che furono a fianco dei grandi italiani fondatori della filosofia moderna, sul rogo e nelle carceri dell’inquisizione>>( in Introduzione, La dialettica della Natura, pg.38-39).La svolta galileiana nel porre le basi della dinamica e la formulazione del moto uniformemente accelerato e la successiva teoria unificata del moto di Isaac Newton, la legge della gravitazione universale, sono il risultato della ricerca, delle riflessioni tecnico-scientifiche, di quelli che venivano chiamati “artigiani superiori” e delle domande che essi ponevano ai teorici. Tutto ciò è parte integrante di quel processo rivoluzionario di abbattimento del feudalesimo che iniziò con la Riforma protestante. Non c’è dubbio che l’invenzione di Gutenberg ha accelerato lo sviluppo delle forze produttive che si scontravano con i rapporti feudali: <<Nelle opere degli artisti e degli sperimentatori, nei trattati degli ingegneri, dei tecnici, dei costruttori di strumenti si era fatta strada una nuova considerazione del lavoro, della funzione del sapere tecnico, del significatoche hanno per la società e per la scienza, i processi ‘artificiali’ di alterazione e trasformazione della natura>> (Paolo Rossi, La rivoluzione scientifica, pag.33). L’elogio del lavoro manuale coincideva con il rifiuto delle filosofia dominante nelle università. l’aristotelismo e il platonismo.Bernard Palissy (1510.1589) vetraio, ceramista e protestante francese, nel 1562 in seguito ad un decreto reale anti-ugonotto gli requisirono le sue proprietà, unì la critica alla filosofia dominante alla difesa della tecnica alla critica del parassitismo della nobiltà: << mediante la pratica io provo esser false in più punti le teorie di molti filosofi>>, chiunque visiterà il suo laboratorio vedrà <<cose mirabili (messe a prova e testimonianza dei miei scritti) collocate in ordine e con scritture al di affichè ciascuno possa istruirsi da solo… molti mangiano le loro rendite in bravate e spese superflue al seguito della corte, in acconciature fastose. A costoro sarebbe più utile mangiar cipolle con i loro contadini…lavorando la terra, edificando, scavando fossati..>>. Paolo Rossi vi individua due idee che saranno sviluppate dall’araldo della rivoluzione scientifica, Francis Bacon: sostituire al culto dei libri il culto della natura, la “collezione” è uno strumento di classificazione scientifica. La presa di posizione politica contro il parassitismo aristocratico troverà il suo pieno compimento nell’incendio iniziato il 14 luglio del 1789. Bernard Palissy morì prigioniero nella Bastiglia il 1589. Robert Norman, marinaio che si definiva “matematico non istruito” dette alle stampe un opuscolo sul magnetismo e sull’inclinazione dell’ago magnetico critica la filosofia e la scienza dominanti puramente contemplative e inutili.<< in verità io penso che gli uomini istruiti nelle scienze, stando nel loro studio e in mezzo ai loro libri, possono immaginare grandi cose e dar luogo a concetti raffinatissinmi…Essi desiderano che tutti i meccanici siano tali da esser costretti, per mancanza di ogni capacità di espressione, a consegnar loro le loro conoscenze e i loro concetti: essi potranno farli fiorire ed applicarli ai loro scopi. Ma in questo paese esistono molti meccanici i quali…conoscono alla perfezione l’uso delle loro art e sono in grado di applicarli ai loro scopi e più facilmente di coloro che vorrebbero condannarli >> (Paolo Rossi, I filosofi e le macchine, pg.26 e 28). Uno dei protagonisti della rivoluzione scientifica, l’anatomista fiammingo Andrea Vesalio (Andreas van Wesel 1514-1564) individuava nel disprezzo aristocratico del lavoro manuale la progressiva separazione della pratica dalla teoria con conseguenze estremamente negative nel campo della medicina. I medici medievali, imitando i medici romani, non erano altro che sovrintendenti del lavoro pratico lasciato a quelli che ciamavano “chirurghi” (dal greco cheirurghia, azione manuale) <<i dottori persero non soltanto la vera conoscenza delle viscere, ma ben presto finì la pratica anatomica, senza dubbio per il fatto che i dottori non si arrischiavano ad operare, mentre quelli a cui era affidato questo incarico erano troppo ignoranti per leggere gli scritti dei loro maestri di anatomisti. Ma era assolutamente impossibile che questa categoria di persone conservasse per noi un’arte difficile che essi avevano imparato solo meccanicamente…..questa deplorevole divisione dell’arte medica ha introdotto nelle nostre scuole il detestabile sistema, ora in voga, per cui uno esegue il sezionamento del corpo umano, e l’altro ne descrive le parti. Quest’ultimo è appollaiato su di un alto pulpito come una cornacchia e, con fare molto disdegnoso, ripete fino alla monotonia notizie su fatti che egli non ha osservato direttamente, ma che ha appreso a memoria dai libri….Il sezionatore, ignorando l’arte del parlare, non è capace di spiegare il sezionamento agli allievi…..Così ogni cosa viene insegnata male, i giorni vengono sciupati in questioni assurde, e si insegna confusamente agli allievi meno di quanto un macellaio, dal suo bancone, potrebbe insegnare ad un dottore>>, in tal modo allontanarono<<purtroppo da sé la più importante e più antica branca dell’arte medica, quella che (ammesso che veramente ve ne possa essere un’altra)si basa soprattutto sull’investigazione della natura>> (citato in “Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’antica Grecia, di Benjamin Farrington, pag. 44).

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Nella medicina la svolta ci fu quando furono adottati modelli meccanici che furono coronati dal successo grazie alla nuova teoria di William Harvey(1578-1657) sulla circolazione del sangue che mandò in soffitta la teoria di Galeno (129 dC-201 d C). Nonostante fosse un aristotelico Harwey adottò un modello idraulico-meccanico: il cuore è rappresentato come una pompa, le vene e le arterie come tubi in cui scorre il sangue, rappresentato come un liquido sottoposto a pressione e le valvole delle vene come valvole meccaniche: << il sangue circola continuamente e ininterrotamente nel corpo; la funzione fondamentale del cuore è la sistole, cioè il suo contrarsi e indurirsi quando il sangue viene spinto fuori dal cuore che è una pompa premente); le arterie non battono in virtù di un dilatarsi delle loro pareti, ma a causa della pressione del liquido in esse spinto dal cuore,; le valvole delle vene servono a impedire che il sangue venoso rifluisca dal centro alle estremità; il sangue ricco e caldo che proviene dal cuore si esaurisce e si raffredda nella periferia del corpo; passando dalle ultime ramificazioni delle arterie agli ultimi capi delle vene esso ritorna perennemente al cuore come fonte di vita>>(Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa, pag. 245-246). Con l’utilizzo del modello meccanico furono bandite tutte quelle forze occulte inverificabili. Il valore del meccanicismo consiste proprio nell’esclusione di tutto ciò che aveva a che fare con le varie filosofie dell’anima del mondo. Arriviamo così al ruolo centrale che nella nascita della meccanica ha avuto la riflessione degli artigiani superiori e degli scienziati sulle macchine, questo è il cuore della storia materialistica della scienza che hanno ricostruito Boris Hessen (1893-1936) Henryk Grossman (1881- 1950) e Paolo Rossi (1923-2012).

Texts by Boris Hessen and Henryk Grossmann - Free

<<Artiglieria , orologio, acque e macchine per il sollrvamento rappresentano le aree più importanti della meccanica pratica mediante le quali è stato possibile sviluppare i concetti e le leggi della meccanica teorica. La meccanica è stata creata lentamente dalla lotta della ragione umana con il materiale empirico. Per quasi due secoli – dalla seconda metà del Quattrocento all’inizio del Seicento – tutti coloro che presero parte a questa lotta (Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci, Nicola Tartaglia, Girolamo Cardano – per citare solo i più importanti studiosi) trassero la i loro concetti e teoremi….dall’analisi, dall’osservazione delle macchine e dalle loro prestazioni>> (The social and economics roots of the scientific revolution Texts by Boris Hessen and Henryk Grossmann pag. 141). Cosa fa lo scienziato che ha rotto con la fisica aristotelica che non dà risposte efficaci ai problemi che pongono gli “artigiani superiori”? Costruisce un modello teorico che non prende in considerazione le percezioni in quanto soggettive ma le proprietà oggettive, innanzitutto il movimento. Ciò si ottiene attraverso un processo di astrazione il cui risultato è uno spazio infinito a tre dimensioni, esteso secondo il linguaggio dei meccanicisti, solcato da atomi e aggregazioni di atomi senza alcuna direzione predeterminata. Le proprietà dei corpi possono essere formulate con la matematica e la geometria perchè sono quantitative. Newton identifica la massa nella quantità di materia la cui misura è ricavata dal prodotto della sua densità per il volume, cioè la quantità di atomi per unità di volume. La meccanica galileiano- newtoniana dava risposte efficaci sul piano pratico agli artigiani superiori, perché spiegava i fenomeni, inquadrandoli nell’universo atomistico infinito di Democrito, la grande conquista teorica della filosofia materialista greca. La filosofia metafisica di Platone e di Aristotele è un tentativo fallito di confutare l’atomismo di Democrito. Il platonismo e l’aristotelismo furono le filosofie dell’aristocrazia schiavista e, dopo, di quella feudale perchè fondavano la gerarchia economica-sociale-politica sull’ordine naturale e metafisico di un cosmo finito con al centro la terra circondata da sfere di etere in cui erano incastonati i corpi celesti visibili. Tutto si ripeteva ciclicamente. Un mondo dove il potere dell’aristocrazia e la schiavitù erano eterni. Lo spazio infinito di Democrito dove l’alto e il basso sono relativi e i fenomeni non sono altro che aggregazioni e disaggregazioni di atomi in movimento infinito, privava la pretesa dell’aristocrazia schiavista di fondare sull’ordine naturale e metafisico del loro potere. Un nemico giurato del comunismo, del materialismo e della dialettica, Karl Popper, ha dovuto ammettere che il materialismo greco “ha rappresentato una fonte d’ispirazione per la scienza”, l’atomismo “di Leucippo, Democrito, Epicuro e Lucrezio” è “sfociato nella teoria moderna dell’atomo e nella meccanica quantistica” (9). Quanto scrisse Cartesio sulla sua personale rottura con la filosofia e la concezione dominante della scienza può essere esteso a tutti gli scienziati antiplatonici e antiaristotelici: <<Ma non appena venni in possesso di alcune nozioni generali di fisica e, cominciando a verificarle relativamente a certe difficoltà particolari, notai fin dove esse potevano giungere e quanto differivano dai princìpi fino ad oggi accolti, giudicai che non avrei potuto tenerle nascoste senza peccare gravemente contro quella legge che ci obbliga a procurare, per quanto sta in noi, il bene generale di tutti gli uomini. Quelle nozioni infatti mi hanno fatto vedere che è possibile pervenire a conoscenze utilissime alla vita, che al posto di quella filosofia speculativa che si insegna nelle scuole, se ne può trovare un’altra pratica grazie alla quale, venendo a conoscere la forza e le azioni del fuoco, dell’acqua, dell’aria, degli astri, dei cieli e di tutti gli altri corpi che ci circondano, altrettanto distintamente di come conosciamo le diverse tecniche impiegate dai nostri artigiani, possiamo egualmente applicarle a tutti gli usi che sono loro propri, diventando così quasi dominatori e padroni della natura. Conoscenza questa desiderabile non soltanto per inventare un’infinità di strumenti in grado di farci godere, senza fatica, dei frutti della terra e di tutti i loro vantaggi, ma anche e soprattutto per conservare la salute che è senza dubbio il bene principale e il fondamento stesso di tutti gli altri beni di questa vita>> (Cartesio, Discorso sul metodo, Parte VI).Determinante nell’elaborazione della meccanica galileiana e newtoniana furono gli studi della traiettoria dei proiettili e delle relative armi da fuoco, dotati una letteratura che risaliva a a Leonardo da Vinci,, Vannuccio Biringuccio, Nicola Tartaglia e Girolamo Cardano. Il trattato più antico sull’artiglieria il “Livre des faits d’armes” fu scritto intorno al 1410 da una donna, Christine de Pizan. Le armi da fuoco spezzarono il monopolio militare della feudalità e contribuirono in modo determinante alla dissoluzione rivoluzionaria del feudalesimo e dell’assolutismo. Le armi da fuoco democratizzarono l’arte militare, bastava avere una buona mira ed essere ben saldo nelle braccia e nelle gambe, qualità diffuse fra i contadini che per esempio costituirono la forza invincibile dell’Armée révolutionnaire! A Gand il 18 ottobre del 1577, durante la prima rivoluzione borghese vittoriosa che si concluse con l’instaurazione della Repubblica delle Province Unite, l’insurrezione della piccola borghesia artigianale e degli operai istituì un governo repubblicano provvisorio, il Comitato dei Diciotto e a capo della milizia urbana furono posti degli artigiani, dei lavoratori manuali, per la prima volta veniva spezzato il monopolio delle armi della nobiltà di sangue: il fabbro Mieghem, il rilegatore Gerard Netezone, i cappellai Jean Bliecq e Noel Hauwel, il pellicciaio Cornil Vleeghe, il sarto Gerard van der Meeren(10)..Se l’artiglieria fu strumento di dissoluzione militare e politica del feudalesimo, le ricerche empiriche e le sperimentazioni per perfezionarne l’uso mostrarono che la teoria aristotelica del moto era totalmente inadatta a quel fine e andava abbandonata (Henryk Grossmann). Aristotele distingue tra moti naturali e violenti. I primi sono quelli dall’alto in basso e viceversa propri della sfera sublunare, dove si trova la terra e i movimenti circolari che sono quelli delle sfere di etere, dalla luna fino al cielo delle “stelle fisse”, dove sono incastonati i corpi celesti. I moti violenti avvengono quando un corpo viene sottratto al suo stato di quiete. Un sasso che viene lanciato si muove perché l’aria si chiude dietro l’oggetto in movimento imprimendogli una forza. Per Aristotele l’aria era uno dei quattro elementi che formavano la materia ed era il mezzo che accompagnava l’oggetto in movimento. Il filoso greco sosteneva che il motore accompagna l’oggetto in movimento, l’aria era il motore del corpo in movimento. Questa teoria entrava in contraddizione con l’effetto osservato e registrato che l’aria invece ostacolava il moto del corpo in movimento. Al modello aristotelico fu sostituito quello dell’atomismo di Democrito, lo spazio infinito lungo le sue tre dimensioni è vuoto e corpi che vi si muovono si comportano secondo le condizioni che li determinano. Per migliorare il tiro è necessario per esempio misurare la resistenza dell’aria, ma per ottenerla è necessario conoscere il moto del corpo nel vuoto. Nel mondo di Democrito il movimento è una proprietà strutturale degli atomi e delle loro aggregazioni. Non esiste la quiete assoluta, l’unico assoluto è il movimento che per esistere non ha bisogno di nessuna causa esterna (ateismo). Questa dottrina materialista dell’essere è il fondamento della nuova teoria del moto ( i gesuiti mandarono in galera Galileo non solo per la concezione oggettivista del modello copernicano, ma anche per la sua adesione alla filosofia materialista di Democrito come risulta dai documenti dell’Inquisizione pubblicati in appendice al libro del prof. Pietro Redondi, Galileo eretico, Einaudi, pag. 427-4529).Con questa “nuova” teoria della fisica si poterono affrontare i problemi tecnici dell’artiglieria:<<Balistica esterna: 1) la traiettoria di una palla attraverso il vuoto; 2)la traiettoria di una palla attraverso l’aria; 3) la dipendenza della resistenza dell’aria dal moto della palla; 4) la deviazione di una palla dalla sua traiettoria.>>. I problemi dell’artiglieria di questa fase sono tutti di natura meccanica:<<-il problema della traiettoria di una palla attraverso il vuoto consiste nel risolvere quello della caduta libera di un corpo sotto l’influenza della gravità e nel comporre il suo moto progressivo con la sua caduta libera….-Il moto di una palla attraverso l’aria fa parte del problema del moto dei corpi attraverso un mezzo resistente e della dipendenza di questa resistenza dalla velocità del moto.-La deviazione della palla dalla traiettoria calcolata può aver luogo in conseguenza di un cambiamento della velocità iniziale della palla, di una variazione della densità dell’aria. O per l’influenza della rotazione della terra>>. I primi due principi della dinamica scientifica a cui Galileo ha dato inizio sono una generalizzazione dei risultati ottenuti nel lavoro tecnico-teorico per la soluzione di quei problemi tecnici:1)il primo è il principio d’inerzia, anche se Galileo non ne ha dato nessuna enunciazione generale ma l’afferma tutte le volte che parla di costanza della velocità iniziale di un qualsiasi corpo in movimento. Molto si è dibattuto se Galileo non dando un enunciato generale dell’inerzia ne avesse piena coscienza e consapevolezza. Un punto fermo sulla questione lo ha messo il grande matematico e storico della scienza Federigo Enriques nel 1934:<<Comunque sia, non è dubbio che in diversi pensatori e in diverse forme, si affacci, molto prima di Galileo, una certa veduta del principio d’inerzia, quale può ritrovarsi, per esempio, in Leonardo da Vinci e in Copernico. Ordunque in qual modo si dovrà risolvere la questione di priorità per rispetto di a tale scoperta? Il principio d’inerzia non è un fatto che si scopra un bel giorno ad un osservatore più attento. Ma esso è: in primo luogo, come si è detto, intuizione soggiacente al sistema cinetico degli atomisti (il moto è stato naturale per gli atomi, elementi del sistema), ed in secondo luogo qualcosa di più, che riceve il suo vero significato dal posto che prende nel sistema della dinamica moderna. Nel primo senso l’idea dell’inerzia si affaccia, come abbiamo notato, dovunque si spieghi un’influenza diretta o indiretta dell’atomismo, ma poiché nel mondo medioevale le tradizioni dell’antichità sono ricevute senza un criterio razionale di scelta, secondo il peso dell’autorità, riesce difficile dire fino a che punto, essa venga compresa, soprattutto perché mancava, in generale, il coraggio di riprendere in pieno la dottrina di Democrito, legata, neo ricordo al materialismo epicureo. Nel secondo senso il principio d’inerzia assume tutto il suo valore, per chi assorga al concetto della forza siccome causa, non già di moto o di velocità, bensì di variazione o accelerazione, e comprenda insieme il postulato della relatività del moto. Sotto questo aspetto il detto principio è un’esigenza del sistema copernicano e scaturisce appunto dalla retta comprensione di questo sistema. Copernico stesso e poi Keplero hanno una qualche intuizione della cosa, richiamando la veduta pitagorica dell’inerzia già segnalata (anima motrice dei corpi celesti, per cui questi ricevono una disposizione naturale al moto rettilineo). Tartaglia comincia a capire la composizione dei moti, riconoscendo la continuità della traiettoria di un grave lanciato. Ma la comprensione piena del sistema copernicano corona soltanto lo sforzo di Galileo. Proprio nella polemica contro gli avversari, Galileo scopre che le apparenze dipendono soltanto dal moto relativo ed arriva alla spiegazione profonda di questo paradosso, che è appunto il naturale continuarsi del moto, se non intervengono cause perturbatrici. L’enunciato dell’inerzia non viene dato da Galileo in forma generale astratta, come doveva fare per la prima volta lo spirito sistematico di Descartes, ma in forma concreta, dicendo che una palla di cannone non soggetta alla gravità continuerebbe in perpetuo il suo moto rettilineo uniforme>>(11);2)del secondo principio della dinamica galileo ci ha lasciato l’enunciazione :<<Moto equabilmente, ossia unifoterza giornatarmemente accelerato, dico quello che che, a partire dalla quiete, in tempi eguali acquista>> (Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, terza giornata, in Discorsi, Bollati Boringhieri, a cura di A. Carugo e L. Geymonat). Contrariamente alla teoria aristotelica, le forze applicate ad un corpo imprimono accelerazione e non velocità. La strada era spianata verso la teoria universale del moto di Isaac Newton.Newton è un prodotto della rivoluzione antifeudale e antiassolutista, che con la guerra civile liquidò il sistema feudale e portò al potere la gentry e gli esponenti del capitale mercantile. Una delle misure di politica scientifico-culturale presa sotto la dittatura rivoluzionaria di Cromwell fu quella di <<purgare l’Università di Oxford dai teorici del diritto divino dei re e dai conservatori scolastici, per installarvi una pleiade di scienziati baconiani d’avanguardia: John Wallis il grande matematico e criptografo della Repubbica; Jonathan Goddard, medico dell’esercito; William Petty agrimensore, statistico ed economista”(12). La lotta contro l’assolutismo e i rapporti feudali, la lotta per la libertà religiosa si combinò nella guerra civile inglese con l’influenza profonda che la filosofia materialista di Francis Bacon esercitò sugli artigiani e e i padroni del capitale mercantile. L’etica calvinista del lavoro che fu un’etica di lotta contro il parassitimo dell’aristocrazia feudale ben si accordava con la lotta per la scienza e per una filosofia che rispondesse alla mutata situazione europea: <<mediante navigazioni ed esplorazioni in paesi lontani si sono rivelate(assai frequenti nei nostri secoli), si sono rivelate e sono state scoperte molte cose nella natura che possono gettare una luce nuova sulla filosofia. Sarebbe vergognoso per gli uomini se, dopo aver svelato e illustrato il globo materiale, cioè delle terre, dei mari, degli astri, i confini del globo intellettuale restassero limitati entro i ristretti confini delle scoperte degli antichi( Francis Bacon, Opere Filosofiche, Utet Torino). Per farsi comprendere, Bacon mise in chiaro che l’indagine scientifica non solo era in contrasto con la fede calvinista e antipapista ma era una vera e propria virtù. L’Araldo della rivoluzione scientifica voleva rendere consapevoli le forze sociali rivoluzionarie antifeudali che il miglioramento materiale dell’esistenza umana dipendeva dall’organizzazione collettiva della ricerca scientifica e dalla sua pianificazione. Le grandi grandi invenzioni prodotte da abili artigiani, la stampa, la polvere da sparo ed il sestante, erano state scoperte per caso e il loro peso sulla società, osservava Bacon, è stato determinante. Quali altre scoperte, invenzioni, di gran lunga superiori alle precedenti, sarebbero state possibili se la ricerca scientifica fosse stata pianificata per raggiungere determinati obiettivi. Bacon <<offrì un programma di collaborazione e una precisa finalità a mercanti, artigiani e filosofi che fino ad allora avevano operato solo in compartimenti stagni: questa fu la grande lezione di Bacon>>(Christopher Hill, Le origini intellettuali della Rivoluzione inglese).Newton lavora per dare risposte allo sviluppo delle forze produttive quando la gentry consolida con la cosiddetta “rivoluzione gloriosa” il suo potere: <<Nacque la necessità non solo di risolvere empiricamente isolati, ma anche di effettuare una rassegna sistematica e gettare una solida base teoretica per la soluzione, attraverso metodi generali, di tutto il complesso dei problemi fisici che lo sviluppo della nuova tecnica aveva posto, chiedendone una immediata soluzione. E poiché come abbiamo mostrato, il complesso fondamentale dei problemi era di natura meccanica, questa rassegna enciclopedica dei problemi fisici equivaleva di fatto, alla creazione di una struttura armonica di meccanica teorica, che avrebbe fornito i metodi generali per risolvere sia i problemi di meccanica terrestre sia i problemi di meccanica celeste. Toccò a Newton questo compito..>> (Boris Hessen). Il “nucleo terreno” dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica non può essere colto immediatamente perchè <<il metodo di esposizione non corrisponde al metodo attraverso cui Newton fece le sue scoperte – esso doveva servire, secondo le intenzioni dell’autore, come degno vestimento delle soluzioni trovate per altre vie – così in un’opera che tratta di ‘filosofia naturale’ non possiamo aspettarci di trovare riferimenti all’umile sorgente della sua ispirazione>> (Boris Hessen). “Le radici sociali ed economiche della meccanica di Newton”, il libro di Boris Hessen da cui citiamo, non è altro che la trascrizione dell’intervento del fisico sovietico al Secondo Congresso Internazionale di Storia della Scienza di Londra del 1931. Hessen faceva parte della delegazione degli scienziati sovietici guidata da Bucharin.

Il fisico materialista e dialettico illustra, solo come uno scienziato padrone della sua disciplina e della sua storia, il “nucleo terreno” della meccanica, per dimostrare che le ricostruzioni idealistiche della storia della scienza sono unilaterali perché non danno conto del perché una teoria scientifiche appare in una determinata epoca e non un altra. La concezione idealistica era dominante al congresso. Il primo libro dei Principia espone le leggi generali del moto sotto l’azione di forze centrali. Queste leggi generali costituiscono il metodo generale per la risoluzione di tutti i problemi di meccanica.Nel secondo libro nelle prime tre sezioni hanno per oggetto il moto dei corpi in un mezzo a un corpo resistente, il “nucleo terreno” sono i problemi della balistica esterna.I principi di idrostatica, i problemi dei corpi galleggianti, la pressione dei gas e la compessione dei gas sono esposti nella sezione V. La costruzione di navi, di canali di pompe ad acqua e i meccanismi d’aerazione poneva questioni di idrostatica e d’aerostatica. Nella sesta sezione si affronta il problema del moto del pendolo in un mezzo resistente. Hesse riporta una lettera di Newton a lord Aston in cui si sottolinea l’importanza dell’orologio a pendolo per determinare la longitudine:<<l’applicazione dell’orologio alla misurazione del pendolo alla misurazione della longitudine condusse Huygens alla scoperta della forza centrifuga e della variazione dell’accelerazione della forza di gravità [vogliamo ricordare che per la fisica aristotelica una forza imprimeva velocità e non accelerazione e di conseguenza nel quadro della fisica aristotelica tale scoperta non poteva essere fatta]. Nella settima sezione si affrontano il moto dei liquidi e quello della resistenza di un corpo lanciato. I fenomeni presi in considerazione sono l’efflusso dei liquidi e il flusso dell’acqua nei tubi. Il “nucleo terreno” è la costruzione e l’attrezzatura di canali e chiuse. La sezione si conclude con lo studio delle leggi della caduta dei corpi in un mezzo resistente, ciò che serve per determinare la traiettoria di un corpo lanciato sia quella di un proiettile. Nel terzo libro si analizzano i problemi riguardanti il movimento dei pianeti, il moto della luna e le sue anomalie, l’accelerazione di gravità e le sue variazioni relativamente alla questione delle differenze del moto degli orologi nei viaggi per mare e la teoria delle maree, in cui si rimedia agli errori di Galileo sulla questione. La meccanica celeste di Newton ci ha fatto conoscere il nostro posizionamento nel mondo e nell’universo. Le capacità di misurazione del posizionamento degli oggetti sulla superficie sono cresciute straordinario grazie al Global Positioning System. Questa tecnologia è possibile grazie alla teoria della relatività ristretta e generale, senza di esse si va incontro a errori posizionali di 11km e l’intera tecnologia sarebbe inutile (13)Contrariamente allo scetticismo corrosivo di Kuhn e della “sociologia della conoscenza” che negano il progresso da una teoria all’altra perchè fanno parte di un altro contesto di teorie e metodi differenti (Kuhn li chiama “paradigmi”) e non commensurabili, in quanto privi di contenuti oggettivin indipendenti dalle rappresentazioni teoriche. Il passaggio da conoscenze meno precise a più precise è dato dal successo nella pratica che conferma l’oggettività delle conoscenze. Non esiste “incommensurabilità” tra teorie, né tantomeno la negazione assoluta di una rispetto all’altra nel quadro della storia della scienza galileiana in cui includiamo Darwin e il materialismo storico. Lo chiarisce Engels: <<prendiamo come esempio la legge di Boyle, secondo la quale a temperatura costante il volume dei gas varia in misura inversamente proporzionale ala pressione a cui sono sottoposti. Ragnault trovò che questa legge in certi casi non è giusta. Se fosse stato un filosofo della realtà [un metafisico alla Dühring ] si sarebbe sentito in dovere di dire: la legge di Boyle è soggetta a mutabilità, quindi non è una verità pura, quindi in generale non è vrità e dunque un errore. Ma così avrebbe commesso un errore più grande di quello contenuto nella legge di Boyle; nel mucchio di sabbia dell’errore il suo granellino di verità sarebbe svanito; egli avrebbe quindi trasformato il suo risultato originariamente giustoin un errore di fronte al quale la legge di Boyle con quel po’ di errore che vi è inerente sarebbe apparsa come verità. Mka Ragnault, da uomo di scienza, non si abbandonò a tali puerilità, invece continuò le sue indagini e trovò che la legge di Boyle è in generale giusta solo approssimativamente, e in particolare perde la sua validità in gas che possono essere liquefatti mediante pressione, e precisamente la pressione si avvicina al punto in cui sopraggiunmge lo stato di fluidità. La legge di Boyle si dimostra giusta entro limiti determinati. Ma, entro questi limiti entro questi limiti, è poi assolutamente vera? Nessun fisico lo affermerà. Ma dirà che essa ha validità entro certi limiti di pressione e di temperatura per certi gas; ed entro questi limiti ancora più ristretti non escluderà la possibilità di una limitzione ancora più stretta o di una modificazione della formulazione, dete4rminata da future indagini>> (Anti-Dühring,-Prima Sezione:Filosofia Morale e diritto: Verità eterne).La grandezza di Newton dipende dall’aver elaborato un’insieme di teorie scientifiche che attraverso l’individuazione di leggi di natura hanno dato soluzione ai problemi tecnici e conoscitivi che abbiamo esposto. I limiti del meccanicismo newtoniano dipendono dalla sua collocazione sociale e politica in quel momento della lotta delle classi in Inghilterra: <<possiamo a buon diritto applicare a lui [Newton] la formula che Engels applicava a Locke: anch’egli fu un tipico figlio del compromesso di classe del 1688>> (Hesse). La “rivoluzione del 1688”, chiamata dai suoi apologeti “rivoluzione gloriosa”, fu la sconfitta del tentativo di re Giacomo II Stuart (figlio del decapitato Carlo I) di restaurare il cattolicesimo e l’assolutismo senza che le masse entrassero in azione. La gentry si era accorta del pericolo che aveva corso, scongiurato per i limiti dei Livellatori. Non ci fu alcuna rivoluzione, la borgesia protestante liquidò Carlo II e arrivò ad un compromesso con i proprietari latifondisti – l’aristocrazia inglese dai tempi di Enrico VII non contrastava lo sviluppo dell’industria, ma cercava di sfruttarlo. La nobiltà sfruttò la borghesia solo sul piano fiscale, ma ha, pure, usato le capacità intellettuali dei borghesi. Il personale amministrativo delle monarchie nazionali e, poi, assolutiste europee proveniva dalla borghesia, lavorava per i suoi nemici di classe.Il compromesso sociale e politico delle due classi stabilì la libertà della ricerca scientifica, ma gli scienziati dovevano contrastare quelle concezioni che affermavano che la scienza per sua natura fosse materialista. Newton fu un antipapista di ferro perché conosceva l’odio della Chiesa per il copernicanesimo, per la dinamica e gli infiniti minimi indivisibili di Galileo. Per ciò si oppose fermamente a Giacomo II Stuart che, nel 1687, <<intraprese un’azione per rimuovere i protestanti dall’amministrazione e installarvi i cattolici. Newton assunse una linea dura contro il re, in qualità di deputato rappresentante l’Università. “Se un papista [cattolico] diventerà professore potreste averne a centinaia>> ( 14). Nella lotta contro i tentativi di restaurazione assolutista cattolica Newton espose con chiarezza i principi costituzionali della “Rivoluzione gloriosa”: <<“la fedeltà e la lealtà giurate al re implicano fedeltà e obbedienza che gli sono dovute solo e solamente in virtù della legge del paese. Se infatti fede e lealtà fossero di più di quel che richiede la legge, dovremmo proclamarci schiavi e il re sarebbe un padrone assolito, mentre in forza della legge noi siamo liberi nonostante quei giuramenti. Quando perciò viene meno l’obbligo imposto dalla legge alla fedeltà e alla lealtà, viene meno anche quello imposto dal giuramento”. Newton era un abile combattente e combatteva sempre per vincere…S’impegnò non solo per sconfiggere i suoi oppositori, ma anche per schiacciarli e umiliarli>>.Newton rispettò il mandato ideologico del “compromesso del 1668”. Fece di tutto perché dal suo meccanicismo non emergesse nessun argomento a sostegno di una visione della materia che avesse come proprietà innata il movimento. Ma Newton fu un atomista a metà. Nel modello atomistico di Democrito l’universo è infinito nello spazio e nel tempo di conseguenza non c’è da scervellarsi intorno alla questione dell’ incipit del movimento. Il Dio di Newton crea il mondo costituito da atomi e gli imprime il movimento. In questo modo Newton era convinto di mettere accordo fra la nuova scienza e la religione e <<sotto questo aspetto, l’idea di divinità nel sistema newtoniano non è casuale, ma è organicamente connessa con le sue concezioni della materia….La prima legge del moto di Newton attribuisce alla materia la facoltà di conservare quello stato in cui esiste. E poiché Neton considerò soltanto la forma meccanica del movimento, la sua concezione dello stato della materia è sinonimo della condizione d’inerzia o trasferimento meccanico. La materia, non influenzate da forze esterne, può esistere in uno stato d’inerzia o trasferimento meccanico. La materia non influenzata da forze esterne, può esistere o in uno stato d’inerzia o in uno stato di moto rettilineo uniforme. Se un corpo materiale è inerte, soltanto una forza esterna può toglierlo da questo stato. Se, tuttavia, un corpo è in movimento, allora soltanto una forza esterna può variare questo movimento. Così, il movimento non è un attributo intrisecamente inerente di un corpo, ma è un modo che eventualmente la materia può non possedere. Sotto questo riguardo, la materia newtoniana è inerte nel senso letterale del termine: per metterla in movimento, o per variare o arrestare questo movimento, è sempre necessario un impulso esterno………l’idea di base dei principia consiste nella concezione del movimento dei pianeti come risultato della somma di due forze: una diretta verso il sole, l’altra costiuita dall’impulso originario. Newton lascia questo impulso originario a Dio>> ( Hessen- cap.IV “La lotta di classe durante la rivoluzione inglese e le concezioni filosofiche di Newton”). Ma Newton non si limita alla tesi che l’incipit del movimento venga da una forza esterna al mondo, ma estende l’intervento di Dio nel mondo per correggere le irregolarità del meccanismo dei corpi celesti prodotte dall’azione reciproca di comete e pianeti. Cartesio, al contrario, col suo principio della quantità di moto che rimaneva costante negava l’intervento di Dio nel mondo. Engels apprezzò questa tesi cartesiana che andava nella direzione del materialismo:<<..se la materia ci sta di fronte come qualcosa di dato, non crebile non distruttibile, ne segue che anche il movimento non si può né creare né distruggere. Questa conclusione divenne inevitabile non appena fu concepito come una struttura, una totalità di corpi connessi tra di loro. E giacché la conoscenza di questo fatto fu raggiunta dalla filosofia assai prima di acquistare un valore efficace nelle scienze naturali, ci spiega come mai la filosofia arrivasse alla conclusione che il movimento non si crea né si distrugge 200 anni prima delle scienze naturali. Anche nella forma nella qual la filosofia arrivò a questa conclusione è, ancor, oggi, superiore all’attuale formulazione scientifica. La proposizione di Descaters: la quantità di movimento esistente nell’universo è costante, è erronea solo nella forma, in qunto si applica un’espressione finita per una grandezza infinita” (Dialettica della natura, pag. 86, Ed. Riuniti). Ma, anche, l’avanzata di Descartes verso il materialismo non supera i limiti del meccanicismo, in quanto l’unica forma di movimento ammessa dal filosofo francese è quella meccanica al pari di quella di Newton: <<ambedue non considerano il problema del passaggio da una forma di movimento ad un’altra>>.( Hessen). L’assenza della legge di conservazione dell’energia in Newton va spiegata non ricorrendo a “un’insufficienza del genio matematico” di Newton, ma considerando la questione “dal punto di vista della nostra concezione marxista del processo storico>>(Hessen).L’identificazione di nuove forme del movimento non poteva realizzarsi nel puro evolversi del pensiero, ma dalle esigenze delle rivoluzione industriale. Ancora una volta, sarà una macchina, la macchina a vapore, ad aprire un nuovo campo d’indagine da cui nascerà la termodinamica. A differenza delle macchine che producono solo movimento meccanico, la macchina a vapore trasforma il movimento termico in movimento meccanico. Engels essendo un materialistica dialettico, perciò, antiriduttivista colse in profondità il significato filosofico degli studi sulle altre forme di energia, come si preferì chiamarle. La trasformazione dell’energia viene indicata, nel “Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca”, fra le tre scoperte. la cellula e la teoria di Darwin, che “hanno fatto progredire a passo di gigante la nostra conoscenza del nesso di processi naturali”:<<la trasformazione dell’energia …ci ha dimostrato come tutte le forze nella natura inorganica, la forza meccanica ed il suo complemento, la cosiddetta energia potenziale, , il calore, la radiazione( luce e rispettivamente radiazione calorifica), l’elettricità, il magnetismo, l’energia chimica, sono manifestazioni diverse del movimento universale, le quali, quando sono in determinati rapporti, si trasformano l’una nell’altra, in modo che, quando scompare una quantità dell’una, ricompare una determinata quantità di un’altra, e tutto il movimento della natura si riduce a questo processo di trasformazione di una forma nell’altra”. E ancora in “Dalla storia della scienza” sulla trasformazione dell’energia: <<..la dimostrazione della convertibilità dell’energia, che discendeva dalla scoperta dell’equivalente meccanico del calore (ad opera di Robert Mayer, Joule e Colding). Si è dimostrato ora che tutte le innumerevoli cause operanti nella natura, che finora conducevano una esistenza misteriosa, inspiegata, sotto il nome di forze- forza meccanica, calore, irradiazione (luce e calore raggiante) elettricità, magnetismo, forza chimica di combinazione e dissociazione – swono particolari forme, modi di essere di un’unica e medesima energia, cioè movimento; noi possiamo non soltanto dimostrare la loro conversione da una forma all’altra, che ha sempre luogo nella natura, ma possiamo noi stessi questa conversione nel laboratorio o nell’industria, e precisamente in modo tale, che a una data quantità di energia in una forma corrisponde sempre una determinata quantità di energia nell’una o nell’altra forma….L’unità di ogni movimento nella natura non è più una affermazione filosofica, ma un fatto scientifico>> (in Dialettica della natura, Editori riuniti, pag. 210-211). Le generalizzazioni filosofiche che Engels trae dagli studi sull’energia necessari per la messa a punto di macchine che a loro volta mettessero in moto altre macchine attrraverso l’energia termica sono ben più fondate del materialismo fondato solo sulla Meccanica: <<Con ciò la concezione materialistica della natura riposa su basi ben altrimenti solide che non nel precedente secolo.Allora era stato compreso in modo relativamente esauriente solo il movimento dei corpi celesti e quello dei solidi terrestri sotto l’azione del peso [la gravità];quasi l’intero campo della chimica e tutta la natura organica rimanevano incompresi>> (ivi, 212).Fu il passaggio dal capitale mercantile al capitale industriale che determinò lo sviluppo della macchina a vapore usata inizialmente nell’attività mineraria per passare all’industria tessile: << Solo con l’invenzione della macchina di Watt l’industria tessile meccanica, già sufficientemente sviluppata, rive il motore senza cui non poteva mantenere lo stadio di sviluppo che aveva raggiunto>> (Hessen). Il capitale industriale evolse combinando l’allungamento della settimana e dellla giornata lavorativa (plusvalore assoluto) dall’altro col miglioramento dei mezzi di produzione. Le nuove macchine non solo elevarono la produttività del lavoro ma, simultaneamente , vennero usate dai capitalisti “per una smisurata estensione della giornata lavorativa” (Hessen). James Watt progettò la sua macchina a vapore per essere, come scrisse lui stesso, il motore della grande industria. Identificò i principali problemi della termodinamica <<la dottrina sulla temperatura latente di formazione del vapore, la dipendenza dalla pressione del punto di ebolizione e l’altezza della temperatura latente di formazione del vapore…..La termodinamica non ricevette solo un impulso al suo sviluppo della macchina a vapore, ma, di fatto, si sviluppò dallo studio di questa macchina>> (Hessen). I bisogni dell’industria misero scienziati e ingegneri alla ricerca di un motore universale e la macchina a vapore assolse a queta funzione fino alla nascita del motore elettrico. Perciò dovevano essere studiati <<i singoli processi fisici della macchina a vapore ma anche una teoria la teoria generale delle macchine e la teoria generale delle macchine a vapore e la teoria del loro coefficiente di rendimento. Questo lavoro fu portato avanti da Carnot” (Hessen). Si tratta di Sadi Carnot (15) figlio di Lazare, ingegnere membro del Comitato di Salute pubblico, creatore dell’esercito di massa della repubblica rivoluzionaria. Un vero e proprio figlio della rivoluzione, che lavora per la Francia rivoluzionaria. Dopo la sconfitta di Napoleone, il giovane Sadi aveva individuato le ragioni della sconfitta nel ritardo industriale della Francia rispetto all’Inghilterra, bisognava sottrarre all’Inghilterra l’egemonia nella produzione delle macchine a vapore per superarla nella potenza militare. Carnot comprese che la potenza del vapore era una forza universale che avrebbe sostituito gli animali grazie alla sua economicità ed essendo inquadrato in una teoria fisica era misurabile e perciò controllabile al contrario del vento e dell’acqua. Il lavoro di Carnot fu fecondo. Nel formulare il concetto di rendimento di una macchina a vapore Carnot spalancava la ricerca verso ogni tipo di trasformazione, sia che si trattasse della conversione dell’energia racchiusa nel carbone in modo meccanico o dello sbocciare di un fiore. C’è un aspetto nella teoria fisica carnotiana che ridicolizza “la strutturazione a priori dei principi della scienza” di Marcuse. La ricerca ed i risultati del lavoro il giovane scienziato francese li espose nel suo “Refléxions sur la puissance motrice du feu” (1824) si fondava su una teoria fisica del calore che era sbagliata. Si immaginava che il calore fosse un fluido senza massa, a cui veniva dato il nome di ‘calorico’. Il processo interno alla macchina a vapore era analogo al funzionamento di un mulino ad acqua:come lo scorrere dell’acqua avvia la rotazione delle pale del mulino, così il fluido calorico, scorrendo dalla caldaia al condensatore, muoveva gli ingranaggi del mulino. Inoltre riteneva che la quantità di fluido calorico rimanesse costante. Carnot, dopo la pubblicazione del libro, espresse insoddisfazione per la teoria del calorico, e << si andò convincendo che la teoria del calorico non funzionav…..il calore doveva avere a che fare con una qualche agitazione termica delle molecole costituenti i corpi. In uno dei pochi frammenti degli scritti di Carnot pervenutici e ritrovati posteriormente alla sua morte, probabilmente scritto tra il 1824 ed il 1826, leggiamo delle cose che dovettero risultare un vero dramma per Carnot. Egli scrive:

Il calore non è altro che potenza motrice o piuttosto movimento che ha cambiato di forma, un movimento delle particelle dei corpi. Ovunque vi sia distruzione di potenza motrice, vi è nello stesso tempo produzione di calore in quantità esattamente proporzionale a quella della potenza motrice distrutta. E viceversa, ovunque vi sia distruzione di calore, vi è produzione di potenza motrice.Si può dunque sostenere la seguente tesi generale: la potenza motrice è una quantità costante della natura che, a rigore, non è né prodotta né distrutta. In realtà essa cambia di forma, generando vari tipi di movimento, senza mai essere annullata.Questo principio si deduce, per così dire, solo dalla teoria meccanica. il ragionamento ci insegna infatti che non può mai aversi perdita di forza viva o, che è lo stesso, di potenza motrice, se i corpi interagiscono senza entrare in contatto diretto, insomma senza veri urti>>(16)

L’errore di Carnot fu corretto da due generazioni successive di fisici. L’inglese James Prescott Joule (1818-1889) confermò con gli sperimenti eseguiti negli anni ’40 che il calore non si conservava. Con misure precise dimostrò che il lavoro poteva essere convertito quantitativamente in calore. Ciò rappresentò la nascita del concetto di equivalente meccanico del calore e dimostrò che lavoro e calore sono mutualmente convertibili e che il calore non è è una sostanza come l’acqua. Engels nel lavoro di Joule vide la conferma della trasformabilità della forze secondo la dialettica della quantità e della qualità e un duro colpo ai meccanicisti (lettera a Marx del 14 luglio 1858): <<Un altro risultato che avrebbe rallegrato il vecchio Hegel e, nella fisica, la correlazione delle forze o la legge secondo cui in determinate condizioni il movimento mrccanico, ossia la forza meccanica ..si trasforma in calore, il calore in luce, la luce in affinità chimica, l’affinità cfhimica in eletricità (Volta), e questa in magnetismo. Questi passaggi possono aversi anche altrimenti, in quest’ordine o in ordine inverso. E’ stato dimostrato da un inglese [Joule] di cui non mi viene in mente il nome, che queste forze trapassano nell’altro in rapporti quantitativi assolutamente determinati, di modo che, p. es., una data quantità di forza, p. s., di elettricità , corrisponde a una data quantità di ogni altra, p. es. di magnetismo, sdi luce, di calore, di affinità chimica..e di movimento. Così la stupida teoria del calore latente è accantonata>>.Il contributo del di Rudolf Gottlieb (1822-1888), più conosciuto come Clausius, fu di porre il problema se il calore potesse essere spiegato in termini di comportamento di particelle costituenti la materia. Su questa strada proseguì Ludwig Boltzmann (1844-1906) che si assunse il compito di dimostrare la connessione fra le proprietà macroscopiche della materia, identificate dagli sviluppi della termodinamica di Clausius e di William Thomson (1824-1907), più noto come Lord Kelvin, e le proprietà degli atomi, non ancora identificati sperimentalmente. Sostenere, in quel momento storico della fisica dominato dall’interpretazione fenomenista, l’esistenza dell’atomo significava andare incontro all’accusa di metafisica materialista. In modo sprezzante un campione, insieme a Ernst Mach, del fenomenismo, ad un congresso di scienziati a Lubecca nel 1895, scrisse una relazione intitolata “La disfatta del materialismo”. Boltzmann, in solitudine, non solo difese l’esistenza degli atomi contro gli empiriocriticisti ma anche una concezione materialistica della conoscenza in polemica con l’agnosticismo kantiano. Quando Boltzmann morì suicida nel 1906, nuove tecniche sperimentali avrebbero fatto trionfare il materialista Boltzmann e messo nel museo degli ostacoli conoscitivi l’antiatomismo di Mach: << l’antiatomismo di Mach è stato smentito dal progresso della fisica, è stato molto criticato. Per Einstein era un ‘esempio interessante di come i pregiudizi filosofici ostacolino una corretta interpretazione dei fatti anche presso gli scienziati che hanno acutezza di pensiero e fine intuito….Planck, in particolare, ebbe con Mach uno scambio acceso in cui lo accusò di essere un ‘falso profeta’, che distoglieva l’attenzione degli scienziati dal vero scopo dell’impresa scientifica, cioè stabilire la natura del mondo esterno….per quanto sembri strano al giorno d’oggi non impegnarsi rispetto all’esistenza di entità come gli atomi, questa forma di antirealismo è una posizione abbastanza diffusa, anche tra gli scienziati. A chi la sposa, si potrebbe però porre la seguente domanda: se i principali protagonisti della fisica del Novecento avessero seguito l’impostazione di Mach, la fisica avrebbe raggiunto gli stessi eccezionali risultati a cui si è assistito?”( Elisabetta Castellani, Ernst Mach e l’evoluzione della fisica, Le Scienze, gennaio 2011). Boltzmann fu difeso da Lenin nel suo libro contro il comune nemico filosofico, Materialismo ed Empiriocriticismo. Boltzann comprese che non c’è linearità tra il mondo microscopico e quello macroscopico formulata un secolo prima da Laplace. Fu la spinta verso la meccanica quantistica che confermò la concezione materialistica dell’inesauribilità e trasformabilità della natura nel microcosmo come nel macrocosmo. La “strutturazione a priori dei principi della scienza” è una favola filosofica di chi non ha superato l’idea platonica della superiorità della filosofia rispetto alle scienze della natura e della storia. Il paradosso di Marcuse e della scuola di Francoforte è stato quello di utilizzare la dialettica contro la scienza galileiana quando questa nei suoi risultati confermava la dialettica materialista. Ernst Mayr (1904-2005), figura di spicco della scienza mondiale, uno dei fondatori della “sintesi moderna dell’evoluzione” (la biologia che si studia a scuola), ci ha lasciato una rappresentazione efficace del legame immanente tra il materialismo dialettico e le scienze in “Roots of Dialectical Materialism” (17):<<Negli anni ’60 lo storico americano della biologia, Mark Adams arrivò a San Pietroburgo per injtervistare K.Zavadsky. Nel corso della loro discussione .Zavadsky chiese:Conosci Ernst Mayr?”;Adams.”Si, molto bene”;Zavadsky:”é marxista?”;Adams: “Non lo è, per quanto ne so”;Zavadsky: “Questo è molto curioso perché i suoi scritti sono puro materialismo dialettico”.Sono rimasto perplesso su questo commento, quanto lo era Zavadsky sui miei scritti. Ero perplesso su quali fossero le idee considerate da Zavadsky vicine a quelle dei materialisti dialettici. Me lo sono chiesto in questi ultimi 30 anni e penso di essermi avvicinato gradualmente a una risposta>>. Vediamo quali sono le risposte che si è dato il grande scienziato e combattente contro il razzismo e l’oscurantismo:<<La prossima domanda che dovremmo porci è: “Ci sono principi di?dialettica non condivisa dai naturalisti?” Ad esempio, i naturalistisostenere le famose tre leggi della dialettica di Engels:1)“La legge della trasformazione della quantità in qualità e viceversa”.2)”La legge della compenetrazione degli opposti”.3)”La legge della negazione della negazione”.Il principio di negazione di Engels è stato chiamato anche principio di contraddizione. La parola contraddizione rischia di essere in qualche modo fuorviante. Gli opposti a volte possono essere costruttivi. Il miglior fenotipo molto spesso è un equilibrio di diverse pressioni selettive opposte. Questo è stato spesso sottolineato dai darwiniani.Tradotte in termini dialettici moderni, queste tre leggi esprimonoi seguenti pensieri.La prima legge è semplicemente vista come un principio di non riduzionismo.La seconda legge è considerata come una spiegazione per la presenza dienergia in natura, cioè per sua natura intrinseca e non come qualcosaconferito dall’esterno (ad esempio, da Dio).La terza legge, negazione della negazione, è una formulazione alquanto curiosa dell’asserzione del cambiamento continuo in natura, e.nessuna entità rimane costante ma viene gradualmente sostituita da un’altra.È abbastanza ovvio che i naturalisti sarebbero completamente d’accordo>>.Percìò Mayr non poteva non condannare le deformazioni del lysenkismo e del suo protettore Stalin: << In realtà la pseudoscienza di Lysenko non aveva nulla a che fare con il materialismo dialettico. Che avesse così tanto sostegno dal governo era dovuto alla sua influenza politica e all’ignoranza scientifica di Stalin e… Krusciov>>.Da notare che quando negli anni del terrorismo staliniano in nome della dialettica venivano perseguitati i genetisti, nessuno del Trio di Francoforte che pretendeva di comprendere al meglio la dialettica, aprì bocca contro gli usurpatori dell’URSS e deformatori della dialettica!

4)“L’uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani” Anassagora di Clazomene Marx sul rapporto tra la nostra specie e la tecnica:<<Darwin ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali e animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita eguale attenzione la storia della formazione degli organi produttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? ….. La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee del l’intelletto che ne scaturiscono>> ( nota 89, Capitolo XIII primo libro sez. IV del Capitale).Cosa intendesse Marx per “tecnologia[che] svela..l’immediato processo di produzione della sua vita” lo spiega molto bene Georgij Valentinovič Plechanov.<<Darwin contesta l’opinione che solo l’uomo sia capace di usare gli attrezzi e dà molti esempi in cui in forma embrionale il loro uso sia tipico di molti mammiferi. Naturalmente dal suo punto di vista ha completamente ragione, cioè nel senso che in questa famigerata ‘natura umana’ non c’è una sola caratteristica che non possa essere trovata in qualche altra specie animale e che quindi, non c’è alcun fondamento per considerare l’uomo una creatura a parte ed isolarla in un ‘regno’ speciale . Ma non si deve dimenticare che le differenze quantitative si trasformano in differenze qualitative. Ciò che esiste in forma embrionale in una specie animale può diventare l‘aspetto distintivo di un’altra specie animale. Questo si applica in particolare all’uso degli attrezzi. Un elefante rompe i rami e li usa per scacciare le mosche. Ciò è interessante e istruttivo, ma nella storia dell’evoluzione della specie ‘elefante’ l’uso dei rami contro le mosche probabilmente non gioca un ruolo essenziale; gli elefanti non sono diventati elefanti perchè i loro antenati più o meno simili schiacciavano le mosche con i rami. La sopravvivenza del selvaggio australiano dipende dal suo boomerang, come quella della moderna Inghilterra dipende dalle sue macchine. Togli il boomerang all’australiano, fanne un coltivatore agricolo e necessariamente cambierà il suo modo di vita, le sue abitudini, il suo modo di pensare, la sua intera ‘natura’. Abbiamo detto: fanne un coltivatore agricolo. Dall’esempio dell’agricoltura si può vedere che il processo dell’azione produttiva dell’uomo sulla natura non presuppone soltanto gli uensili da lavoro. Questi costituiscono solo parte dei mezzi necessari balla produzione. Quindi sarà più esatto parlare non dello sviluppo degli strumenti di lavoro, ma più in generale dello sviluppo dei mezzi di produzione, delle forze produttive– anche se è certo che la parte più importante in questo sviluppom appartiene, o almeno apparteneva fino ad oggi (fino a che sono apparse le industrie chimiche) agli strumenti di lavoro. Negli strumenti di lavoro l’uomo acquisisce nuovi organi che cambiano la sua struttura anatomica. Giungendo agli utensili egli dide un aspetto completamente nuovo alla storia del suo sviluppo. In precedenza, come negli altri animali, esso consisteva nei cambiamenti dei suoi organi naturali. Da allora, invece, lo sviluppo divenne prima di tutto la storia del perfezionamento dei suoi organi artificiali, la crescita delle sue forze produttive>>(18).La capacità di costruire utensili, attrezzi, mezzi di produzione fino al sistema delle macchine odierno, ciò che Marx chiamava il ‘macchinismo’ è stata possibile:1)perchè il nostro corpo nel corso dell’evoluzione , ha conquistato la posizione eretta, <<con ciò era fatto il passo decisivo per il trapasso dalla scimmia all’uomo>>(Engels) ; 2)<<se il camminare eretti divenne… dapprima regola e col tempo assoluta necessità, ciò vuol dire che alle mani spettarono frattanto attività di natura via via sempre più diversa dall’originaria…..Perchè si arrivasse al momento in cui il primo ciottolo fu lavorato dalla mano dell’uomo fino ad essere trasformato in coltello, possono essere trascorse epoche di lunghezza tale che al confronto l’epoca storica a noi nota può apparire insignificante. Ma il passo decisivo era compiuto: la mano era diventata autonoma e poteva ora acquistare una crescente destrezza: la maggiore scioltezza così acquistata si trasmise e si accrebbe di generazione in generazione.

La mano non è quindi soltanto l’organo del lavoro: è anche il suo prodotto. La mano dell’uomo ha raggiunto quell’alto grado di perfezione, sulla base del quale ha potuto compiere i miracoli dei dipinti di Raffaello, delle statue di Thorwaldsen, della musica di Paganini, solo attraverso il lavoro: attraverso l’abitudine a sempre nuove operazioni, attraverso la trasmissione ereditaria del particolare sviluppo dei muscoli, dei tendini, e, a più lungo andare, anche delle articolazioni, per questa via acquisito: attraverso la sempre rinnovata elaborazione dei perfezionamenti così ereditati per mezzo di nuove, e sempre più complicate, operazioni. Ma la mano non era isolata. Essa era soltanto un singolo membro di un organismo completo, estremamente complesso>>. Ciò avviene in virtù di ciò che Darwin chiamava legge di correlazione e dello sviluppo secondo la quale <<determinate forme di singole parti di un essere organico sono sempre collegate a certe forme di altre parti, che non hanno apparentemente alcun rapporto con le prime>>.; 3) Lo sviluppo della mano e il lavoro ebbero <<come necessaria conseguenza quella di avvicinare di più tra loro i membri della società, aumentando le occasioni in cui era necessario l’aiuto reciproco, , la collaborazione, rendendo chiara a ogni singolo membro l’utilità di una tale collaborazione. Insomma: gli uomini in divenire giunsero al punto in cui avevano qualcosa da dirsi. Il bisogno sviluppò l’organo ad esso necessario: le corde vocali, non sviluppate, della scimmia, si andarono affinando, lentamente ma sicuramente, abituandosi a una modulazione sempre più accentuata; la bocca e gli organi vocali impararono a poco a poco a emettere una sillaba articolata dopo l’altra….. In primo luogo il lavoro, dopo di esso e con esso il linguaggio: ecco i due stimoli più essenziali sotto la cui influenza il cervello di una scimmia si è trasformato gradualmente in un cervello umano, molto più grande e perfetto secondo ogni verosimile ipotesi>> (Engels, Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia-1876).I due fondatori del socialismo scientifico hanno da subito apprezzato l’antifinalismo, l’antiteleologismo della teoria della selezione naturale per ereditarietà: <<Del resto il Darwin, che sto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto la teleologia non era stata ancora sgominata, e lo si è fatto ora>> (Marx a Engels 12 dicembre 1859). E’ significativo che Engels sottolinei che la mano orginariamente non ricopriva la funzione attuale. Si tratta di ciò che S.J. Gould ed Elisabeth S. Vrba chiamano “exaptation”: <<Noi suggeriamo che tali caratteri, evolutisi per altri usi(o per nessuna funzione del tutto) e in seguito ‘cooptati’ per il loro ingaggio attuale siano chiamati ex-aptations. Essi sono utili per il loro ruolo attuale, quindi ‘atti (aptus), ma non sono stati progettati dall’evoluzione per quello e quindi non sono ‘ad-apti’ (ad-aptus). Essi devono il loro contributo alla sopravvivenza a caratterristiche presenti per altre ragioni e sono quindi utili(aptus) in virtù della (ex) loro forma ovvero ex-aptus>>(Exaptation. Il bricolage dell’evoluzione- Bollati Boringhieri, pag.15). Sono innumerevoli gli exaptations, dalla funzione idrostatica originaria della vescica natatoria dei pesci alla finzione respiratoria attuale (Darwin), le piume degli uccelli evolutesi per la termoregolazione, diventano exaptations per il volo una volta che gli uccelli prendono a volare (Gould-Vrba). Allora gli exaptations, di natura antifinalistica per eccellenza ricoprono un ruolo nell’evoluzione? La risposta è affermativa:<< Gli exaptations, stanno dunque alla base della teoria dell’evoluzione fin dalla sua prima formulazione, come una sottocategoria di tutti i caratteri che contribuiscono alla sopravvivenza. Alcuni di questi sono plasmati direttamente dalla selezione naturale per l’utilità attuale, altri cooptazioni funzionali successive…..In tal modo, l’evoluzione non appare più come il regno di un’ottimalità adattativa imposta ad una selòezione naturale intesa come un meticoloso ingegnere che plasma gli organismi a proprio piaccimento, bensì come il risultati polimorfico di adattamenti secondari e sub-ottimali, di riusi ingegnosi e di bricolage imprevedibili>> (Gould-Vrba, pg. 116-117).Questo bricolage dell’evoluzione è prodotto dall’interazione dialettica fra l’organismo e ciò che lo circonda e a questa interazione (che è la vera plasmatrice) non sfugge neanche il DNA che non è <<quella molecola noisa e inerte che dipingono i deterministi genetici come Richard Dawkins: è coinvolto in una qualità di processi dinamici all’interno dell’orchestra cellulare e non dovremo vederlo come il direttore. ma si può andare oltre: gli organismi viventi sono sistemi aperti in continua autocostruzione, che rispondono all’ambiente e lo modificano a loro volta attraverso interazioni complesse che si snodano nelle tra dimensioni spaziali più quella temporale. Ridurre gli esseri viventi a filamenti di DNA significa congelare la vita, nel tentativo di cogliere l’essere si smarrisce il divenire. E questo tanto più vero se l’organismo è in questione l’uomo, che ha un’esistenza sociale ricca, vive in una dimensione storica e grazie allo sviluppo della tecvnologia è capace di modificare il proprio ambiente molto più delle altre specie>> (“Un’orchestra chiamata organismo vivente” intervista a Steven Rose di Anna Meldolesi, Festival della scienza-Sploleto 1998).La tecnologia non è un optional di cui possiamo fare a meno perchè è uno sviluppo della nostra natura, è il prolungamento dei nostri sensi e dei nostri arti. Senza di essa non sarebbero state possibili le stesse speculazioni arbitrarie di Marcuse, comprese quelle di tutta la flora e la fauna heideggeriana.La tecnica, la conoscenza e la scienza si sviluppano dentro i rapporti sociali, diventati antagonisti dopo che si scatenò la lotta per appropriarsi del plusprodotto agricolo e da ciò sono determinati i vincoli alle sue potenzialità liberatorie. Imarcusiani e tutto l’ambiente sessantottardo che vedono il mondo dominato dal logos diabolico della tecnica non vedono che nella maggior parte del pianeta c’è una scarsità di tecnologia, perchè anche il suo sviluppo è dentro quello più generale combinato e diseguale e la catastrofe in corso accresce la diseguaglianza.Il movimento operaio e socialista rivoluzionario deve contrastare con tutta la sua forza l’oscurantismo mascursiano che si è rivelato pienamente organico all’ideologia dominante proprio quando la classe dominante nella sua ferocia neomalthusiano ha deciso di rendere endemico il covid 19.La costruzione della società comunista si fonda proprio sui risultati della scienza e della tecnica, Marx era sprezzante contro coloro che lo negavano:<<Se nella nostra società così com’è non trovassimo già le condizioni materiali di produzione e i rapporti umani ad esse corrispondenti per una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero donchisciotteschi>>. Come mostra l’analisi di Marx, queste condizioni materiali sono rese dinamiche dalla contraddizione, ecco come la riassume Roman Rosdolsky <<lo sviluppo del sistema automatico degradi uil singolo lavoratore a strumento parrziale, e dall’altra, lo stesso sviluppo crei nel contempo i presupposti affinchè il dispendio di energie umane nel processo di produzione venga ridotto al minimo, e ai lavoratori parziali di oggi subentrino individui sviluppati in tutte le direzioni e per i quali ‘le diverse funzioni sociali sono modi di estrinsecazione interscambiabili’ (Marx)>> (Genesi e struttura del capitale, vol.II. Pag. 490). Per arrivarci dobbiamo mettere fine alla pandemia, solo la classe operaia al potere può farlo non la borghesia.

Sardegna Rossa (ex sez. PCL Sassari-Olbia)

NOTE

1)https://www.nature.com/articles/s41467-017-00923-82)citato in “Il prossimo spillover” di Cristina Da Rod- Le Scienze, maggio 20203)https://gyorgylukacs.files.wordpress.com/2013/11/la_distruzione_della_ragione_1.pdf).4)https://revistas.unal.edu.co/index.php/idval/article/view/19340/202945)L’intuizione intellettuale (noesis) non è altro che la traduzione della “rivelazione” divina nella filosofia, fatta dai fondatori della metafisica (Parmenide, Eraclito e i Pitagorici). La metafisica fu la risposta filosofica dell’aristocrazia al materialismo degli ionici, gli intellettuali del demos nelle città ioniche, VI secolo a.c. 6)https://gyorgylukacs.files.wordpress.com/2014/05/distruzione_della_ragione_2.pdf7)Marx ed Engels “Ideologia tedesca”, capitolo II, “L’ideologia in generale e in particolare l’ideologia tedesca”8)Introduzione, in Dialettica della natura, Ed. Riuniti, pg.389)Karl Popper, John Eccles “L’Io e il suo cervello”, vol.1, Armando editore, pag.15-1710)Robert Lochhead, Les révolutions bourgeoises, Cahiers d’etude et de Recherche11)Federico Enriques, “Il significato della storia del pensiero scientifico”, cap. XV, La storia obbiettiva di Duhem; una trattazione sistematica del pensiero di Democrito ed, in particolare, del principio d’inerzia, sempre di Enriques, in Le dottrine di Democrito di Abdera, cap.III Il principio d’inerzia e la spiegazione cinetica del mondo 12)Robert Lochhead, Les révolutions bourgeoises, Cahiers d’etude et de Recherche13) “Einstein’s theory of gravity confirmed by NASA probe”, William Whitlow https://www.wsws.org/en/articles/2011/05/nasa-m13.html Global Positioning System e Relatività”, di Andrea Favretto e Giorgio Coluccihttps://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/11727/1/favretto_144_145_146_primo.pdf14)in “Lo scienziato come ribelle”, Freeman Dyson, Le Scienze15)<<Il nome Sadi è un adattamento del nome del poeta persiano del 13° secolo, molto conosciuto sia in Francia che in Gran Bretagna, Saadi Musharrif ud-Din Muslih noto come Saadi, e ciò fornisce anche il senso dell’ambiente culturale aperto che vi era nella Parigi dell’epoca e della grande passione di Lazare per la letteratura e la poesia>> Roberto Renzetti16)Roberto Renzetti https://fisicamente.blog/2021/10/15/la-fisica-nellottocento-1/17)Ernst Mayr “Roots of Dialectical Materialism” – https://www.semanticscholar.org/paper/Ernst-Mayr-Roots-of-Dialectical-Materialism-*-Mayr/d390d04998bcad4454c2c677f8da40ac1470b17e18)Lo sviluppo della concezione monista della storia, pag.57-58http://www.rottacomunista.org/root.asp?chiama=classici/plekhanov/Opere_1

Boris Hessen (1893-1936) vittima del terrorismo controrivoluzionario di Stalin

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