Trasformare la manovra difensiva russa in Ucraina in una guerra civile contro la borghesia mondiale

1)Quella in corso è una guerra imperialista mondiale per imporre governi fantoccio nell’ex spazio sovietico ed in Cina. La liquidazione dell’ex URSS decisa l’8 dicembre 1991 da Eltsin, Kravčuk (Ucraina) e Šuškevič (Bielorussia) fu un colpo di stato contro la volontà del 76% dei cittadini dell’URSS che votarono per la conservazione dell’Unione. Eltsin fu premiato dall’imperialismo USA

Il 3 ottobre del 1993 il popolo di Mosca insorse contro Eltsin e la sua banda di restauratori.. I restaurazionisti come la burocrazia usurpatrice che si illudevano di poter coesistere con l’imperialismo presero colpi uno dietro l’altro. Il massimo del delirio illusionista ci fu quando Eltsin nel dicembre del 1991 chiese di poter entrare nella Nato:”oggi poniamo la questione dell’ appartenenza russa alla Nato, sia pure come obiettivo politico di lungo periodo>>(1). Ci riprovò Putin nel 2000(2) L’imperialismo USA aveva ben chiaro che la conquista dell’ex URSS poteva andare avanti e da allora l’avanzata e il posizionamento delle truppe Nato ai confini della Russia )poteva andare avanti senza intoppi. L’ideologia multipolarista dei restaurazionisti russi e cinesi non è altro che un aggiornamento della “coesistenza pacifica” di Salin e di Krusciov.

2)Questo andazzo dei restaurazionisti russi e cinesi dimostrava all’imperialismo che potevano metterli con le spalle al muro e obbligarli a capitolare o a rispondere miltarmente in condizioni di netta inferiorità militare. L’imperialismo si fa pure con le portaerei e la flotta e i restaurazionisti cinesi e russi non possono competere.

3)La prima risposta non putiniana all’aggressione all’ex spazio sovietico è avvenuta con la ribellione del donbass al golpe nato in Ucraina del 2014. Una risposta proletaria che poteva avere sviluppi ma data l’assenza di una internazionale bolscevico leninista ha fatto si che gli elementi sovietisti del Donetsk fossero messi in minoranza o fatti fuori, il caso del comandante Mozgovoi e altri, cioè quelli che non accettarono gli accordi di Minsk, una vera e propria trappola per Putin: si dovevano disarmare tutte le milizie, ma le unità militari nazibanderiste erano state già integrate nell’esercito ucraino e l’onere del disarmo a quel punto riguardava solo le milizie popolari del Donbass. Putin fino all’ultimo ha rifiutato l’adesione del Donbass alla Federazione Russa;

4)Allora bisogna decidere se l’operazione speciale russa in Ucraina è una manovra per annettersi l’ucraina come sostiene il Pentagono e i governi europei oppure è una manovra difensiva per impedire la sottomissione totale della russia all’imperialismo e attaccare la Cina da terra.

Putin è stato indeciso fino all’ultimo sul riconoscimento delle repubbliche del Donbass.. La pressione del Partito Comunista della federazione russa e di elementi del partito di Putin ha costretto il governo a rispondere agli attacchi delle minlizie nazibanderiste nel Donbass sempre più pesanti. Ma questo è ciò che aspettavano i proletari del Donbass e quella parte della popolazione russa che richiedeva un arisposta militare sapendo che l’avanzata della Nato avrebbe instaurato in Russia un regime fascista come in Ucraina: la liquidazione di tutte le opposizioni alla dissoluzione dell’Urrs.

5)il metodo della lotta di classe internazionale va specificato altrimenti è un flatus vocis. Se quella russa è una manovra difensiva e lo è allora dobbiamo riflettere su quello scritto di Lenin, poco studiato, “Il programma militare della rivoluzione proletaria”(3), in cui passa in rassegna i modi con cui va articolata la tattica della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile. Poiché la guerra imperialista mondiale in corso non è un conflitto tra imperialismi, ma una guerra di aggressione a due ex stati operai (degenerato uno, deformato l’altro) per completare la restaurazione (vedi tesi di Buenos Aires 2004) per dirla con Lenin <<sarebbe semplicemente sciocco negare”sciocco” negare la difesa della”patria” da parte dei popoliv oppressi nella loro guerra contro le grandi potenze imperialiste>>. Lo si ripete fino alla nausea che una guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi: è la politica è quella dell’imperialismo putrefatto che vuole prolungare la sua agonia riconquistando l’intero pianeta e riportarlo a com’era prima della Rivoluzione d’Ottobre!

Per dirla con Levent Dolek <<se discutiamo di trasformare la guerra in una guerra civile o, in altre parole, di trasformarla in una rivoluzione, dobbiamo guardare ai diversi esiti di questa guerra sul fronte, anticipandone le implicazioni politiche basate principalmente sugli interessi di la classe operaia>>(4)

Alcuni diranno ma per trasformare la guerra imperialista in guerra civile civile ci vuole il Partito della rivoluzione socialista mondiale ed ora non c’è, ma forse c’era nell’ex impero zarista quando Lenin al C.C.d ella frazione bolscevica del POSDR propose le tesi d’Aprile?

La lezione è costruiamo il Partito della rivoluzione socialista mondiale dentro la guerra in Ucraina e ostacolando con tutti i mezzi possibili date le circostanze collaborando con le forze del il proletariato russo e ucrainoche combattono la Nato, i suoi sgherri e nei paesi europei a rovesciare i governi imperialisti!

Ainnantis, amus a binchere! Avanti vinceremo!

Sardegna Rossa!

1)https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/12/21/la-russia-vuole-entrare-nella-nato.html

2)https://www.repubblica.it/online/mondo/congiuntiva/congiuntiva/congiuntiva.html

3)https://sardegnarossa.wordpress.com/2019/09/25/il-programma-militare-della-rivoluzione-proletaria-1916/

4)http://redmed.org/article/myth-russian-imperialism-why-neutrality-war-ukraine-wrong?fbclid=IwAR1N8AhxcLwiobZKQ_duNfCX9QThfZqKe6sZYq24aBz7MR-sRLIfvvixlY0

Gli USA e il dollaro sono imperialisti!

La guerra Russia-Ucraina alla luce della lunga e infuocata guerra mondiale commerciale-monetaria

di Margherita Koutsanellou

Insieme alla guerra Russia-Ucraina, infuriano contemporaneamente molte altre guerre, di vario genere e di diversi livelli, inevitabili, a volte addirittura necessarie. La guerra delle analisi e delle teorie è una di queste, senza la quale, infatti, nessuno potrebbe formarsi un’opinione, prendere posizione e, soprattutto, agire.

Dall’inizio della guerra russo-ucraina con l’invasione russa dell’Ucraina, la sinistra internazionale e interna si è in gran parte affrettata a prendere le distanze dalle forze che effettivamente combattono sul suolo ucraino, che da un lato sono USA-NATO-UE, e la Russia dall’altro (con la Cina considerata un alleato della Russia, ma per il momento rimasta in secondo piano), caratterizzando queste potenze geopolitiche come entrambe imperialiste. A questo punto c’è una polemica politica piuttosto seria con l’analisi che dice che (senza che ciò significhi in alcun modo che si applaudi al regime di Putin) in ogni caso non è una posizione politica corretta mantenere uguali distanze tra le forze geopolitiche in conflitto, in quanto la caratterizzazione della Russia come potenza imperialista è sfortunata ed erronea, poiché confonde la nozione di imperialismo secondo Lenin con l’aggressione militare della Russia di Putin. L’aggressività, che in questo frangente appare espansiva, non è tuttavia in larga misura – e questo è ammesso sotto molti aspetti – piuttosto che una mossa difensiva. Le argomentazioni da entrambe le parti stanno piovendo e la loro evidenza è ricercata principalmente nei singoli elementi che compongono i vari eventi di questa particolare guerra. Ad esempio, se Putin sia o meno un antifascista, se l’Ucraina sia sotto il controllo neonazista, se i russofoni siano comunisti e molto altro. Qui cercheremo di cercare prove oggettive per la diagnosi della reale natura delle forze in conflitto nella guerra russo-ucraina, attingendo dati ufficiali dalla sfera politico-economica. “Perché la prova del vero o meglio: del vero carattere di classe della guerra”, non è contenuta, certo, nella storia diplomatica della guerra, o nella guerra di propaganda, ma nell'”analisi della situazione oggettiva delle classi dirigenti in tutte le Potenze Combattenti”, il che significa che dobbiamo vedere “tutti i dati sulle basi della vita economica di tutte le Potenze Combattenti e del mondo intero”. (Lenin, Imperialism, The Highest Stage of Capitalism, vol. 27, p. 310). Per quanto comprensibile, va chiarito fin dall’inizio che un semplice articolo fino a un certo punto potrebbe solo sviluppare l’argomento necessario e non rivendicare in alcun modo gli allori di qualsiasi analisi accademica in economia politica. Questo non è certo un punto debole. Va inoltre chiarito che il fulcro della nostra ricerca è sulla questione dell’esportazione di capitali, come uno degli elementi chiave della trasformazione di un’economia capitalista in una imperialista, e non poteva esaurire la questione dell’imperialismo come un’intera.

I movimenti di capitali transfrontalieri, tuttavia, devono essere chiariti come criterio di base piuttosto che regionale per qualsiasi analisi dell’imperialismo. Qual è l’esportazione del capitale e la sua relazione con l’imperialismo?

Se scegliamo la definizione data nella Grande Enciclopedia Sovietica, l’esportazione di capitale è il trasferimento di capitale in un altro paese dal paese in cui ha sede il capitalista (capitalista), al fine di ottenere sistematicamente valore dal suo investimento, ma anche per ragioni politiche . Secondo la stessa voce, l’esportazione di capitali si presenta in due forme: capitale diretto a investimenti produttivi e capitale di investimento di portafoglio (capitale finanziario/bancario, debito pubblico). Gli investimenti produttivi riguardano l’industria, l’agricoltura, i trasporti, il commercio e altri piani aziendali e sono noti come Investimenti Diretti Esteri. Gli investimenti di portafoglio comportano l’acquisto di azioni ordinarie e titoli di debito, come banconote, obbligazioni e titoli. Di solito mascherano l’esportazione di fondi con la copertura dello stato nazione, per paura di una loro possibile nazionalizzazione. Il deflusso di capitali è il principale strumento economico utilizzato dalla neocolonizzazione.

Proviamo allora a ricordare per un momento il rapporto tra imperialismo ed esportazione di capitali con l’aiuto di un articolo di Rizospastisn (1)del 2001:
<<“Per il vecchio capitalismo, completamente dominato dalla libera concorrenza, l’esportazione di merci era caratteristica. “Per il nuovo capitalismo in cui dominano i monopoli, l’esportazione di capitale è diventata tipica”. (Lenin, L’imperialismo, lo stadio più alto del capitalismo, Tutto, vol. 27, p. 364).
Lenin parla di “capitalismo moderno”, poiché quest’opera è stata scritta all’inizio del XX secolo, quando è stata completata la transizione dal capitalismo monopolistico all’imperialismo. Certo, l’esportazione di merci non si ferma, e infatti c’è un’intensa competizione tra gli stati imperialisti ei centri imperialisti, in termini di conquista dei mercati su scala globale. “Ma l’esportazione di capitali diventa una caratteristica più importante, acquisisce un ruolo guida del capitalismo nella sua fase imperialista, in relazione all’esportazione di merci”>>.

Quali sono gli stati imperialisti moderni secondo quanto sopra?

Nell’ambiente economico moderno, per localizzare i centri imperialisti, dobbiamo solo cercare quegli stati capitalisti che esportano capitali (diversi dalle merci) e in quale misura. In altre parole, possiamo solo cercare prove di quali economie capitaliste siano in cima alla lista degli Investitori Diretti Esteri (IDE), conosciuti nel linguaggio finanziario globale come FDI (Investitori Diretti Esteri), ma ovviamente anche per quelli transnazionali prestito esterno come forma di investimento estero (fondi fruttiferi di interessi trasferiti dal paese prestatore al mutuatario).

Investimenti diretti esteri

Si legge sul sito ufficiale dell’OCSE (https://www.oecd.org/investment/investment-policy/statistics.html) che nella seconda metà del 2020 e nella prima metà del 2021 i paesi leader mondiali per deflussi di Investimenti Diretti Esteri verso altri Paesi, sono stati gli USA con 332 miliardi di dollari, il Giappone con 124 e i Paesi Bassi (Paesi Bassi) con 90 miliardi, ma continuiamo ancora per un po’ la nostra ricerca.

Sempre restando sui dati dell’OCSE, studiamo i suoi rapporti finanziari, intitolati FDI IN FIGURES (gli Investimenti Diretti Esteri con i numeri), che vengono pubblicati periodicamente e forniscono dati e statistiche esaustivi sui movimenti transfrontalieri di capitali. Nel numero di ottobre 2021 si informa, come si diceva sopra, che tra i Paesi per i quali si riportano i dati, gli USA (senza trattare con i loro alleati NATO) registrano 101 miliardi di dollari nella seconda metà del 2020 e 231 miliardi di dollari in esportazioni di capitali nella prima metà del 2021, per un totale di $ 332 miliardi.

Rispettivamente, allo stesso tempo la Russia come Investitore Diretto Estero esporta fondi per un totale di -11 + 8 = -3 miliardi di dollari! (vedi tabella sotto).

È ovvio che non solo le dimensioni non sono comparabili tra le due economie, ma lo scorso anno le esportazioni di capitali dalla Russia verso altri paesi non solo non hanno potuto essere paragonate a quelle degli Stati Uniti, ma hanno anche avuto un segno negativo!

Fonte: https://www.oecd.org/investment/investment-policy/FDI-in-Figures-October-2021.pdf

Rispettivamente, nel biennio 2017-2018, secondo gli stessi report, con statistiche e dati sugli afflussi e deflussi di Investimenti Diretti Esteri (IDE), le maggiori fonti di deflusso di IDE (IDE) sono state Giappone, Cina e Francia. Gli Stati Uniti, che di solito sono il più grande investitore estero (e rispettivamente il più grande destinatario di investimenti diretti esteri) hanno registrato un numero di IDE negativo nella prima metà del 2018, ma poi hanno riguadagnato la loro posizione egemonica come il più grande investitore diretto estero quell’anno. .

Con l’eccezione della Cina (che è uno degli alleati della Russia), i confronti tra i due rivali capitalisti USA-RUSSI come cruciali per valutare un’economia capitalista come criterio imperialista per i deflussi di capitali lasciano poco spazio a dubbi su chi sia. Se un’espansione militare, come quella della Russia, che mira, e lo ripetiamo è sotto molti aspetti riconosciuto, ad allentare le catene imperialiste da parte dell’Occidente costituisce “imperialismo”.

USA – Esportazione di fondi sotto forma di prestiti transnazionali

Non dovremo entrare troppo nei dettagli per convincerci della sovranità assoluta – seppur in inevitabile declino – di esportare capitali sotto forma di prestiti ai paesi in via di sviluppo in nome della lotta alla povertà. Basti citare la Banca Mondiale con sede a Washington e le sue istituzioni “di buon auspicio”, come il FMI e il fiume galattico di dollari che manipolano interi stati del cosiddetto terzo mondo in via di sviluppo. Patti di una moneta sopravvalutata che impone regole di libero mercato senza scrupoli, per cui gli USA sanguinano economicamente e opprimono politicamente i popoli del mondo.

Fuga di capitali dalla Russia con amore!
Il deflusso di capitali non costituisce estrazione di capitale!

La fuga di capitali è il trasferimento di attività denominate in valuta nazionale ad attività denominate in valuta estera, in patria o all’estero, in modi che non fanno parte delle normali transazioni commerciali. Pertanto, le attività trasferite all’estero su conti bancari o titoli esteri che vanno oltre la consueta diversificazione del capitale costituiscono un deflusso di capitali, così come l’attività dei locali nel detenere o accumulare valuta estera (dollari) invece della valuta nazionale (in questo caso il rublo). .
In poche parole, gli oligarchi russi non esportano capitali quando accumulano i loro profitti in banche sicure all’estero e nei paradisi fiscali.
Ovviamente, un’analisi oligopolistica della guerra russo-ucraina in un semplice articolo non potrebbe approfondire e includere una serie di parametri, politici, economici, sociali, che aumentano il volume di conclusioni e riflessioni e possono aggiungere conferme o riserve. i vari ragionamenti prodotti.
Ma il fatto è che per quanto si esaminino i dati economici, non si può sostenere che gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO possano essere equiparati nella sfera politico-economica allo Stato russo, che non può essere né democrazia imperialista né democrazia borghese. La ricerca e la discussione sul tema dell’imperialismo e su ciò che lo differenzia dalle strategie espansionistiche deve essere proseguita per comprendere meglio la teoria, ma anche per raggiungere una corretta comprensione degli eventi storici moderni. Questo articolo si propone semplicemente di porsi delle domande e di contribuire a dipanare certezze frettolose o addirittura arretrate che purtroppo vengono pronunciate con grande facilità, provocando una confusione decisiva per la lotta di classe.

Dobbiamo renderci conto che una cosa è esportare capitali, cioè investire in società di paesi diversi dalla loro sede, cercando in esse opportunità redditizie, e un’altra è spendere una vita in consumi e depositi invisibili all’estero e in fiscalità, paradisi dei famosi oligarchi russi, di cui si parla così tanto per ottenere l’opinione pubblica dell’Occidente, che presumibilmente li sta sopportando con guerre e sanzioni contro se stessi e la Russia.

Geopolitica delle valute – L’egemonia del dollaro alla fine – Una guerra disperata della superpotenza mondiale USA in declino

Una delle funzioni di base di una moneta così come la conosciamo è quella di utilizzarla come mezzo per immagazzinare valore per risparmi che possono essere salvati e recuperati in futuro senza una significativa perdita della sua energia di riserva. La fiducia in una valuta, in questo caso il dollaro, ha finora fatto eco all’egemonia geopolitica statunitense, e ne ha fatto la valuta di riserva globale indiscussa.
Nel 2021 il dollaro rappresentava il 60% delle riserve ufficiali globali. Nel 2000 questa percentuale era del 71%. Attualmente sono seguiti in percentuale, l’euro con il 21%, lo yen giapponese con il 6%, la sterlina britannica con il 5% e il renminbi cinese con il 2%.

Ragioniamo qui per renderci conto della differenza, che il rublo non è mai stato una valuta di riserva mondiale. La Russia è davvero una potenza mondiale, che agisce come un maestoso avversario dell’alleanza occidentale, ma questo non la rende una potenza imperialista.

Per quanto riguarda i conflitti intracapitalisti, negli ultimi vent’anni la diversificazione delle riserve monetarie ha galoppato a un ritmo costante con un calo costante e sempre più accelerato dei tassi di cambio del dollaro. Non è qualcosa di cui non sappiamo il fatto che chi è il sovrano, mostra la cui valuta è utilizzata come riserva mondiale. Non è qualcosa che non sappiamo, che la cui egemonia viene scossa è mostrata dalla cui moneta rischia di cadere dal trono della riserva mondiale. Questo accadde in Spagna nel 16° secolo, nei Paesi Bassi nel 17°, in Francia nel 18° e in Gran Bretagna nel 19°.
Gli Stati Uniti sono stati e continuano ad essere il più grande esportatore di capitali. Come è rispettivamente il più grande destinatario di investimenti diretti esteri. L’inconcepibile volume di afflussi e deflussi di capitali nell’economia statunitense si basa sul privilegio di emettere la valuta di riserva mondiale. Sebbene sia l’economia più indebitata del pianeta, ha il potere politico di pagare il proprio debito con la propria moneta, che con la sua imposizione imperialista può emettere generosamente. Tuttavia, l’inflazione non lascia più molto spazio per trasferire sul futuro l’enorme disavanzo che si sta accumulando. Il debito pubblico statunitense è prevalentemente estero.
L’egemonia geopolitica del grande imperialista statunitense, motivo per cui tanti paesi scelgono di utilizzare il dollaro come valuta di riserva, è discutibile. Le azioni coordinate delle economie emergenti per liberare dal dollaro le loro transazioni monetarie e le loro riserve stanno diventando sempre più concentrate.

Gli accordi economici commerciali dei paesi dell’Asia (Cina, India, Australia, ecc.) sono una guerra economica implacabile per gli USA, alla disperata ricerca di nuovi mercati, attraverso i quali il dollaro indebolito e vacillante possa riconquistare la e soprattutto il suo potere politico, estendendo il ruggito morente della superpotenza mondiale. La frammentazione della Russia e la sua colonizzazione gioverebbero agli USA imperialisti, che stanno soffocando a causa del fallimento irrevocabile del capitalismo finanziario.

C’è molto da dire da comunisti sulla Russia post-sovietica e sull’oligarca bonapartista, anticomunista, Putin, che sta anche cercando modi per rivitalizzare il rublo, cercando di collegarlo all’oro, ad esempio, ma senza la minima possibilità di così facendo. Tuttavia, includere la Russia nelle potenze imperialiste e mantenere, con questa scusa, le stesse distanze da coloro che sono effettivamente coinvolti nella guerra russo-ucraina, è un errore politico, in quanto disarma le forze di classe, facilitando la guerra dell’unico USA imperialista -NATO UE.

1)

Η εξαγωγή κεφαλαίου στον ιμπεριαλισμόhttps://www.rizospastis.gr/story.do?id=692759

Originale:

L’origine della guerra ucraina e lotta contro la NATO

Una risposta al commento del compagno Nicola Tradori : “Per anni abbiamo inneggiato a “Patria o Muerte” di guevariana memoria e tifato per resistenze improbabili di mezzo mondo contro gli americani, ora dovremo chedere agli ucraini di arrendersi?”

Caro Nicola, il Che lottava contro l’imperialismo USA è il suo regime oligarchico dittatoriale a Cuba di Batista. Zelensky non rappresenta in nessun modo un nazionalismo progressivo. È l’espressione di un nazionalismo oligarchico filofascista (il Putch di Euromaidan fu compiuto usando le milizie di estrema destra incoraggiate e sostenute dai governi USA e UE). Questo è dimostrato da alcuni fatti:

1) Il banderismo è stato rivalutato come ideologia nazionale dopo Euromaidan dall’oligarchia filo-imperialismo occidentale ucraina, di cui Zelensky è l’ultimo rappresentante politico. Le milizie neofasciste sono riconosciute, finanziate e inquadrate negli apparati dello stato ucraino.

2) L’anticomunismo e la messa al bando delle organizzazioni comuniste, il neofascismo banderista, lo squadrismo delle milizie di Azov, Settore Destro ecc, l’oppressione e discriminazione russofoba, il mancato riconoscimento del diritto all’autodecisione e separazione della popolazione russa del Donbass.

3) L’appello all’adesione all’UE e alla NATO, cioè alla tutela dell’imperialismo, in cambio di una partecipazione a quel mercato, offrendosi come una base di operazioni militare nei futuri tentativi di destabilizzazione del regime russo da parte dell’imperialismo. Da questo punto di vista, Zelensky si candida a fare il gendarme interno e l’ennesimo ascaro internazionale dell’imperialismo USA-NATO, avrebbe più senso, quindi il suo confronto con i regimi oligarchici filo-imperialisti latinoamericani che con l’esperienza della rivoluzione cubana.

4) Quanto finora detto indica che l’espansione della NATO ad est potrà avvenire solo contando su regimi autoritari e sempre più apertamente fascisti, militaristi e russofobi e prelude ad una guerra generale contro la Russia di carattere europeo se non mondiale.

In questo contesto né l’Ucraina si può definire un paese indipendente, né la guerra condotta da Zelensky è una guerra di liberazione nazionale progressiva per l’indipendenza, ma è l’estrema resistenza di un’oligarchia filo-imperialista, trascinata nella guerra contro la Russia dalla sua stessa politica, per conservare l’Ucraina nel campo “occidentale”, cioè gli interessi di quella parte dell’oligarchia.

La Russia ha giustificato il suo intervento non rivendicando un’annessione dell’Ucraina, ma garanzie della sua neutralità, il riconoscimento del diritto alla separazione delle popolazioni ribelli del Donbass e della Crimea, (che è all’origine di guerra di 8 anni contro quelle popolazioni, innescata dal golpe di Euromaidan, sponsorizzato dall’occidente, e dalla conseguente campagna di discriminazione e repressione russofoba) e infine il lavorio costante dell’oligarchia ucraina per l’adesione del proprio paese confinante con la Russia ad un’alleanza militare antirussa.

Diverso sarebbe stato se Putin avesse attaccato un governo operaio, o anche un governo effettivamente neutrale nello scontro tra imperialismo e Russia, o se fosse intervenuto a sostegno di un regime oligarchico minacciato da una rivolta operaia e popolare come in parte furono gli eventi in Bielorussia di qualche mese fa.

Questi fatti dovrebbero, come minimo, problematizzare del conflitto senza ridurlo alla mera questione astratta di principio della difesa del diritto all’autodeterminazione, perché, nei fatti, le uniche effettive possibilità di scelta (autodeterminazione) che il popolo ucraino ha, in un contesto di scontro tra l’imperialismo occidentale e la Russia e di ritardo della rivoluzione, sono: la neutralità, o condurre una guerra di resistenza sanguinosa, non per il socialismo o contro il fascismo, ma ad esclusivo interesse dell’oligarchia locale che in cambio del proprio inserimento come semicolonia dell’imperialismo occidentale nel mercato globale è lo strumento di una guerra per procura dell’imperialismo occidentale nel suo tentativo di rovesciare il bonapartismo oligarchico di Putin che ostacola il progetto del grande capitale occidentale di sottomissione e spartizione della Russia.

Purtroppo la tesi dell’imperialismo russo e dello scontro interimperialistico assunta da una parte dell’estrema sinistra e da parte della sinistra cosiddetta trotskista fa prendere abbagli e non consente di comprendere tutta la contraddittorietà della situazione, nè di far comprendere gli errori di alcune adesione acritiche del campismo.

Il bonapartismo putiniano ha sicuramente un carattere reazionario o controrivoluzionario, ma è l’espressione, non di un rinascente imperialismo russo in ascesa, ma della lotta per la sopravvivenza di un regime oligarchico già in crisi appena emerso dal processo di restaurazione del capitalismo in Russia, e minato dalle profonde contraddizioni che questo processo presenta. Che si riducono sostanzialmente a due alternative: la disgregazione della società russa sotto la pressione, o i colpi di una guerra con l’imperialismo occidentale per sottometterla e farne una semi-colonia, o la ripresa del processo socialista rivoluzionario in Russia che espropri l’oligarchia e riavvi la transizione al comunismo congelata dallo stalinismo negli anni ’20 e fatta regredire nella restaurazione del capitalismo negli anni ’90.

Il ritardo della rivoluzione mondiale spiega il persistere del regime putiniano in Russia, e l’emergere di regimi nazionalisti reazionari dai caratteri populisti o filofascisti come quello ucraino, perché, come spiegato da un militante trotskista russo intervistato dal dirigente trotskista americano David North:

“Putin trae la propria forza del pessimismo. È aiutato dalle condanne intrise d’odio della Russia che induce la popolazione di questo paese a credere di essere isolati in un mondo ostile dominato dalla superpotenza degli Stati Uniti… Ma questo pessimismo sarebbe dissolto dall’emergere di un genuino movimento internazionale contro la guerra che esprima chiaramente la propria opposizione – oltre che contro Putin –contro l’imperialismo USA-NATO e il governo fascista ucraino.

Sostenere l’attuale “resistenza” ucraina egemonizzata dal nazionalismo banderista o filo banderista del governo Zelensky, significa solo sostenere quella che sta diventando una guerra per procura degli USA e della NATO contro la Russia, che è il programma che, ogni giorno che passa, Zelensky, incoraggiato anche da qualche governo occidentale, sembra voglia ostinatamente seguire, con il rischio di una guerra lunga e sanguinosa, migliaia di morti innocenti, la devastazione dell’Ucraina, e una evoluzione verso una guerra mondiale.

Dobbiamo innanzitutto lottare nel nostro paese contro l’imperialismo NATO-UE di casa nostra che è il primo responsabile di questa situazione, e la base di ogni provocazione internazionale rivendicando:

  • Lo scioglimento della NATO, non ha alcuna giustificazione se non quella della preparazione di una guerra contro la Russia;
  • La neutralità dell’Ucraina. La neutralità non è una negazione dell’indipendenza nazionale dell’Ucraina ma l’esatto opposto, la manifestazione della sua indipendenza rifiutando di diventare strumento per una futura aggressione della Russia;
  • Il diritto all’autodecisione delle popolazioni russe di Crimea e Donbass;
  • Lo scioglimento e liquidazione di tutte le organizzazioni milizie fasciste e banderiste presenti in Ucraina e la riabilitazione delle organizzazioni comuniste e di sinistra messe fuorilegge.
  • L’esproprio dell’oligarchia restaurazionista e la restituzione di tutti patrimoni e le proprietà sottratte al proletariato ucraino.
  • La smilitarizzazione dell’Ucraina e la sostituzione dell’esercito nazionale con una milizia operaia e popolare di difesa basata e sotto il controllo di assemblee locali democraticamente elette nei luoghi di vita e di lavoro del popolo ucraino.

Bisogna preparasi a trasformare le contraddizioni esplosive che la guerra, con le sue devastazioni umane, economiche, politiche e sociali produrrà nella società Ucraina, Russa ed Europea in rivoluzione contro gli oligarchi restaurazionisti e le borghesie occidentali per porre fine una volta per tutte all’epoca delle crisi, delle guerre e delle distruzioni.

Gianmarco Satta

Il disfattismo rivoluzionario contro il governo Zelensky in Ucraina

Più passa il tempo e più sembra maturare il progetto dell’imperialismo USA-UE NATO e del governo Zelensky di trasformare l’intervento russo in una guerra lunga e logorante.

Perché il proletariato deve essere, giustamente, indipendente dalla politica militare dell’imperialismo e del bonapartismo dell’oligarchia russa e non dovrebbe esserlo rispetto a quella di Zelensky?

Non sono il governo Zelensky e i settori dell’oligarchia Ucraina che lo sostengono dei clientes dell’imperialismo USA-UE?

Che cosa hanno provocato l’intervento militare russo in Ucraina “le mire espansionistiche e la volontà di potenza dell’imperialismo russo” o le necessità di difesa strategica della Russia, retta dal bonapartismo oligarchico restaurazionista di Putin, dalla politica di accerchiamento militare della NATO che vorrebbe fare dell’Ucraina l’ennesima testa di ponte, nella prospettiva della sottomissione della Russia e della sua riduzione a semicolonia del mercato capitalista mondiale dominato dell’imperialismo decadente USA-UE?

Se la guerra al governo Zelensky è stata lanciata dall’esercito russo e non dal proletariato ucraino è purtroppo per un ritardo della rivoluzione mondiale.

Ma difendere l’indipendenza Ucraina senza chiedere il rovesciamento, ora, del governo Zelensky e del regime oligarchico significa favorire l’iniziativa dell’imperialismo e un prolungamento sanguinoso della guerra. A maggior ragione se il regime di Zelensky dovesse consolidarsi in un enclave nazionalista filo NATO sostenuta da forti rifornimenti militari dell’imperialismo. Probabilmente quello che si sta prospettando con l’annuncio dell’appoggio militare prima del governo tedesco seguito poi da Macron e via via dagli altri paesi imperialisti.

In questo contesto è indubbio che la caduta di Zelensky sarebbe un colpo all’imperialismo occidentale e un arresto alla guerra. Ma senza una mobilitazione del proletariato ucraino per rovesciare il governo Zelensky il rischio sarebbe quello di una guerra logorante e sanguinosa alimentata dal sostegno occidentale.

Allo stesso momento è evidente che il governo ucraino si fida poco del suo popolo perché non ha approntato nessuna difesa nazionale del territorio basata su un armamento generale.

Si conta sul sostegno militare occidentale e su settori dell esercito e le milizie nazionazionaliste e filonaziste perché è il miglior modo di conservarsi come oligarchia al potere, anche al costo di una più lunga guerra di logoramento, e di un massacro di civili.

Non dobbiamo fare un generico appello alla pace, ma alla mobiltazione per bloccare ogni sostegno occidentale al governo banderista di Zelensky, qui da noi, e alla sollevazione del proletariato e del popolo ucraino perché rovesci Zelensky, in Ucraina. Questo governo, insieme a quelli che l’hanno preceduto, dopo il golpe di Euromaidan ha condotto il suo popolo nella tragedia di una guerra fratricida con il popolo russo.

L’oligarchia al potere in Ucraina non si è fatta scrupolo di riabilitare il nazionalismo fascista e filonazista di Bandera e di consentire l’organizzazione nel proprio territorio di partiti e milizie neofasciste per terrorizzare e liquidare ogni opposizione di sinistra, comunista, sindacale proletaria interna e l’autonomia culturale della popolazione russofona.

Gli eventi della storia Ucraina da Euromaidan ad oggi hanno rivelato tutto il contenuto reazionario del nazionalismo ucraino.

Il proletariato ucraino deve insorgere per instaurare un governo operaio e popolare che espropri gli oligarchi, riconosca l’autonomia culturale della popolazione russofona e le repubbliche indipendenti del Donbass come premessa della ricostruzione di nuove relazioni politiche ed economiche fraterne. Liquidi tutte le organizzazioni e le milizie banderiste e neonaziste e firmi un accordo di pace con la Russia che garantisca la propria assoluta neutralità e il rifiuto di ogni presenza militare NATO e UE nel proprio territorio.

Qualcuno potrebbe dire che è utopistico? Forse ma il primo interesse della Russia non è l’annessione dell’Ucraina ma un governo non ostile in Ucraina.

Putin non può tollerare un governo operaio in Ucraina, vero, ma è probabile che possa tollerare ancora meno un governo filoatlantico, e più l’operazione militare rallenta magari sostenuta da un massiccio sostegno militare dei paesi della NATO che consenta a Zelensky di costituire un enclave difficile da espugnare, più il rischio che la guerra diventi un pericoloso boomerang per Putin aumenta. E più si rafforza la resistenza di Zelensky più si incoraggia l’imperialismo ad un sostegno indiretto che a quel punto diventerebbe una guerra di logoramento russo per procura da parte dell’imperialismo, come fu in Afganistan. L’imperialismo potrebbe convincersi che varrebbe la pena di giocare questa per portare la crisi all’interno della Russia stessa, e arrivare così a quel rovesciamento di regime a cui punta da tempo.

In questo quadro l’Ucraina nei fatti non sta dimostrando nessuna indipendenza. Rischia di diventare solo, sotto la guida del nazionalismo banderista filo europeista e filo atlantico il terreno della provocazione e dello scontro sanguinosissimo con cui l’imperialismo USA e UE, senza versare una goccia del proprio sangue, punterà a logorare e far implodere la russia a spese del sangue ucraino e russo

Inoltre il proletario russo che va a combattere in Ucraina (ricordiamo che quello russo è un esercito di leva) sarà pure disposto a lottare per una minaccia concreta alla Russia o anche per la popolazione russofona locale, ma quanto sarebbe disposto a combattere e schiacciare un governo operaio e popolare, che comprenda russi come lui e che gli offrisse garanzia di pace e reciproca convivenza?

Una possibile soluzione della crisi acuta aperta dall’intervento militare russo in Ucraina verso la rivoluzione mondiale e per scongiurare un’escalation della guerra in un massacro generale può venire solo da un insurrezione del popolo ucraino che rovesci il governo Zelensky.

La nuova fase aperta da questa guerra ucraina impone al proletariato ucraino e russo la propria riorganizzazione politica e militare indipendente in modo che possa intervenire attivamente come direzione politica di classe alternativa nell’attuale lotta politica e militare.

La lotta contro l’imperialismo italiano, oggi!

1)Accusiamo l’imperialismo italiano di partecipare in prima fila alla guerra imperialista mondiale di aggressione al Donbass e alla Russia. Il punto a cui siamo arrivati oggi è iniziato il 17 gennaio, 1991 quando il contingente internazionale guidato dagli USA bombardò la Repubblica dell’Iraq. Fu messa alla prova la direzione sovietica guidata da Gorbaciov e il primo restauratore lasciò mano libera alla coalizione imperialista. Da allora è iniziato l’inferno. Nell’epoca dell’imperialismo il declino del modo di produzione capitalista la classe dominante cerca di arrestarlo con la guerra. L’avanzata della Nato ad est è arrivata alla guerra guerreggiata.

2)Il movimento contro l’aggressione imperialista al Donbass e alla Russia dev’essere un movimento che abbia come obiettivo un governo operaio che ritiri i soldati dello stato italiano dal fronte di guerra; abolisca l’esercito professionale e istituisca la milizia popolare, il migliore strumento di autodifesa. Non c’è altra strada per fermare la guerra.

3)Ci sono crepe negli eserciti imperialisti: alla fine di gennaio fu costretto a dimettersi il capo della marina tedesca, il viceammiraglio Kay-Achim Schönbach, perchè contrario alla guerra ed espresse questa sua posizione dicendo “il presidente russo, Vladimir Putin, doveva essere trattato al pari degli altri leader occidentali”. I rivoluzionari che vogliono fermare la guerra devono rimanere indifferenti a queste crepe? Tutt’altro: <<nel periodo di preparazione rivoluzionaria noi ci scontreremo inevitabilmente con le forze armate della classe dominante (polizia, esercito) I nove decimi del lavoro militare del partito consistono in questo momento a disaggregare l’armata nemica, a scompaginarla e per un decimo a raggruppare e a preparare le forze rivoluzionarie. Ovviamente i rapporti aritmetici che ho indicato sono scelti arbitrariamente, ma essi danno un’idea di quello che dovrebbe essere il lavoro militare illegale del partito >> Trotsky, I problemi della guerra civile luglio 1924;

4)La follia della classe borghese è manifesta: fanno la guerra in piena pandemia,. La borghesia ha fatto proprio il neo-malthusianesimo di Hitler. La lotta operaia contro la pandemia e contro la guerra è una lotta per mettere la borghesia in condizione di non nuocere più all’umanità, come ha fatto e fa nella sua decadenza. La nostra forza sta nell’acquisizione scientifica che ci ha lasciato Lenin nella sua analisi dell’imperialismo: la tattica rivoluzionaria va plasmata sull’interazione dialettica fra le leggi della guerra e e le leggi della rivoluzione!

Sardegna Rossa 24 febbraio 2022

La storia materialistica della scienza contro la speculazione arbitraria e mistificatrice!

Alla memoria del gappista Bruno Fanciullacci

1)Ciò che dobbiamo fare

La pandemia ha messo alla prova quella visione del marxismo che, dalla cosiddetta Scuola di Francoforte, ha accolto la tesi che la dialettica tra forze produttive e rapporti sociali di produzione fosse superata, in quanto le prime sono state assorbite e plasmate totalmente dai secondi. Pensarla in questo modo significa rifiutare il fondamento scientifico che spiega non solo la necessità e l’ineluttabilità della rivoluzione socialista ma, anche, la rivoluzione borghese cioè il rovesciamento del modo di produzione feudale: «un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, […] dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale»(Marx). Tra le principali forze produttive ci sono la tecnica e la scienza, l’influenza della visione derivata dalla scuola di Francoforte ha prodotto un atteggiamento di disinteresse se, non quando, di ostilità nei confronti di questa forza produttiva in settori della sinistra e dell’estrema sinistra tanto da essere impreparati di fronte alla pandemia del covid 19 e delle altre varianti che sono la prova della cancrena irreversibile del modo di produzione del capitale. E’ proprio la pandemia ha mostrato come la scienza, i suoi risultati e le tecniche subiscano uno strozzamento dai rapporti sociali di produzione e dalla classe dominante in essi. Facciamo un esempio che illustra la natura criminale e omicida della classe dominante che limitando, distorcendo e occultando i risultati della scienza ha creato le condizione di 5,4 milioni di decessi e 289 milioni di casi al 2 gennaio 2022(OMS). Nel 2017 Nature Communications pubblicò un lungo articolo ((Global hotspots and correlates of emerging zoonotic diseases) in cui venivano esposti i risultati di una significativa ed esauriente mappatura dei possibili focolai e individuava nell”area di Hubei uno dei punti di rischio del prossimo salto interspecifico (lo spillover) dell’agente patogeno il covid 19(1). Carlo Rondinini, professore ordinario di biologia ambientale ed evoluzionistica, coautore dell’articolo citato così caratterizzava la mappatura: <<abbiamo costruito un modello basato su diverse variabili, come la distribuzione dei mammiferi, la copertura della foresta e la deforestazione , la densità della popolazione umana, le occasioni di contatto fra esseri umani e animali selvatici, la variazione del clima, la densità delle aree coltivate e adibite a pascolo, con l’obiettivo di individuare hot-spot di possibile passaggio di nuove zoonosi virali da animali selvatici all’essere umano>>(2). Tale mappatura nelle mani della classe operaia sarebbe stata la base per un intervento politico mondiale per impedire la diffusione del virus e avviare una politica di alleanza mondiale con i contadini per mettere fine alle condizioni dell’agricoltura capitalistica focolaio di spillover. I governi che sono i comitati d’affari della borghesia hanno nascosto quei risultati e hanno diffuso l’idea che la pandemia da covid 19 fosse uno <<shock senza precedenti…un evento di carattere straordinario>> (presidente del Consiglio 20209) o come ha scritto Andrea Urbani, direttore della programmazione sanitaria, <<siamo stati investiti da uno tsunami, che ha colpito l’Italia come primo paese in Europa>>. La classe dominante ha voluto far passare questa pandemia come un fenomeno imprevedibile e perciò inaspettato. Se la scienza e la tecnica fossero state plasmate totalmente dai rapporti sociali di produzione come hanno sostenuto il trio di Francoforte e i suoi epigoni perchè la classe dominante internazionale ha nascosto i risultati della mappatura mondiale della zoonosi? Qualcuno potrebbe prendersela con gli scienziati che hanno taciuto, ma non è così che va posta la questione sul comportamento degli scienziati. Engels ci ha insegnato che lo scienziato in laboratorio è un materialista spontaneo, perché la scienza di per sé è materialista in quanto spiega i fenomeni con le forze della natura stessa, ma fuori dal laboratorio lo scienziato subisce le idee della classe dominante, compresa la morale opportunista e ruffiana. Il compito per trasformare quel materialismo spontaneo in materialismo dialettico e storico è del partito e dell’internazionale operaia. Perciò la sua costruzione è fatta, anche, dalla lotta intransigente contro l’ideologia francofortese perchè come dimostreremo non è altro che “un’apologia indiretta” del capitalismo:<<Mentre l’apologetica diretta si preoccupa di nascondere, di contestare in modo sofistico, di far sparire le contraddizioni del sistema capitalistico, l’apologetica indiretta prende le mosse proprio da queste contraddizioni, ne riconosce l’effettiva esistenza e l’impossibilità di negarle come dato di fatto, ma ne da un’interpretazione che – nonostante tutto questo – torna a vantaggio della conservazione del capitalismo. Mentre l’apologetica diretta s’ingegna di presentare il capitalismo come il migliore degli ordinamenti come la vetta suprema e definitiva dell’evoluzione dell’umanità, l’apologetica indiretta mette in rilievo senza riguardo i lati cattivi e gli orrori del capitalismo ma afferma afferma che essi non sono proprietà specifiche del capitalismo, ma della vita umana, dell’esistenza in generale>>, La distruzione della ragione,vol.Ipag.206(3).

2)La speculazione arbitraria mistificatrice

<< I principi della scienza moderna furono strutturati a priori in modo tale da poter servire come strumenti concettuali per un universo di controllo produttivo, mosso dal proprio stesso impulso….La dinamica ininterrotta del progresso tecnico è stato riformulato nel Logos della servitù senza fine…. Razionalità pretecnologica e tecnologica….sono collegate fra loro da quegli elementi del pensiero che adattano le regole del pensiero alle regole del controllo e del dominio. I modi di dominio pretecnologici sono essenzialmente differenti dai modi di dominio tecnologici — differenti come la schiavitù dal lavoro salariato, il paganesimo dalla cristianità, la città stato dalla nazione, la strage della popolazione di una città conquistata dai campi di concen¬ tramento nazisti. Tuttavia, la storia è ancor sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio>> (H. Marcuse “L’uomo ad una dimensione”, cap.VI e cap. V). Se per “principi della scienza moderna” Marcuse intende: a)che ogni fenomeno va spiegato con con le forze della natura stessa senza ricorrere ad alcuna attività trascendente; b)che ogni modello esplicativo – confermato dall’osservazione e dall’esperimento – è sempre un’approssimazione destinata ad essere arricchita, “ciò che non sappiamo oggi lo sapremo domani” (Aleksandr Ivanovič Oparin);c)che la scienza e la tecnica interagiscono dialetticamente e ciò che viene chiamato “scienza pura” è un fantasma metafisico;d)che la scienza e la tecnica sono limitate dai rapporti capitalistici di produzione e che va fatto quanto fecero gli “artigiani superiori” e gli scienziati dalla fine del XIV secolo al XVII per liquidare l’ideologia aristotelico-platonica che dominava le indagini sulla natura nei secoli precedenti. Il braccio ideologico dell’aristocrazia feudale, la casta dei sacerdoti cattolici romani, riprese la filosofia platonica e aristotelica che giustificava il modo di produzione schiavistico. Da questa base materiale nasce la distinzione netta aristotelica tra la scienza pura (la speculazione fine a se stessa); e la poietica, la produzione di oggetti. In un mondo dominato dal modo di produzione schiavistico la classe dominante non ha alcun interesse alla costruzione di macchine che utilizzino i fenomeni naturali e allevino dalla fatica. La filosofia platonica e aristotelica non era di nessuna utilità per ciò che cercavano gli “artigiani superiori” e che potevano essere trovate se i corpi e i loro movimenti fossero stati indagati nella loro dimensione quantitativa e le loro relazioni e proprietà fossero formulati con la matematica e la geometria e che queste ultime non fossero convenzioni ma riflettevano l’oggettività: <<Egli [l’universo] è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli ce5rchi ed altre figure, senza i quali mezzi e impossibile a intenderne umanamente parola è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto >> (Galileo, Il Saggiatore, pag. 121, Biblioteca Treccani-Sole24ore ). La lotta contro l’egemonia del platonismo e l’aristotelismo non è altro che la lotta di classe nella filosofia e nella scienza della borghesia e piccola borghesia antifeudale contro l’aristocrazia del sangue ed il suo braccio ideologico, la chiesa cattolica romana;se i principi della scienza moderna sono questi e lo sono, allora la loro “strutturazione a priori” é il fantasma di un intellettuale che presuntuosamente e inutilmente ha cercato di confutare il materialismo storico. Quei principi sono, invece, il patrimonio tecnico scientifico le cui basi sono state poste con la liquidazione del feudalesimo realizzate nelle rivoluzioni antifeudali e antiassolutista: la rivoluzione nei Paesi Bassi, la rivoluzione inglese, la rivoluzione americana e infine la rivoluzione francese che portò allo zenith la democrazia politica. Sono il risultato di una lotta che ha rovesciato la dittatura della più odiosa di tutte le aristocrazie, quella del sangue.Marcuse, Horkheimer e Adorno sono vittime di un abbaglio e di una disillusione, dovute al loro idealismo e antimaterialismo ben radicati. Quando affermano che la ragione illuminista dal suo obiettivo iniziale l’assoggettamento della natura, è divenuta una modalità impersonale di dominazione dell’uomo, nascondono che ogni classe dominante ha una fase di ascesa e una di declino irreversibile. Le due guerre mondiali, il nazismo ed il genocidio del popolo ebraico sono le manifestazioni dell’agonia del modo di produzione del capitale non il compimento della “dialettica dell’illuminismo”, ma la sua esatta negazione. I francofortesi viaggiavano nella pura speculazione e il loro pensiero non era toccato dalla lotta reale i Germania tra rivoluzione e controrivoluzione. Non hanno mai difeso Trotsky e denunciato la burocrazia usurpatrice. Criticavano le versioni “rozze” del marxismo e non vedevano il marxismo vivente di Trotsky. Conoscevano il suo pensiero, la sua difesa del materialismo storico e dialettico e la sua caratterizzazione della scienza e della tecnica quali funzioni della società. Proprio quello che i francofortesi volevano colpire!L’idealismo non consente loro di cogliere la necessità dell’epoca dell’imperialismo con il suo carico pesante di oscurantismo. Rimpiangono l’era liberale del capitalismo, quando l’intellettuale non era immesso nell’industria culturale ed era convinto di essere al di sopra della materialità dell’esistenza.Quando in una famosa intervista del 1978 Habermas chiese a Marcuse se avesse partecipato attivamente al movimento dei consigli rispose: <<Sono stato coinvolto per un breve periodo, sono stato membro del consiglio dei soldati nel quartiere Reínickendorf di Berlino nel 1918; Mi sono ritirato molto rapidamente da questo consiglio di soldati quando sono stati eletti ex ufficiali >>. Non aveva la stoffa del combattente il giovane Marcuse, tanto è che invece di combattere contro gli ex ufficiali eletti, abbandona “rapidamente” il consiglio dei soldati e sino al 1919 rimarrà nel partito socialdemocratico tedesco. La sconfitta della rivoluzione tedesca lasciò un segno: <<ciò che è stato decisivo è il fallimento della rivoluzione tedesca., di cui io e i miei amici Ciò che è stato decisivo è stato il fallimento della rivoluzione tedesca, a cui io e i miei amici abbiamo adeguatamente assistito già nel 1921 e anche prima, con l’assassinio di Karl e di Rosa. Sembrava allora che non ci fosse in cui qualcuno potesse identificarsi. Poi arrivò Heidegger, nell’anno 1927, apparve Essere e Tempo>>(4). Altri intellettuali, come per esempio i dadaisti berlinesi, che non erano nati marxisti e che prima del 1914 avevano letto Nietzsche, s’iscrissero al partito comunista tedesco e vi militarono. Al contrario di Marcuse e dei suoi amici che “avevano adeguatamente assistito” alla rivoluzione, questi la fecero tanto è che il pittore George Grosz fu dichiarato “nemico dello stato”. Marcuse desolato andò a parare in Heidegger, il filosofo reazionario della disperazione e del nazismo, che già dagli anni venti si dava da fare per introdurre l’ideologia völkisch nella filosofia accademica, per poi proseuire il lavoro col nazismo negli anni trenta fino al 1945. Marcuse pensava che Heidegger poteva dare un contributo al marxismo e viceversa. Ma non è possibile nessun rapporto di reciprocità tra il materialismo storico e il pensiero dello sciamano nazista. Marcuse dal 1933-34 prese le distanze da Heidegger, ma definiva “genuina” la filosofia di questo. Ed è proprio quanto scriverà Heidegger sulla tecnica nel secondo dopoguerra influenzando il filosofo della “contestazione”. L’heideggerismo, per Marcuse, era un antidoto all’oggettivismo del marxismo, al suo metodo deduttivo-induttivo che consente alla Critica dell’Economia Politica di dedurre dalla teoria del valore-lavoro il crollo del capitalismo per effetto della legge della caduta tendenziale del saggio del profitto. Ma se dal marxismo leviamo il suo oggettivismo scientifico, allora non ci sarà più socialismo scientifico. Nell’ Uomo ad una dimensione non c’è piu’ traccia della lettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, letti nei primi anni venti, nei quali il lavoro non è solamente una categoria economico-politica, ma l’essenza stessa dell’uomo. Da qui poteva prendere le mosse per costruire un’ontologia dell’uomo, ma per arrivarci doveva studiarsi il lavoro di Engels “La parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia”, ma Marcuse non poteva farlo perchè ciò avrebbe significato accettare quell”oggettivismo scientista” da cui voleva liberare il marxismo. La lettura marcusiana dei Manoscritti economico-filosofici del 44 non ha potuto svilupparsi in direzione materialista perchè il lavoro veniva ricondotto ad una vaga “attività vitale umana”. Ciò significa che Marcuse rimaneva prigioniero della filosofia reazionaria del “mondo vitale” cioè il vissuto, le dinamiche esperienziali-emozionali dell’individuo che si contrappone al “mondo quantificato della scienza moderna”, che priva il mondo di senso. Il “mondo della vita” è l’evento, secondo i suoi sostenitori, dell’esperienza originaria “pre-scientifica”. Come altre filosofie reazionarie si presentava come superamento delle due scuole fondamentali, il materialismo e l’idealismo e vantava un rapporto con la biologia ( questo rapporto, osservava Lukacs, era “molto tenue” e aveva “un carattere metafisico piuttosto che reale”). Per questa filosofia il “mondo della vita”, l’autentico Essere, è conosciuto con l’intuizione (5), contrapposta alla conoscenza matematico sperimentale considerata una morta astrazione. Questo richiamo all’indistinto, al primordiale, contrapposti all’intelletto e alla scienza, faceva venir meno la fiducia nella ragione e dette un impulso straordinario all’irrazionalismo, al mito e al misticismo, unificati politicamente prima dal fascismo e poi dal nazismo. <<Si aggiunge il fatto – osserva Lukacs – che la posizione centrale che l’ “esperienza vissuta” ha nella filosofia della vita, suscita necessariamente uno spirito aristocratico. Una filosofia dell’esperienza vissuta può essere fondata sull’intuizione; e tale facoltà si pretende sia posseduta soltanto dagli eletti, dai membri di una nuova aristocrazia”,La Distruzione della ragione, vol. II, pag.416 (6). Il filosofo della “contestazione” affida la “liberazione” all’arte, solo l’arte è rivoluzionaria. Storicamente, e non nel mondo inesistente della metafisica, l’arte rivoluzionaria si manifesta in tempi rivoluzionari e fu rivoluzionaria, “autonoma”perché si riconobbe, di volta in volta, nella lotta all’ultima sangue della classe sociale rivoluzionaria contro la classe che ostacolava lo sviluppo delle forze produttive. Facciamo qualche esempio di arte e di artisti, il caso Jacques-Louis David, artista rivoluzionario della borghesia : << David e i suoi amici erano avversari dell’«ancien regime». Anche il loro dissenso era, naturalmente, disperato nel senso che tra l’antico regime e loro era assolutamente impossibile una conciliazione. Anzi il dissenso di David e dei suoi amici nei confronti dell’antico regime era incomparabilmente più profondo del dissenso tra i romantici e la società borghese: David e i suoi amici aspiravano all’eliminazione dell’antico regime, mentre Théophile Gautier e coloro che la pensavano come lui non avevano nulla — come ho già detto più di una volta — contro i rapporti sociali borghesi, e volevano soltanto che la macchina borghese la smettesse di dare origine alla volgare moralità borghese. Ma, ribellandosi all’antico regime, David e i suoi amici sapevano bene che dietro di loro avrebbe marciato, in fitta schiera, quel terzo stato che, secondo il noto detto dell’abate Sieyès, ben presto sarebbe diventato tutto. Quindi il sentimento di dissenso nei confronti dell’ordine di cose esistente si fondeva in essi con l’interesse per la nuova società che si veniva formando nelle viscere della vecchia e si preparava a sostituirla. >> (Arte e vita sociale di Georgij Valentinovič Plechanov). Un esempio di artista del proletariato George Grosz, che alla fine del 1918 ricevette insieme ad alcuni dadaist berlinesi la tessera del Partito Comunista tedesco da Rosa Luxemburg: <<Dipingo in maniera utile: colui per il quale la causa rivoluzionaria dei lavoratori non è solo una frase o “una bella idea purtroppo irrealizzabile” non può essere contento di lavorare tranquillamente ponendosi semplicemente dei problemi di forma senza alcuno scopo. Egli s’impegnerà a dare espressione alle idee di lotta dei lavoratori e misureràla sua arte secondo la sua utilità e funzionalità sociale e non secondo incontrollabili principi artistici individuali o secondo il successo di pubblico…..L’artista, anche se non vuole e non sa , vive dunque in stabile correlazione con il pubblico e la società e non può sottrarsi alle sue leggi di sviluppo quando esse come oggi, sono nel segno della lotta di classe” Grosz, “L’arte è in pericolo” in “Carne e ferro- la pittura tedesca intorno al 1925”, pag.235). Per i pittori rivoluzionari degli anni venti l’arte era rivoluzionaria solo se diventava uno strumento dell’emancipazione della classe operaia. La dipendenza di Marcuse da Heidegger, sempre considerata un punto di riferimento, emerge con nettezza in “L’uomo ad una dimensione”: che la nostra “Epoca Tecnologica” sia il “Logos della servitù senza fine”prima di Marcuse lo ha detto il suo maestro, lo sciamano di Friburgo: << l’essenza della tecnica viene a giorno con estrema lentezza. Questo giorno è la notte del mondo, mistificato in giorno tecnico. Si tratta del giorno pù corto di tutti…..Ogni salvezza è tolta. Il mondo allora diventa più empio. E così, non solo resta nascosto il Sacro come traccia della divinità, ma la stessa traccia del Sacro, la salvezza, sembra dissolta! >> Heidegger, “Perchè poeti?” Conferenza 1946. Niente di nuovo: la “perdita del sacro” è un luogo comune di tutta la letteratura controrivoluzionaria in reazione alla rivoluzione francese. Lo sciamano del nazismo si domandava: da dove viene il pericolo per l’uomo? <<Ciò che minaccia l’uomo nella sua essenza è l’ingannevole convinzione che, attraverso la produzione, la trasformazione, l’accumulazione e il governo delle energie naturali, l’uomo possa rendere agevole a tutti e in genere felice la situazione umana>>. Siamo nel primo anno del dopoguerra è quelle parole sono scritte da colui che nel seminario su “Hegel e lo stato” inverno 1934.35 disse. << Fra sessant’anni il nostro stato non sarà certamente più guidato dal Führer , quindi ciò che allora diventerà dipenderà da noi >>(in “Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia, di E. Faye, pag. 229). La vittoria della rivoluzione russa, sbattè in faccia al piccolo borghese intellettuale tedesco la capacità del regime operaio d’impadronirsi della scienza e della tecnica. Heidegger fu consapevole che la rivoluzione operaia avrebbe avviato coscientemente l’opera per il superamento della divisione del lavoro in manuale ed intellettuale e ciò avrebbe messo fine allo status di “intellettuale” e ciò terrorizzò il piccolo borghese. Heidegger non odiava la tecnica ma il proletariato che s’impadronì della scienza e della tecnica nell’ex impero zarista. Dopo la sconfitta del nazismo non poteva più parlare e scrivere come quando faceva lo sciamano dell’hitlerismo. La sua opera mistificatrice, dopo la sconfitta del nazifascismo, prosegue cercando di occultare la natura criminale della gestione capitalistica della tecnica e dei risultati della scienza. Quando Heidegger scrive che la “tecnica sviluppa in seno alle scienze un genere di sapere che è del tutto inidoneo alla comprensione dell’essenza della tecnica>> non sa quello che che scrive. L’interazione dialettica fra ricerca teorica, riflessioni sulle tecnica e ‘attività pratica per il suo perfezionamento sono il marchio della scienza galileiana. Lo sviluppo del capitale mercantile nel XV E XVI richiedeva <<una aumento aumento della velocità e della capacità di tonnellaggio delle navi….Per aumentare la capacità di tonnellaggio delle navi, è necessario conoscere le leggi fondamentali che governano il galleggiamento dei corpi nei liquidi, perchè per stimare la capacità di tonnellaggio è necessario conoscere il metodo di calcolo dello spostamento d’acqua causato dalla nave. Questi sono problemi di idrostatica. Per migliorare le qualità di galleggiamento è necessario conoscere le leggi che governano il moto dei corpi nei liquidi – questo è un caso particolare delle leggi che governano il moto dei corpi in un mezzo resistente – uno dei problemi fondamentali dell’idrodinamica>> (Boris Hessen, Le radici sociali ed economiche della meccanica di Newton, di cui parleremo nel prossimo paragrafo) Il mondo dominato dalla Tecnica senza alcuna contraddizione interna che lo faccia saltare in aria è quanto Marcuse riprende da l’Heidegger dopo la sconfitta del nazifascismo. La società dell‘uomo a una dimensione non esiste, perché ciò che esiste è contraddittorio nel macrocosmo come nel microcosmo. I francofortesi che hanno voluto rivalutare l’importanza che Hegel dava all’idea di totalità hanno omesso che per Hegel la totalità muove sé stessa col movimento delle sue contraddizioni interne. La negazione delle contraddizioni interne porta dritto,dritto Marcuse ad attribuire tutti mali alla natura umana, caratterizzata dalla volontà di dominio. Nonostante le differenti forme di sfruttamento <<la storia è ancor sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio>>. La natura apologetica della “teoria critica”è data dalla sua credenza nell’inesistenza di forze sociali oggettive in grado di rovesciare il capitalismo. Poiché <<là dove cessa la speculazione, nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini>>(7), Marcuse dalla speculazione mistificatrice non si è mai spostato!

3)“Fu il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse allora vissuto: un periodo che aveva bisogno di giganti e che produceva giganti…Gli uomini che fondarono il moderno dominio della borghesia erano tutto, fuorchè limitati in senso borghese” Engels(8) Marx ed Engels, meglio di altri intellettuali borghesi, hanno difeso il ruolo rivoluzionario della borghesia. La ragione è la seguente, gli intellettuali borghesi una volta che la borghesia prese il potere e lo consolidò fecero di tutto per far dimenticare il suo passato rivoluzionario, compreso quello di aver posto le condizioni per la nascita della scienza moderna, cioè la scienza. Com’erano gli intellettuali e gli scienziati della borghsia rivoluzionaria? <<Gli eroi di quell’epoca non erano ancora sotto la schiavitù della divisione del lavoro, che ha reso così limitati ed unilaterali tanti dei loro successori. Ma la loro caratteristica vera e propria sta nel fatto che vivevano e operavano, quasi tutti, in mezzo agli avvenimenti del tempo, alle lotte pratiche: prendevano posizione e combattevano anch’essi, chi con la parola e con gli scritti, chi con la spada, parecchi con ambedue. Gli eruditi di biblioteca sono delle eccezioni; o gente di secondo e di terzo rango, o filistei prudenti che non volevano scottarsi le dita nel fuoco. Anche la ricerca scientifica si muoveva allora in mezzo alla rivoluzione generale ed era essa stessa radicalmente rivoluzionaria: doveva lottare per conquistarsi il diritto di esistenza. Essa diede i suoi martiri, che furono a fianco dei grandi italiani fondatori della filosofia moderna, sul rogo e nelle carceri dell’inquisizione>>( in Introduzione, La dialettica della Natura, pg.38-39).La svolta galileiana nel porre le basi della dinamica e la formulazione del moto uniformemente accelerato e la successiva teoria unificata del moto di Isaac Newton, la legge della gravitazione universale, sono il risultato della ricerca, delle riflessioni tecnico-scientifiche, di quelli che venivano chiamati “artigiani superiori” e delle domande che essi ponevano ai teorici. Tutto ciò è parte integrante di quel processo rivoluzionario di abbattimento del feudalesimo che iniziò con la Riforma protestante. Non c’è dubbio che l’invenzione di Gutenberg ha accelerato lo sviluppo delle forze produttive che si scontravano con i rapporti feudali: <<Nelle opere degli artisti e degli sperimentatori, nei trattati degli ingegneri, dei tecnici, dei costruttori di strumenti si era fatta strada una nuova considerazione del lavoro, della funzione del sapere tecnico, del significatoche hanno per la società e per la scienza, i processi ‘artificiali’ di alterazione e trasformazione della natura>> (Paolo Rossi, La rivoluzione scientifica, pag.33). L’elogio del lavoro manuale coincideva con il rifiuto delle filosofia dominante nelle università. l’aristotelismo e il platonismo.Bernard Palissy (1510.1589) vetraio, ceramista e protestante francese, nel 1562 in seguito ad un decreto reale anti-ugonotto gli requisirono le sue proprietà, unì la critica alla filosofia dominante alla difesa della tecnica alla critica del parassitismo della nobiltà: << mediante la pratica io provo esser false in più punti le teorie di molti filosofi>>, chiunque visiterà il suo laboratorio vedrà <<cose mirabili (messe a prova e testimonianza dei miei scritti) collocate in ordine e con scritture al di affichè ciascuno possa istruirsi da solo… molti mangiano le loro rendite in bravate e spese superflue al seguito della corte, in acconciature fastose. A costoro sarebbe più utile mangiar cipolle con i loro contadini…lavorando la terra, edificando, scavando fossati..>>. Paolo Rossi vi individua due idee che saranno sviluppate dall’araldo della rivoluzione scientifica, Francis Bacon: sostituire al culto dei libri il culto della natura, la “collezione” è uno strumento di classificazione scientifica. La presa di posizione politica contro il parassitismo aristocratico troverà il suo pieno compimento nell’incendio iniziato il 14 luglio del 1789. Bernard Palissy morì prigioniero nella Bastiglia il 1589. Robert Norman, marinaio che si definiva “matematico non istruito” dette alle stampe un opuscolo sul magnetismo e sull’inclinazione dell’ago magnetico critica la filosofia e la scienza dominanti puramente contemplative e inutili.<< in verità io penso che gli uomini istruiti nelle scienze, stando nel loro studio e in mezzo ai loro libri, possono immaginare grandi cose e dar luogo a concetti raffinatissinmi…Essi desiderano che tutti i meccanici siano tali da esser costretti, per mancanza di ogni capacità di espressione, a consegnar loro le loro conoscenze e i loro concetti: essi potranno farli fiorire ed applicarli ai loro scopi. Ma in questo paese esistono molti meccanici i quali…conoscono alla perfezione l’uso delle loro art e sono in grado di applicarli ai loro scopi e più facilmente di coloro che vorrebbero condannarli >> (Paolo Rossi, I filosofi e le macchine, pg.26 e 28). Uno dei protagonisti della rivoluzione scientifica, l’anatomista fiammingo Andrea Vesalio (Andreas van Wesel 1514-1564) individuava nel disprezzo aristocratico del lavoro manuale la progressiva separazione della pratica dalla teoria con conseguenze estremamente negative nel campo della medicina. I medici medievali, imitando i medici romani, non erano altro che sovrintendenti del lavoro pratico lasciato a quelli che ciamavano “chirurghi” (dal greco cheirurghia, azione manuale) <<i dottori persero non soltanto la vera conoscenza delle viscere, ma ben presto finì la pratica anatomica, senza dubbio per il fatto che i dottori non si arrischiavano ad operare, mentre quelli a cui era affidato questo incarico erano troppo ignoranti per leggere gli scritti dei loro maestri di anatomisti. Ma era assolutamente impossibile che questa categoria di persone conservasse per noi un’arte difficile che essi avevano imparato solo meccanicamente…..questa deplorevole divisione dell’arte medica ha introdotto nelle nostre scuole il detestabile sistema, ora in voga, per cui uno esegue il sezionamento del corpo umano, e l’altro ne descrive le parti. Quest’ultimo è appollaiato su di un alto pulpito come una cornacchia e, con fare molto disdegnoso, ripete fino alla monotonia notizie su fatti che egli non ha osservato direttamente, ma che ha appreso a memoria dai libri….Il sezionatore, ignorando l’arte del parlare, non è capace di spiegare il sezionamento agli allievi…..Così ogni cosa viene insegnata male, i giorni vengono sciupati in questioni assurde, e si insegna confusamente agli allievi meno di quanto un macellaio, dal suo bancone, potrebbe insegnare ad un dottore>>, in tal modo allontanarono<<purtroppo da sé la più importante e più antica branca dell’arte medica, quella che (ammesso che veramente ve ne possa essere un’altra)si basa soprattutto sull’investigazione della natura>> (citato in “Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’antica Grecia, di Benjamin Farrington, pag. 44).

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Nella medicina la svolta ci fu quando furono adottati modelli meccanici che furono coronati dal successo grazie alla nuova teoria di William Harvey(1578-1657) sulla circolazione del sangue che mandò in soffitta la teoria di Galeno (129 dC-201 d C). Nonostante fosse un aristotelico Harwey adottò un modello idraulico-meccanico: il cuore è rappresentato come una pompa, le vene e le arterie come tubi in cui scorre il sangue, rappresentato come un liquido sottoposto a pressione e le valvole delle vene come valvole meccaniche: << il sangue circola continuamente e ininterrotamente nel corpo; la funzione fondamentale del cuore è la sistole, cioè il suo contrarsi e indurirsi quando il sangue viene spinto fuori dal cuore che è una pompa premente); le arterie non battono in virtù di un dilatarsi delle loro pareti, ma a causa della pressione del liquido in esse spinto dal cuore,; le valvole delle vene servono a impedire che il sangue venoso rifluisca dal centro alle estremità; il sangue ricco e caldo che proviene dal cuore si esaurisce e si raffredda nella periferia del corpo; passando dalle ultime ramificazioni delle arterie agli ultimi capi delle vene esso ritorna perennemente al cuore come fonte di vita>>(Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa, pag. 245-246). Con l’utilizzo del modello meccanico furono bandite tutte quelle forze occulte inverificabili. Il valore del meccanicismo consiste proprio nell’esclusione di tutto ciò che aveva a che fare con le varie filosofie dell’anima del mondo. Arriviamo così al ruolo centrale che nella nascita della meccanica ha avuto la riflessione degli artigiani superiori e degli scienziati sulle macchine, questo è il cuore della storia materialistica della scienza che hanno ricostruito Boris Hessen (1893-1936) Henryk Grossman (1881- 1950) e Paolo Rossi (1923-2012).

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<<Artiglieria , orologio, acque e macchine per il sollrvamento rappresentano le aree più importanti della meccanica pratica mediante le quali è stato possibile sviluppare i concetti e le leggi della meccanica teorica. La meccanica è stata creata lentamente dalla lotta della ragione umana con il materiale empirico. Per quasi due secoli – dalla seconda metà del Quattrocento all’inizio del Seicento – tutti coloro che presero parte a questa lotta (Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci, Nicola Tartaglia, Girolamo Cardano – per citare solo i più importanti studiosi) trassero la i loro concetti e teoremi….dall’analisi, dall’osservazione delle macchine e dalle loro prestazioni>> (The social and economics roots of the scientific revolution Texts by Boris Hessen and Henryk Grossmann pag. 141). Cosa fa lo scienziato che ha rotto con la fisica aristotelica che non dà risposte efficaci ai problemi che pongono gli “artigiani superiori”? Costruisce un modello teorico che non prende in considerazione le percezioni in quanto soggettive ma le proprietà oggettive, innanzitutto il movimento. Ciò si ottiene attraverso un processo di astrazione il cui risultato è uno spazio infinito a tre dimensioni, esteso secondo il linguaggio dei meccanicisti, solcato da atomi e aggregazioni di atomi senza alcuna direzione predeterminata. Le proprietà dei corpi possono essere formulate con la matematica e la geometria perchè sono quantitative. Newton identifica la massa nella quantità di materia la cui misura è ricavata dal prodotto della sua densità per il volume, cioè la quantità di atomi per unità di volume. La meccanica galileiano- newtoniana dava risposte efficaci sul piano pratico agli artigiani superiori, perché spiegava i fenomeni, inquadrandoli nell’universo atomistico infinito di Democrito, la grande conquista teorica della filosofia materialista greca. La filosofia metafisica di Platone e di Aristotele è un tentativo fallito di confutare l’atomismo di Democrito. Il platonismo e l’aristotelismo furono le filosofie dell’aristocrazia schiavista e, dopo, di quella feudale perchè fondavano la gerarchia economica-sociale-politica sull’ordine naturale e metafisico di un cosmo finito con al centro la terra circondata da sfere di etere in cui erano incastonati i corpi celesti visibili. Tutto si ripeteva ciclicamente. Un mondo dove il potere dell’aristocrazia e la schiavitù erano eterni. Lo spazio infinito di Democrito dove l’alto e il basso sono relativi e i fenomeni non sono altro che aggregazioni e disaggregazioni di atomi in movimento infinito, privava la pretesa dell’aristocrazia schiavista di fondare sull’ordine naturale e metafisico del loro potere. Un nemico giurato del comunismo, del materialismo e della dialettica, Karl Popper, ha dovuto ammettere che il materialismo greco “ha rappresentato una fonte d’ispirazione per la scienza”, l’atomismo “di Leucippo, Democrito, Epicuro e Lucrezio” è “sfociato nella teoria moderna dell’atomo e nella meccanica quantistica” (9). Quanto scrisse Cartesio sulla sua personale rottura con la filosofia e la concezione dominante della scienza può essere esteso a tutti gli scienziati antiplatonici e antiaristotelici: <<Ma non appena venni in possesso di alcune nozioni generali di fisica e, cominciando a verificarle relativamente a certe difficoltà particolari, notai fin dove esse potevano giungere e quanto differivano dai princìpi fino ad oggi accolti, giudicai che non avrei potuto tenerle nascoste senza peccare gravemente contro quella legge che ci obbliga a procurare, per quanto sta in noi, il bene generale di tutti gli uomini. Quelle nozioni infatti mi hanno fatto vedere che è possibile pervenire a conoscenze utilissime alla vita, che al posto di quella filosofia speculativa che si insegna nelle scuole, se ne può trovare un’altra pratica grazie alla quale, venendo a conoscere la forza e le azioni del fuoco, dell’acqua, dell’aria, degli astri, dei cieli e di tutti gli altri corpi che ci circondano, altrettanto distintamente di come conosciamo le diverse tecniche impiegate dai nostri artigiani, possiamo egualmente applicarle a tutti gli usi che sono loro propri, diventando così quasi dominatori e padroni della natura. Conoscenza questa desiderabile non soltanto per inventare un’infinità di strumenti in grado di farci godere, senza fatica, dei frutti della terra e di tutti i loro vantaggi, ma anche e soprattutto per conservare la salute che è senza dubbio il bene principale e il fondamento stesso di tutti gli altri beni di questa vita>> (Cartesio, Discorso sul metodo, Parte VI).Determinante nell’elaborazione della meccanica galileiana e newtoniana furono gli studi della traiettoria dei proiettili e delle relative armi da fuoco, dotati una letteratura che risaliva a a Leonardo da Vinci,, Vannuccio Biringuccio, Nicola Tartaglia e Girolamo Cardano. Il trattato più antico sull’artiglieria il “Livre des faits d’armes” fu scritto intorno al 1410 da una donna, Christine de Pizan. Le armi da fuoco spezzarono il monopolio militare della feudalità e contribuirono in modo determinante alla dissoluzione rivoluzionaria del feudalesimo e dell’assolutismo. Le armi da fuoco democratizzarono l’arte militare, bastava avere una buona mira ed essere ben saldo nelle braccia e nelle gambe, qualità diffuse fra i contadini che per esempio costituirono la forza invincibile dell’Armée révolutionnaire! A Gand il 18 ottobre del 1577, durante la prima rivoluzione borghese vittoriosa che si concluse con l’instaurazione della Repubblica delle Province Unite, l’insurrezione della piccola borghesia artigianale e degli operai istituì un governo repubblicano provvisorio, il Comitato dei Diciotto e a capo della milizia urbana furono posti degli artigiani, dei lavoratori manuali, per la prima volta veniva spezzato il monopolio delle armi della nobiltà di sangue: il fabbro Mieghem, il rilegatore Gerard Netezone, i cappellai Jean Bliecq e Noel Hauwel, il pellicciaio Cornil Vleeghe, il sarto Gerard van der Meeren(10)..Se l’artiglieria fu strumento di dissoluzione militare e politica del feudalesimo, le ricerche empiriche e le sperimentazioni per perfezionarne l’uso mostrarono che la teoria aristotelica del moto era totalmente inadatta a quel fine e andava abbandonata (Henryk Grossmann). Aristotele distingue tra moti naturali e violenti. I primi sono quelli dall’alto in basso e viceversa propri della sfera sublunare, dove si trova la terra e i movimenti circolari che sono quelli delle sfere di etere, dalla luna fino al cielo delle “stelle fisse”, dove sono incastonati i corpi celesti. I moti violenti avvengono quando un corpo viene sottratto al suo stato di quiete. Un sasso che viene lanciato si muove perché l’aria si chiude dietro l’oggetto in movimento imprimendogli una forza. Per Aristotele l’aria era uno dei quattro elementi che formavano la materia ed era il mezzo che accompagnava l’oggetto in movimento. Il filoso greco sosteneva che il motore accompagna l’oggetto in movimento, l’aria era il motore del corpo in movimento. Questa teoria entrava in contraddizione con l’effetto osservato e registrato che l’aria invece ostacolava il moto del corpo in movimento. Al modello aristotelico fu sostituito quello dell’atomismo di Democrito, lo spazio infinito lungo le sue tre dimensioni è vuoto e corpi che vi si muovono si comportano secondo le condizioni che li determinano. Per migliorare il tiro è necessario per esempio misurare la resistenza dell’aria, ma per ottenerla è necessario conoscere il moto del corpo nel vuoto. Nel mondo di Democrito il movimento è una proprietà strutturale degli atomi e delle loro aggregazioni. Non esiste la quiete assoluta, l’unico assoluto è il movimento che per esistere non ha bisogno di nessuna causa esterna (ateismo). Questa dottrina materialista dell’essere è il fondamento della nuova teoria del moto ( i gesuiti mandarono in galera Galileo non solo per la concezione oggettivista del modello copernicano, ma anche per la sua adesione alla filosofia materialista di Democrito come risulta dai documenti dell’Inquisizione pubblicati in appendice al libro del prof. Pietro Redondi, Galileo eretico, Einaudi, pag. 427-4529).Con questa “nuova” teoria della fisica si poterono affrontare i problemi tecnici dell’artiglieria:<<Balistica esterna: 1) la traiettoria di una palla attraverso il vuoto; 2)la traiettoria di una palla attraverso l’aria; 3) la dipendenza della resistenza dell’aria dal moto della palla; 4) la deviazione di una palla dalla sua traiettoria.>>. I problemi dell’artiglieria di questa fase sono tutti di natura meccanica:<<-il problema della traiettoria di una palla attraverso il vuoto consiste nel risolvere quello della caduta libera di un corpo sotto l’influenza della gravità e nel comporre il suo moto progressivo con la sua caduta libera….-Il moto di una palla attraverso l’aria fa parte del problema del moto dei corpi attraverso un mezzo resistente e della dipendenza di questa resistenza dalla velocità del moto.-La deviazione della palla dalla traiettoria calcolata può aver luogo in conseguenza di un cambiamento della velocità iniziale della palla, di una variazione della densità dell’aria. O per l’influenza della rotazione della terra>>. I primi due principi della dinamica scientifica a cui Galileo ha dato inizio sono una generalizzazione dei risultati ottenuti nel lavoro tecnico-teorico per la soluzione di quei problemi tecnici:1)il primo è il principio d’inerzia, anche se Galileo non ne ha dato nessuna enunciazione generale ma l’afferma tutte le volte che parla di costanza della velocità iniziale di un qualsiasi corpo in movimento. Molto si è dibattuto se Galileo non dando un enunciato generale dell’inerzia ne avesse piena coscienza e consapevolezza. Un punto fermo sulla questione lo ha messo il grande matematico e storico della scienza Federigo Enriques nel 1934:<<Comunque sia, non è dubbio che in diversi pensatori e in diverse forme, si affacci, molto prima di Galileo, una certa veduta del principio d’inerzia, quale può ritrovarsi, per esempio, in Leonardo da Vinci e in Copernico. Ordunque in qual modo si dovrà risolvere la questione di priorità per rispetto di a tale scoperta? Il principio d’inerzia non è un fatto che si scopra un bel giorno ad un osservatore più attento. Ma esso è: in primo luogo, come si è detto, intuizione soggiacente al sistema cinetico degli atomisti (il moto è stato naturale per gli atomi, elementi del sistema), ed in secondo luogo qualcosa di più, che riceve il suo vero significato dal posto che prende nel sistema della dinamica moderna. Nel primo senso l’idea dell’inerzia si affaccia, come abbiamo notato, dovunque si spieghi un’influenza diretta o indiretta dell’atomismo, ma poiché nel mondo medioevale le tradizioni dell’antichità sono ricevute senza un criterio razionale di scelta, secondo il peso dell’autorità, riesce difficile dire fino a che punto, essa venga compresa, soprattutto perché mancava, in generale, il coraggio di riprendere in pieno la dottrina di Democrito, legata, neo ricordo al materialismo epicureo. Nel secondo senso il principio d’inerzia assume tutto il suo valore, per chi assorga al concetto della forza siccome causa, non già di moto o di velocità, bensì di variazione o accelerazione, e comprenda insieme il postulato della relatività del moto. Sotto questo aspetto il detto principio è un’esigenza del sistema copernicano e scaturisce appunto dalla retta comprensione di questo sistema. Copernico stesso e poi Keplero hanno una qualche intuizione della cosa, richiamando la veduta pitagorica dell’inerzia già segnalata (anima motrice dei corpi celesti, per cui questi ricevono una disposizione naturale al moto rettilineo). Tartaglia comincia a capire la composizione dei moti, riconoscendo la continuità della traiettoria di un grave lanciato. Ma la comprensione piena del sistema copernicano corona soltanto lo sforzo di Galileo. Proprio nella polemica contro gli avversari, Galileo scopre che le apparenze dipendono soltanto dal moto relativo ed arriva alla spiegazione profonda di questo paradosso, che è appunto il naturale continuarsi del moto, se non intervengono cause perturbatrici. L’enunciato dell’inerzia non viene dato da Galileo in forma generale astratta, come doveva fare per la prima volta lo spirito sistematico di Descartes, ma in forma concreta, dicendo che una palla di cannone non soggetta alla gravità continuerebbe in perpetuo il suo moto rettilineo uniforme>>(11);2)del secondo principio della dinamica galileo ci ha lasciato l’enunciazione :<<Moto equabilmente, ossia unifoterza giornatarmemente accelerato, dico quello che che, a partire dalla quiete, in tempi eguali acquista>> (Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, terza giornata, in Discorsi, Bollati Boringhieri, a cura di A. Carugo e L. Geymonat). Contrariamente alla teoria aristotelica, le forze applicate ad un corpo imprimono accelerazione e non velocità. La strada era spianata verso la teoria universale del moto di Isaac Newton.Newton è un prodotto della rivoluzione antifeudale e antiassolutista, che con la guerra civile liquidò il sistema feudale e portò al potere la gentry e gli esponenti del capitale mercantile. Una delle misure di politica scientifico-culturale presa sotto la dittatura rivoluzionaria di Cromwell fu quella di <<purgare l’Università di Oxford dai teorici del diritto divino dei re e dai conservatori scolastici, per installarvi una pleiade di scienziati baconiani d’avanguardia: John Wallis il grande matematico e criptografo della Repubbica; Jonathan Goddard, medico dell’esercito; William Petty agrimensore, statistico ed economista”(12). La lotta contro l’assolutismo e i rapporti feudali, la lotta per la libertà religiosa si combinò nella guerra civile inglese con l’influenza profonda che la filosofia materialista di Francis Bacon esercitò sugli artigiani e e i padroni del capitale mercantile. L’etica calvinista del lavoro che fu un’etica di lotta contro il parassitimo dell’aristocrazia feudale ben si accordava con la lotta per la scienza e per una filosofia che rispondesse alla mutata situazione europea: <<mediante navigazioni ed esplorazioni in paesi lontani si sono rivelate(assai frequenti nei nostri secoli), si sono rivelate e sono state scoperte molte cose nella natura che possono gettare una luce nuova sulla filosofia. Sarebbe vergognoso per gli uomini se, dopo aver svelato e illustrato il globo materiale, cioè delle terre, dei mari, degli astri, i confini del globo intellettuale restassero limitati entro i ristretti confini delle scoperte degli antichi( Francis Bacon, Opere Filosofiche, Utet Torino). Per farsi comprendere, Bacon mise in chiaro che l’indagine scientifica non solo era in contrasto con la fede calvinista e antipapista ma era una vera e propria virtù. L’Araldo della rivoluzione scientifica voleva rendere consapevoli le forze sociali rivoluzionarie antifeudali che il miglioramento materiale dell’esistenza umana dipendeva dall’organizzazione collettiva della ricerca scientifica e dalla sua pianificazione. Le grandi grandi invenzioni prodotte da abili artigiani, la stampa, la polvere da sparo ed il sestante, erano state scoperte per caso e il loro peso sulla società, osservava Bacon, è stato determinante. Quali altre scoperte, invenzioni, di gran lunga superiori alle precedenti, sarebbero state possibili se la ricerca scientifica fosse stata pianificata per raggiungere determinati obiettivi. Bacon <<offrì un programma di collaborazione e una precisa finalità a mercanti, artigiani e filosofi che fino ad allora avevano operato solo in compartimenti stagni: questa fu la grande lezione di Bacon>>(Christopher Hill, Le origini intellettuali della Rivoluzione inglese).Newton lavora per dare risposte allo sviluppo delle forze produttive quando la gentry consolida con la cosiddetta “rivoluzione gloriosa” il suo potere: <<Nacque la necessità non solo di risolvere empiricamente isolati, ma anche di effettuare una rassegna sistematica e gettare una solida base teoretica per la soluzione, attraverso metodi generali, di tutto il complesso dei problemi fisici che lo sviluppo della nuova tecnica aveva posto, chiedendone una immediata soluzione. E poiché come abbiamo mostrato, il complesso fondamentale dei problemi era di natura meccanica, questa rassegna enciclopedica dei problemi fisici equivaleva di fatto, alla creazione di una struttura armonica di meccanica teorica, che avrebbe fornito i metodi generali per risolvere sia i problemi di meccanica terrestre sia i problemi di meccanica celeste. Toccò a Newton questo compito..>> (Boris Hessen). Il “nucleo terreno” dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica non può essere colto immediatamente perchè <<il metodo di esposizione non corrisponde al metodo attraverso cui Newton fece le sue scoperte – esso doveva servire, secondo le intenzioni dell’autore, come degno vestimento delle soluzioni trovate per altre vie – così in un’opera che tratta di ‘filosofia naturale’ non possiamo aspettarci di trovare riferimenti all’umile sorgente della sua ispirazione>> (Boris Hessen). “Le radici sociali ed economiche della meccanica di Newton”, il libro di Boris Hessen da cui citiamo, non è altro che la trascrizione dell’intervento del fisico sovietico al Secondo Congresso Internazionale di Storia della Scienza di Londra del 1931. Hessen faceva parte della delegazione degli scienziati sovietici guidata da Bucharin.

Il fisico materialista e dialettico illustra, solo come uno scienziato padrone della sua disciplina e della sua storia, il “nucleo terreno” della meccanica, per dimostrare che le ricostruzioni idealistiche della storia della scienza sono unilaterali perché non danno conto del perché una teoria scientifiche appare in una determinata epoca e non un altra. La concezione idealistica era dominante al congresso. Il primo libro dei Principia espone le leggi generali del moto sotto l’azione di forze centrali. Queste leggi generali costituiscono il metodo generale per la risoluzione di tutti i problemi di meccanica.Nel secondo libro nelle prime tre sezioni hanno per oggetto il moto dei corpi in un mezzo a un corpo resistente, il “nucleo terreno” sono i problemi della balistica esterna.I principi di idrostatica, i problemi dei corpi galleggianti, la pressione dei gas e la compessione dei gas sono esposti nella sezione V. La costruzione di navi, di canali di pompe ad acqua e i meccanismi d’aerazione poneva questioni di idrostatica e d’aerostatica. Nella sesta sezione si affronta il problema del moto del pendolo in un mezzo resistente. Hesse riporta una lettera di Newton a lord Aston in cui si sottolinea l’importanza dell’orologio a pendolo per determinare la longitudine:<<l’applicazione dell’orologio alla misurazione del pendolo alla misurazione della longitudine condusse Huygens alla scoperta della forza centrifuga e della variazione dell’accelerazione della forza di gravità [vogliamo ricordare che per la fisica aristotelica una forza imprimeva velocità e non accelerazione e di conseguenza nel quadro della fisica aristotelica tale scoperta non poteva essere fatta]. Nella settima sezione si affrontano il moto dei liquidi e quello della resistenza di un corpo lanciato. I fenomeni presi in considerazione sono l’efflusso dei liquidi e il flusso dell’acqua nei tubi. Il “nucleo terreno” è la costruzione e l’attrezzatura di canali e chiuse. La sezione si conclude con lo studio delle leggi della caduta dei corpi in un mezzo resistente, ciò che serve per determinare la traiettoria di un corpo lanciato sia quella di un proiettile. Nel terzo libro si analizzano i problemi riguardanti il movimento dei pianeti, il moto della luna e le sue anomalie, l’accelerazione di gravità e le sue variazioni relativamente alla questione delle differenze del moto degli orologi nei viaggi per mare e la teoria delle maree, in cui si rimedia agli errori di Galileo sulla questione. La meccanica celeste di Newton ci ha fatto conoscere il nostro posizionamento nel mondo e nell’universo. Le capacità di misurazione del posizionamento degli oggetti sulla superficie sono cresciute straordinario grazie al Global Positioning System. Questa tecnologia è possibile grazie alla teoria della relatività ristretta e generale, senza di esse si va incontro a errori posizionali di 11km e l’intera tecnologia sarebbe inutile (13)Contrariamente allo scetticismo corrosivo di Kuhn e della “sociologia della conoscenza” che negano il progresso da una teoria all’altra perchè fanno parte di un altro contesto di teorie e metodi differenti (Kuhn li chiama “paradigmi”) e non commensurabili, in quanto privi di contenuti oggettivin indipendenti dalle rappresentazioni teoriche. Il passaggio da conoscenze meno precise a più precise è dato dal successo nella pratica che conferma l’oggettività delle conoscenze. Non esiste “incommensurabilità” tra teorie, né tantomeno la negazione assoluta di una rispetto all’altra nel quadro della storia della scienza galileiana in cui includiamo Darwin e il materialismo storico. Lo chiarisce Engels: <<prendiamo come esempio la legge di Boyle, secondo la quale a temperatura costante il volume dei gas varia in misura inversamente proporzionale ala pressione a cui sono sottoposti. Ragnault trovò che questa legge in certi casi non è giusta. Se fosse stato un filosofo della realtà [un metafisico alla Dühring ] si sarebbe sentito in dovere di dire: la legge di Boyle è soggetta a mutabilità, quindi non è una verità pura, quindi in generale non è vrità e dunque un errore. Ma così avrebbe commesso un errore più grande di quello contenuto nella legge di Boyle; nel mucchio di sabbia dell’errore il suo granellino di verità sarebbe svanito; egli avrebbe quindi trasformato il suo risultato originariamente giustoin un errore di fronte al quale la legge di Boyle con quel po’ di errore che vi è inerente sarebbe apparsa come verità. Mka Ragnault, da uomo di scienza, non si abbandonò a tali puerilità, invece continuò le sue indagini e trovò che la legge di Boyle è in generale giusta solo approssimativamente, e in particolare perde la sua validità in gas che possono essere liquefatti mediante pressione, e precisamente la pressione si avvicina al punto in cui sopraggiunmge lo stato di fluidità. La legge di Boyle si dimostra giusta entro limiti determinati. Ma, entro questi limiti entro questi limiti, è poi assolutamente vera? Nessun fisico lo affermerà. Ma dirà che essa ha validità entro certi limiti di pressione e di temperatura per certi gas; ed entro questi limiti ancora più ristretti non escluderà la possibilità di una limitzione ancora più stretta o di una modificazione della formulazione, dete4rminata da future indagini>> (Anti-Dühring,-Prima Sezione:Filosofia Morale e diritto: Verità eterne).La grandezza di Newton dipende dall’aver elaborato un’insieme di teorie scientifiche che attraverso l’individuazione di leggi di natura hanno dato soluzione ai problemi tecnici e conoscitivi che abbiamo esposto. I limiti del meccanicismo newtoniano dipendono dalla sua collocazione sociale e politica in quel momento della lotta delle classi in Inghilterra: <<possiamo a buon diritto applicare a lui [Newton] la formula che Engels applicava a Locke: anch’egli fu un tipico figlio del compromesso di classe del 1688>> (Hesse). La “rivoluzione del 1688”, chiamata dai suoi apologeti “rivoluzione gloriosa”, fu la sconfitta del tentativo di re Giacomo II Stuart (figlio del decapitato Carlo I) di restaurare il cattolicesimo e l’assolutismo senza che le masse entrassero in azione. La gentry si era accorta del pericolo che aveva corso, scongiurato per i limiti dei Livellatori. Non ci fu alcuna rivoluzione, la borgesia protestante liquidò Carlo II e arrivò ad un compromesso con i proprietari latifondisti – l’aristocrazia inglese dai tempi di Enrico VII non contrastava lo sviluppo dell’industria, ma cercava di sfruttarlo. La nobiltà sfruttò la borghesia solo sul piano fiscale, ma ha, pure, usato le capacità intellettuali dei borghesi. Il personale amministrativo delle monarchie nazionali e, poi, assolutiste europee proveniva dalla borghesia, lavorava per i suoi nemici di classe.Il compromesso sociale e politico delle due classi stabilì la libertà della ricerca scientifica, ma gli scienziati dovevano contrastare quelle concezioni che affermavano che la scienza per sua natura fosse materialista. Newton fu un antipapista di ferro perché conosceva l’odio della Chiesa per il copernicanesimo, per la dinamica e gli infiniti minimi indivisibili di Galileo. Per ciò si oppose fermamente a Giacomo II Stuart che, nel 1687, <<intraprese un’azione per rimuovere i protestanti dall’amministrazione e installarvi i cattolici. Newton assunse una linea dura contro il re, in qualità di deputato rappresentante l’Università. “Se un papista [cattolico] diventerà professore potreste averne a centinaia>> ( 14). Nella lotta contro i tentativi di restaurazione assolutista cattolica Newton espose con chiarezza i principi costituzionali della “Rivoluzione gloriosa”: <<“la fedeltà e la lealtà giurate al re implicano fedeltà e obbedienza che gli sono dovute solo e solamente in virtù della legge del paese. Se infatti fede e lealtà fossero di più di quel che richiede la legge, dovremmo proclamarci schiavi e il re sarebbe un padrone assolito, mentre in forza della legge noi siamo liberi nonostante quei giuramenti. Quando perciò viene meno l’obbligo imposto dalla legge alla fedeltà e alla lealtà, viene meno anche quello imposto dal giuramento”. Newton era un abile combattente e combatteva sempre per vincere…S’impegnò non solo per sconfiggere i suoi oppositori, ma anche per schiacciarli e umiliarli>>.Newton rispettò il mandato ideologico del “compromesso del 1668”. Fece di tutto perché dal suo meccanicismo non emergesse nessun argomento a sostegno di una visione della materia che avesse come proprietà innata il movimento. Ma Newton fu un atomista a metà. Nel modello atomistico di Democrito l’universo è infinito nello spazio e nel tempo di conseguenza non c’è da scervellarsi intorno alla questione dell’ incipit del movimento. Il Dio di Newton crea il mondo costituito da atomi e gli imprime il movimento. In questo modo Newton era convinto di mettere accordo fra la nuova scienza e la religione e <<sotto questo aspetto, l’idea di divinità nel sistema newtoniano non è casuale, ma è organicamente connessa con le sue concezioni della materia….La prima legge del moto di Newton attribuisce alla materia la facoltà di conservare quello stato in cui esiste. E poiché Neton considerò soltanto la forma meccanica del movimento, la sua concezione dello stato della materia è sinonimo della condizione d’inerzia o trasferimento meccanico. La materia, non influenzate da forze esterne, può esistere in uno stato d’inerzia o trasferimento meccanico. La materia non influenzata da forze esterne, può esistere o in uno stato d’inerzia o in uno stato di moto rettilineo uniforme. Se un corpo materiale è inerte, soltanto una forza esterna può toglierlo da questo stato. Se, tuttavia, un corpo è in movimento, allora soltanto una forza esterna può variare questo movimento. Così, il movimento non è un attributo intrisecamente inerente di un corpo, ma è un modo che eventualmente la materia può non possedere. Sotto questo riguardo, la materia newtoniana è inerte nel senso letterale del termine: per metterla in movimento, o per variare o arrestare questo movimento, è sempre necessario un impulso esterno………l’idea di base dei principia consiste nella concezione del movimento dei pianeti come risultato della somma di due forze: una diretta verso il sole, l’altra costiuita dall’impulso originario. Newton lascia questo impulso originario a Dio>> ( Hessen- cap.IV “La lotta di classe durante la rivoluzione inglese e le concezioni filosofiche di Newton”). Ma Newton non si limita alla tesi che l’incipit del movimento venga da una forza esterna al mondo, ma estende l’intervento di Dio nel mondo per correggere le irregolarità del meccanismo dei corpi celesti prodotte dall’azione reciproca di comete e pianeti. Cartesio, al contrario, col suo principio della quantità di moto che rimaneva costante negava l’intervento di Dio nel mondo. Engels apprezzò questa tesi cartesiana che andava nella direzione del materialismo:<<..se la materia ci sta di fronte come qualcosa di dato, non crebile non distruttibile, ne segue che anche il movimento non si può né creare né distruggere. Questa conclusione divenne inevitabile non appena fu concepito come una struttura, una totalità di corpi connessi tra di loro. E giacché la conoscenza di questo fatto fu raggiunta dalla filosofia assai prima di acquistare un valore efficace nelle scienze naturali, ci spiega come mai la filosofia arrivasse alla conclusione che il movimento non si crea né si distrugge 200 anni prima delle scienze naturali. Anche nella forma nella qual la filosofia arrivò a questa conclusione è, ancor, oggi, superiore all’attuale formulazione scientifica. La proposizione di Descaters: la quantità di movimento esistente nell’universo è costante, è erronea solo nella forma, in qunto si applica un’espressione finita per una grandezza infinita” (Dialettica della natura, pag. 86, Ed. Riuniti). Ma, anche, l’avanzata di Descartes verso il materialismo non supera i limiti del meccanicismo, in quanto l’unica forma di movimento ammessa dal filosofo francese è quella meccanica al pari di quella di Newton: <<ambedue non considerano il problema del passaggio da una forma di movimento ad un’altra>>.( Hessen). L’assenza della legge di conservazione dell’energia in Newton va spiegata non ricorrendo a “un’insufficienza del genio matematico” di Newton, ma considerando la questione “dal punto di vista della nostra concezione marxista del processo storico>>(Hessen).L’identificazione di nuove forme del movimento non poteva realizzarsi nel puro evolversi del pensiero, ma dalle esigenze delle rivoluzione industriale. Ancora una volta, sarà una macchina, la macchina a vapore, ad aprire un nuovo campo d’indagine da cui nascerà la termodinamica. A differenza delle macchine che producono solo movimento meccanico, la macchina a vapore trasforma il movimento termico in movimento meccanico. Engels essendo un materialistica dialettico, perciò, antiriduttivista colse in profondità il significato filosofico degli studi sulle altre forme di energia, come si preferì chiamarle. La trasformazione dell’energia viene indicata, nel “Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca”, fra le tre scoperte. la cellula e la teoria di Darwin, che “hanno fatto progredire a passo di gigante la nostra conoscenza del nesso di processi naturali”:<<la trasformazione dell’energia …ci ha dimostrato come tutte le forze nella natura inorganica, la forza meccanica ed il suo complemento, la cosiddetta energia potenziale, , il calore, la radiazione( luce e rispettivamente radiazione calorifica), l’elettricità, il magnetismo, l’energia chimica, sono manifestazioni diverse del movimento universale, le quali, quando sono in determinati rapporti, si trasformano l’una nell’altra, in modo che, quando scompare una quantità dell’una, ricompare una determinata quantità di un’altra, e tutto il movimento della natura si riduce a questo processo di trasformazione di una forma nell’altra”. E ancora in “Dalla storia della scienza” sulla trasformazione dell’energia: <<..la dimostrazione della convertibilità dell’energia, che discendeva dalla scoperta dell’equivalente meccanico del calore (ad opera di Robert Mayer, Joule e Colding). Si è dimostrato ora che tutte le innumerevoli cause operanti nella natura, che finora conducevano una esistenza misteriosa, inspiegata, sotto il nome di forze- forza meccanica, calore, irradiazione (luce e calore raggiante) elettricità, magnetismo, forza chimica di combinazione e dissociazione – swono particolari forme, modi di essere di un’unica e medesima energia, cioè movimento; noi possiamo non soltanto dimostrare la loro conversione da una forma all’altra, che ha sempre luogo nella natura, ma possiamo noi stessi questa conversione nel laboratorio o nell’industria, e precisamente in modo tale, che a una data quantità di energia in una forma corrisponde sempre una determinata quantità di energia nell’una o nell’altra forma….L’unità di ogni movimento nella natura non è più una affermazione filosofica, ma un fatto scientifico>> (in Dialettica della natura, Editori riuniti, pag. 210-211). Le generalizzazioni filosofiche che Engels trae dagli studi sull’energia necessari per la messa a punto di macchine che a loro volta mettessero in moto altre macchine attrraverso l’energia termica sono ben più fondate del materialismo fondato solo sulla Meccanica: <<Con ciò la concezione materialistica della natura riposa su basi ben altrimenti solide che non nel precedente secolo.Allora era stato compreso in modo relativamente esauriente solo il movimento dei corpi celesti e quello dei solidi terrestri sotto l’azione del peso [la gravità];quasi l’intero campo della chimica e tutta la natura organica rimanevano incompresi>> (ivi, 212).Fu il passaggio dal capitale mercantile al capitale industriale che determinò lo sviluppo della macchina a vapore usata inizialmente nell’attività mineraria per passare all’industria tessile: << Solo con l’invenzione della macchina di Watt l’industria tessile meccanica, già sufficientemente sviluppata, rive il motore senza cui non poteva mantenere lo stadio di sviluppo che aveva raggiunto>> (Hessen). Il capitale industriale evolse combinando l’allungamento della settimana e dellla giornata lavorativa (plusvalore assoluto) dall’altro col miglioramento dei mezzi di produzione. Le nuove macchine non solo elevarono la produttività del lavoro ma, simultaneamente , vennero usate dai capitalisti “per una smisurata estensione della giornata lavorativa” (Hessen). James Watt progettò la sua macchina a vapore per essere, come scrisse lui stesso, il motore della grande industria. Identificò i principali problemi della termodinamica <<la dottrina sulla temperatura latente di formazione del vapore, la dipendenza dalla pressione del punto di ebolizione e l’altezza della temperatura latente di formazione del vapore…..La termodinamica non ricevette solo un impulso al suo sviluppo della macchina a vapore, ma, di fatto, si sviluppò dallo studio di questa macchina>> (Hessen). I bisogni dell’industria misero scienziati e ingegneri alla ricerca di un motore universale e la macchina a vapore assolse a queta funzione fino alla nascita del motore elettrico. Perciò dovevano essere studiati <<i singoli processi fisici della macchina a vapore ma anche una teoria la teoria generale delle macchine e la teoria generale delle macchine a vapore e la teoria del loro coefficiente di rendimento. Questo lavoro fu portato avanti da Carnot” (Hessen). Si tratta di Sadi Carnot (15) figlio di Lazare, ingegnere membro del Comitato di Salute pubblico, creatore dell’esercito di massa della repubblica rivoluzionaria. Un vero e proprio figlio della rivoluzione, che lavora per la Francia rivoluzionaria. Dopo la sconfitta di Napoleone, il giovane Sadi aveva individuato le ragioni della sconfitta nel ritardo industriale della Francia rispetto all’Inghilterra, bisognava sottrarre all’Inghilterra l’egemonia nella produzione delle macchine a vapore per superarla nella potenza militare. Carnot comprese che la potenza del vapore era una forza universale che avrebbe sostituito gli animali grazie alla sua economicità ed essendo inquadrato in una teoria fisica era misurabile e perciò controllabile al contrario del vento e dell’acqua. Il lavoro di Carnot fu fecondo. Nel formulare il concetto di rendimento di una macchina a vapore Carnot spalancava la ricerca verso ogni tipo di trasformazione, sia che si trattasse della conversione dell’energia racchiusa nel carbone in modo meccanico o dello sbocciare di un fiore. C’è un aspetto nella teoria fisica carnotiana che ridicolizza “la strutturazione a priori dei principi della scienza” di Marcuse. La ricerca ed i risultati del lavoro il giovane scienziato francese li espose nel suo “Refléxions sur la puissance motrice du feu” (1824) si fondava su una teoria fisica del calore che era sbagliata. Si immaginava che il calore fosse un fluido senza massa, a cui veniva dato il nome di ‘calorico’. Il processo interno alla macchina a vapore era analogo al funzionamento di un mulino ad acqua:come lo scorrere dell’acqua avvia la rotazione delle pale del mulino, così il fluido calorico, scorrendo dalla caldaia al condensatore, muoveva gli ingranaggi del mulino. Inoltre riteneva che la quantità di fluido calorico rimanesse costante. Carnot, dopo la pubblicazione del libro, espresse insoddisfazione per la teoria del calorico, e << si andò convincendo che la teoria del calorico non funzionav…..il calore doveva avere a che fare con una qualche agitazione termica delle molecole costituenti i corpi. In uno dei pochi frammenti degli scritti di Carnot pervenutici e ritrovati posteriormente alla sua morte, probabilmente scritto tra il 1824 ed il 1826, leggiamo delle cose che dovettero risultare un vero dramma per Carnot. Egli scrive:

Il calore non è altro che potenza motrice o piuttosto movimento che ha cambiato di forma, un movimento delle particelle dei corpi. Ovunque vi sia distruzione di potenza motrice, vi è nello stesso tempo produzione di calore in quantità esattamente proporzionale a quella della potenza motrice distrutta. E viceversa, ovunque vi sia distruzione di calore, vi è produzione di potenza motrice.Si può dunque sostenere la seguente tesi generale: la potenza motrice è una quantità costante della natura che, a rigore, non è né prodotta né distrutta. In realtà essa cambia di forma, generando vari tipi di movimento, senza mai essere annullata.Questo principio si deduce, per così dire, solo dalla teoria meccanica. il ragionamento ci insegna infatti che non può mai aversi perdita di forza viva o, che è lo stesso, di potenza motrice, se i corpi interagiscono senza entrare in contatto diretto, insomma senza veri urti>>(16)

L’errore di Carnot fu corretto da due generazioni successive di fisici. L’inglese James Prescott Joule (1818-1889) confermò con gli sperimenti eseguiti negli anni ’40 che il calore non si conservava. Con misure precise dimostrò che il lavoro poteva essere convertito quantitativamente in calore. Ciò rappresentò la nascita del concetto di equivalente meccanico del calore e dimostrò che lavoro e calore sono mutualmente convertibili e che il calore non è è una sostanza come l’acqua. Engels nel lavoro di Joule vide la conferma della trasformabilità della forze secondo la dialettica della quantità e della qualità e un duro colpo ai meccanicisti (lettera a Marx del 14 luglio 1858): <<Un altro risultato che avrebbe rallegrato il vecchio Hegel e, nella fisica, la correlazione delle forze o la legge secondo cui in determinate condizioni il movimento mrccanico, ossia la forza meccanica ..si trasforma in calore, il calore in luce, la luce in affinità chimica, l’affinità cfhimica in eletricità (Volta), e questa in magnetismo. Questi passaggi possono aversi anche altrimenti, in quest’ordine o in ordine inverso. E’ stato dimostrato da un inglese [Joule] di cui non mi viene in mente il nome, che queste forze trapassano nell’altro in rapporti quantitativi assolutamente determinati, di modo che, p. es., una data quantità di forza, p. s., di elettricità , corrisponde a una data quantità di ogni altra, p. es. di magnetismo, sdi luce, di calore, di affinità chimica..e di movimento. Così la stupida teoria del calore latente è accantonata>>.Il contributo del di Rudolf Gottlieb (1822-1888), più conosciuto come Clausius, fu di porre il problema se il calore potesse essere spiegato in termini di comportamento di particelle costituenti la materia. Su questa strada proseguì Ludwig Boltzmann (1844-1906) che si assunse il compito di dimostrare la connessione fra le proprietà macroscopiche della materia, identificate dagli sviluppi della termodinamica di Clausius e di William Thomson (1824-1907), più noto come Lord Kelvin, e le proprietà degli atomi, non ancora identificati sperimentalmente. Sostenere, in quel momento storico della fisica dominato dall’interpretazione fenomenista, l’esistenza dell’atomo significava andare incontro all’accusa di metafisica materialista. In modo sprezzante un campione, insieme a Ernst Mach, del fenomenismo, ad un congresso di scienziati a Lubecca nel 1895, scrisse una relazione intitolata “La disfatta del materialismo”. Boltzmann, in solitudine, non solo difese l’esistenza degli atomi contro gli empiriocriticisti ma anche una concezione materialistica della conoscenza in polemica con l’agnosticismo kantiano. Quando Boltzmann morì suicida nel 1906, nuove tecniche sperimentali avrebbero fatto trionfare il materialista Boltzmann e messo nel museo degli ostacoli conoscitivi l’antiatomismo di Mach: << l’antiatomismo di Mach è stato smentito dal progresso della fisica, è stato molto criticato. Per Einstein era un ‘esempio interessante di come i pregiudizi filosofici ostacolino una corretta interpretazione dei fatti anche presso gli scienziati che hanno acutezza di pensiero e fine intuito….Planck, in particolare, ebbe con Mach uno scambio acceso in cui lo accusò di essere un ‘falso profeta’, che distoglieva l’attenzione degli scienziati dal vero scopo dell’impresa scientifica, cioè stabilire la natura del mondo esterno….per quanto sembri strano al giorno d’oggi non impegnarsi rispetto all’esistenza di entità come gli atomi, questa forma di antirealismo è una posizione abbastanza diffusa, anche tra gli scienziati. A chi la sposa, si potrebbe però porre la seguente domanda: se i principali protagonisti della fisica del Novecento avessero seguito l’impostazione di Mach, la fisica avrebbe raggiunto gli stessi eccezionali risultati a cui si è assistito?”( Elisabetta Castellani, Ernst Mach e l’evoluzione della fisica, Le Scienze, gennaio 2011). Boltzmann fu difeso da Lenin nel suo libro contro il comune nemico filosofico, Materialismo ed Empiriocriticismo. Boltzann comprese che non c’è linearità tra il mondo microscopico e quello macroscopico formulata un secolo prima da Laplace. Fu la spinta verso la meccanica quantistica che confermò la concezione materialistica dell’inesauribilità e trasformabilità della natura nel microcosmo come nel macrocosmo. La “strutturazione a priori dei principi della scienza” è una favola filosofica di chi non ha superato l’idea platonica della superiorità della filosofia rispetto alle scienze della natura e della storia. Il paradosso di Marcuse e della scuola di Francoforte è stato quello di utilizzare la dialettica contro la scienza galileiana quando questa nei suoi risultati confermava la dialettica materialista. Ernst Mayr (1904-2005), figura di spicco della scienza mondiale, uno dei fondatori della “sintesi moderna dell’evoluzione” (la biologia che si studia a scuola), ci ha lasciato una rappresentazione efficace del legame immanente tra il materialismo dialettico e le scienze in “Roots of Dialectical Materialism” (17):<<Negli anni ’60 lo storico americano della biologia, Mark Adams arrivò a San Pietroburgo per injtervistare K.Zavadsky. Nel corso della loro discussione .Zavadsky chiese:Conosci Ernst Mayr?”;Adams.”Si, molto bene”;Zavadsky:”é marxista?”;Adams: “Non lo è, per quanto ne so”;Zavadsky: “Questo è molto curioso perché i suoi scritti sono puro materialismo dialettico”.Sono rimasto perplesso su questo commento, quanto lo era Zavadsky sui miei scritti. Ero perplesso su quali fossero le idee considerate da Zavadsky vicine a quelle dei materialisti dialettici. Me lo sono chiesto in questi ultimi 30 anni e penso di essermi avvicinato gradualmente a una risposta>>. Vediamo quali sono le risposte che si è dato il grande scienziato e combattente contro il razzismo e l’oscurantismo:<<La prossima domanda che dovremmo porci è: “Ci sono principi di?dialettica non condivisa dai naturalisti?” Ad esempio, i naturalistisostenere le famose tre leggi della dialettica di Engels:1)“La legge della trasformazione della quantità in qualità e viceversa”.2)”La legge della compenetrazione degli opposti”.3)”La legge della negazione della negazione”.Il principio di negazione di Engels è stato chiamato anche principio di contraddizione. La parola contraddizione rischia di essere in qualche modo fuorviante. Gli opposti a volte possono essere costruttivi. Il miglior fenotipo molto spesso è un equilibrio di diverse pressioni selettive opposte. Questo è stato spesso sottolineato dai darwiniani.Tradotte in termini dialettici moderni, queste tre leggi esprimonoi seguenti pensieri.La prima legge è semplicemente vista come un principio di non riduzionismo.La seconda legge è considerata come una spiegazione per la presenza dienergia in natura, cioè per sua natura intrinseca e non come qualcosaconferito dall’esterno (ad esempio, da Dio).La terza legge, negazione della negazione, è una formulazione alquanto curiosa dell’asserzione del cambiamento continuo in natura, e.nessuna entità rimane costante ma viene gradualmente sostituita da un’altra.È abbastanza ovvio che i naturalisti sarebbero completamente d’accordo>>.Percìò Mayr non poteva non condannare le deformazioni del lysenkismo e del suo protettore Stalin: << In realtà la pseudoscienza di Lysenko non aveva nulla a che fare con il materialismo dialettico. Che avesse così tanto sostegno dal governo era dovuto alla sua influenza politica e all’ignoranza scientifica di Stalin e… Krusciov>>.Da notare che quando negli anni del terrorismo staliniano in nome della dialettica venivano perseguitati i genetisti, nessuno del Trio di Francoforte che pretendeva di comprendere al meglio la dialettica, aprì bocca contro gli usurpatori dell’URSS e deformatori della dialettica!

4)“L’uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani” Anassagora di Clazomene Marx sul rapporto tra la nostra specie e la tecnica:<<Darwin ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali e animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita eguale attenzione la storia della formazione degli organi produttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? ….. La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee del l’intelletto che ne scaturiscono>> ( nota 89, Capitolo XIII primo libro sez. IV del Capitale).Cosa intendesse Marx per “tecnologia[che] svela..l’immediato processo di produzione della sua vita” lo spiega molto bene Georgij Valentinovič Plechanov.<<Darwin contesta l’opinione che solo l’uomo sia capace di usare gli attrezzi e dà molti esempi in cui in forma embrionale il loro uso sia tipico di molti mammiferi. Naturalmente dal suo punto di vista ha completamente ragione, cioè nel senso che in questa famigerata ‘natura umana’ non c’è una sola caratteristica che non possa essere trovata in qualche altra specie animale e che quindi, non c’è alcun fondamento per considerare l’uomo una creatura a parte ed isolarla in un ‘regno’ speciale . Ma non si deve dimenticare che le differenze quantitative si trasformano in differenze qualitative. Ciò che esiste in forma embrionale in una specie animale può diventare l‘aspetto distintivo di un’altra specie animale. Questo si applica in particolare all’uso degli attrezzi. Un elefante rompe i rami e li usa per scacciare le mosche. Ciò è interessante e istruttivo, ma nella storia dell’evoluzione della specie ‘elefante’ l’uso dei rami contro le mosche probabilmente non gioca un ruolo essenziale; gli elefanti non sono diventati elefanti perchè i loro antenati più o meno simili schiacciavano le mosche con i rami. La sopravvivenza del selvaggio australiano dipende dal suo boomerang, come quella della moderna Inghilterra dipende dalle sue macchine. Togli il boomerang all’australiano, fanne un coltivatore agricolo e necessariamente cambierà il suo modo di vita, le sue abitudini, il suo modo di pensare, la sua intera ‘natura’. Abbiamo detto: fanne un coltivatore agricolo. Dall’esempio dell’agricoltura si può vedere che il processo dell’azione produttiva dell’uomo sulla natura non presuppone soltanto gli uensili da lavoro. Questi costituiscono solo parte dei mezzi necessari balla produzione. Quindi sarà più esatto parlare non dello sviluppo degli strumenti di lavoro, ma più in generale dello sviluppo dei mezzi di produzione, delle forze produttive– anche se è certo che la parte più importante in questo sviluppom appartiene, o almeno apparteneva fino ad oggi (fino a che sono apparse le industrie chimiche) agli strumenti di lavoro. Negli strumenti di lavoro l’uomo acquisisce nuovi organi che cambiano la sua struttura anatomica. Giungendo agli utensili egli dide un aspetto completamente nuovo alla storia del suo sviluppo. In precedenza, come negli altri animali, esso consisteva nei cambiamenti dei suoi organi naturali. Da allora, invece, lo sviluppo divenne prima di tutto la storia del perfezionamento dei suoi organi artificiali, la crescita delle sue forze produttive>>(18).La capacità di costruire utensili, attrezzi, mezzi di produzione fino al sistema delle macchine odierno, ciò che Marx chiamava il ‘macchinismo’ è stata possibile:1)perchè il nostro corpo nel corso dell’evoluzione , ha conquistato la posizione eretta, <<con ciò era fatto il passo decisivo per il trapasso dalla scimmia all’uomo>>(Engels) ; 2)<<se il camminare eretti divenne… dapprima regola e col tempo assoluta necessità, ciò vuol dire che alle mani spettarono frattanto attività di natura via via sempre più diversa dall’originaria…..Perchè si arrivasse al momento in cui il primo ciottolo fu lavorato dalla mano dell’uomo fino ad essere trasformato in coltello, possono essere trascorse epoche di lunghezza tale che al confronto l’epoca storica a noi nota può apparire insignificante. Ma il passo decisivo era compiuto: la mano era diventata autonoma e poteva ora acquistare una crescente destrezza: la maggiore scioltezza così acquistata si trasmise e si accrebbe di generazione in generazione.

La mano non è quindi soltanto l’organo del lavoro: è anche il suo prodotto. La mano dell’uomo ha raggiunto quell’alto grado di perfezione, sulla base del quale ha potuto compiere i miracoli dei dipinti di Raffaello, delle statue di Thorwaldsen, della musica di Paganini, solo attraverso il lavoro: attraverso l’abitudine a sempre nuove operazioni, attraverso la trasmissione ereditaria del particolare sviluppo dei muscoli, dei tendini, e, a più lungo andare, anche delle articolazioni, per questa via acquisito: attraverso la sempre rinnovata elaborazione dei perfezionamenti così ereditati per mezzo di nuove, e sempre più complicate, operazioni. Ma la mano non era isolata. Essa era soltanto un singolo membro di un organismo completo, estremamente complesso>>. Ciò avviene in virtù di ciò che Darwin chiamava legge di correlazione e dello sviluppo secondo la quale <<determinate forme di singole parti di un essere organico sono sempre collegate a certe forme di altre parti, che non hanno apparentemente alcun rapporto con le prime>>.; 3) Lo sviluppo della mano e il lavoro ebbero <<come necessaria conseguenza quella di avvicinare di più tra loro i membri della società, aumentando le occasioni in cui era necessario l’aiuto reciproco, , la collaborazione, rendendo chiara a ogni singolo membro l’utilità di una tale collaborazione. Insomma: gli uomini in divenire giunsero al punto in cui avevano qualcosa da dirsi. Il bisogno sviluppò l’organo ad esso necessario: le corde vocali, non sviluppate, della scimmia, si andarono affinando, lentamente ma sicuramente, abituandosi a una modulazione sempre più accentuata; la bocca e gli organi vocali impararono a poco a poco a emettere una sillaba articolata dopo l’altra….. In primo luogo il lavoro, dopo di esso e con esso il linguaggio: ecco i due stimoli più essenziali sotto la cui influenza il cervello di una scimmia si è trasformato gradualmente in un cervello umano, molto più grande e perfetto secondo ogni verosimile ipotesi>> (Engels, Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia-1876).I due fondatori del socialismo scientifico hanno da subito apprezzato l’antifinalismo, l’antiteleologismo della teoria della selezione naturale per ereditarietà: <<Del resto il Darwin, che sto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto la teleologia non era stata ancora sgominata, e lo si è fatto ora>> (Marx a Engels 12 dicembre 1859). E’ significativo che Engels sottolinei che la mano orginariamente non ricopriva la funzione attuale. Si tratta di ciò che S.J. Gould ed Elisabeth S. Vrba chiamano “exaptation”: <<Noi suggeriamo che tali caratteri, evolutisi per altri usi(o per nessuna funzione del tutto) e in seguito ‘cooptati’ per il loro ingaggio attuale siano chiamati ex-aptations. Essi sono utili per il loro ruolo attuale, quindi ‘atti (aptus), ma non sono stati progettati dall’evoluzione per quello e quindi non sono ‘ad-apti’ (ad-aptus). Essi devono il loro contributo alla sopravvivenza a caratterristiche presenti per altre ragioni e sono quindi utili(aptus) in virtù della (ex) loro forma ovvero ex-aptus>>(Exaptation. Il bricolage dell’evoluzione- Bollati Boringhieri, pag.15). Sono innumerevoli gli exaptations, dalla funzione idrostatica originaria della vescica natatoria dei pesci alla finzione respiratoria attuale (Darwin), le piume degli uccelli evolutesi per la termoregolazione, diventano exaptations per il volo una volta che gli uccelli prendono a volare (Gould-Vrba). Allora gli exaptations, di natura antifinalistica per eccellenza ricoprono un ruolo nell’evoluzione? La risposta è affermativa:<< Gli exaptations, stanno dunque alla base della teoria dell’evoluzione fin dalla sua prima formulazione, come una sottocategoria di tutti i caratteri che contribuiscono alla sopravvivenza. Alcuni di questi sono plasmati direttamente dalla selezione naturale per l’utilità attuale, altri cooptazioni funzionali successive…..In tal modo, l’evoluzione non appare più come il regno di un’ottimalità adattativa imposta ad una selòezione naturale intesa come un meticoloso ingegnere che plasma gli organismi a proprio piaccimento, bensì come il risultati polimorfico di adattamenti secondari e sub-ottimali, di riusi ingegnosi e di bricolage imprevedibili>> (Gould-Vrba, pg. 116-117).Questo bricolage dell’evoluzione è prodotto dall’interazione dialettica fra l’organismo e ciò che lo circonda e a questa interazione (che è la vera plasmatrice) non sfugge neanche il DNA che non è <<quella molecola noisa e inerte che dipingono i deterministi genetici come Richard Dawkins: è coinvolto in una qualità di processi dinamici all’interno dell’orchestra cellulare e non dovremo vederlo come il direttore. ma si può andare oltre: gli organismi viventi sono sistemi aperti in continua autocostruzione, che rispondono all’ambiente e lo modificano a loro volta attraverso interazioni complesse che si snodano nelle tra dimensioni spaziali più quella temporale. Ridurre gli esseri viventi a filamenti di DNA significa congelare la vita, nel tentativo di cogliere l’essere si smarrisce il divenire. E questo tanto più vero se l’organismo è in questione l’uomo, che ha un’esistenza sociale ricca, vive in una dimensione storica e grazie allo sviluppo della tecvnologia è capace di modificare il proprio ambiente molto più delle altre specie>> (“Un’orchestra chiamata organismo vivente” intervista a Steven Rose di Anna Meldolesi, Festival della scienza-Sploleto 1998).La tecnologia non è un optional di cui possiamo fare a meno perchè è uno sviluppo della nostra natura, è il prolungamento dei nostri sensi e dei nostri arti. Senza di essa non sarebbero state possibili le stesse speculazioni arbitrarie di Marcuse, comprese quelle di tutta la flora e la fauna heideggeriana.La tecnica, la conoscenza e la scienza si sviluppano dentro i rapporti sociali, diventati antagonisti dopo che si scatenò la lotta per appropriarsi del plusprodotto agricolo e da ciò sono determinati i vincoli alle sue potenzialità liberatorie. Imarcusiani e tutto l’ambiente sessantottardo che vedono il mondo dominato dal logos diabolico della tecnica non vedono che nella maggior parte del pianeta c’è una scarsità di tecnologia, perchè anche il suo sviluppo è dentro quello più generale combinato e diseguale e la catastrofe in corso accresce la diseguaglianza.Il movimento operaio e socialista rivoluzionario deve contrastare con tutta la sua forza l’oscurantismo mascursiano che si è rivelato pienamente organico all’ideologia dominante proprio quando la classe dominante nella sua ferocia neomalthusiano ha deciso di rendere endemico il covid 19.La costruzione della società comunista si fonda proprio sui risultati della scienza e della tecnica, Marx era sprezzante contro coloro che lo negavano:<<Se nella nostra società così com’è non trovassimo già le condizioni materiali di produzione e i rapporti umani ad esse corrispondenti per una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero donchisciotteschi>>. Come mostra l’analisi di Marx, queste condizioni materiali sono rese dinamiche dalla contraddizione, ecco come la riassume Roman Rosdolsky <<lo sviluppo del sistema automatico degradi uil singolo lavoratore a strumento parrziale, e dall’altra, lo stesso sviluppo crei nel contempo i presupposti affinchè il dispendio di energie umane nel processo di produzione venga ridotto al minimo, e ai lavoratori parziali di oggi subentrino individui sviluppati in tutte le direzioni e per i quali ‘le diverse funzioni sociali sono modi di estrinsecazione interscambiabili’ (Marx)>> (Genesi e struttura del capitale, vol.II. Pag. 490). Per arrivarci dobbiamo mettere fine alla pandemia, solo la classe operaia al potere può farlo non la borghesia.

Sardegna Rossa (ex sez. PCL Sassari-Olbia)

NOTE

1)https://www.nature.com/articles/s41467-017-00923-82)citato in “Il prossimo spillover” di Cristina Da Rod- Le Scienze, maggio 20203)https://gyorgylukacs.files.wordpress.com/2013/11/la_distruzione_della_ragione_1.pdf).4)https://revistas.unal.edu.co/index.php/idval/article/view/19340/202945)L’intuizione intellettuale (noesis) non è altro che la traduzione della “rivelazione” divina nella filosofia, fatta dai fondatori della metafisica (Parmenide, Eraclito e i Pitagorici). La metafisica fu la risposta filosofica dell’aristocrazia al materialismo degli ionici, gli intellettuali del demos nelle città ioniche, VI secolo a.c. 6)https://gyorgylukacs.files.wordpress.com/2014/05/distruzione_della_ragione_2.pdf7)Marx ed Engels “Ideologia tedesca”, capitolo II, “L’ideologia in generale e in particolare l’ideologia tedesca”8)Introduzione, in Dialettica della natura, Ed. Riuniti, pg.389)Karl Popper, John Eccles “L’Io e il suo cervello”, vol.1, Armando editore, pag.15-1710)Robert Lochhead, Les révolutions bourgeoises, Cahiers d’etude et de Recherche11)Federico Enriques, “Il significato della storia del pensiero scientifico”, cap. XV, La storia obbiettiva di Duhem; una trattazione sistematica del pensiero di Democrito ed, in particolare, del principio d’inerzia, sempre di Enriques, in Le dottrine di Democrito di Abdera, cap.III Il principio d’inerzia e la spiegazione cinetica del mondo 12)Robert Lochhead, Les révolutions bourgeoises, Cahiers d’etude et de Recherche13) “Einstein’s theory of gravity confirmed by NASA probe”, William Whitlow https://www.wsws.org/en/articles/2011/05/nasa-m13.html Global Positioning System e Relatività”, di Andrea Favretto e Giorgio Coluccihttps://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/11727/1/favretto_144_145_146_primo.pdf14)in “Lo scienziato come ribelle”, Freeman Dyson, Le Scienze15)<<Il nome Sadi è un adattamento del nome del poeta persiano del 13° secolo, molto conosciuto sia in Francia che in Gran Bretagna, Saadi Musharrif ud-Din Muslih noto come Saadi, e ciò fornisce anche il senso dell’ambiente culturale aperto che vi era nella Parigi dell’epoca e della grande passione di Lazare per la letteratura e la poesia>> Roberto Renzetti16)Roberto Renzetti https://fisicamente.blog/2021/10/15/la-fisica-nellottocento-1/17)Ernst Mayr “Roots of Dialectical Materialism” – https://www.semanticscholar.org/paper/Ernst-Mayr-Roots-of-Dialectical-Materialism-*-Mayr/d390d04998bcad4454c2c677f8da40ac1470b17e18)Lo sviluppo della concezione monista della storia, pag.57-58http://www.rottacomunista.org/root.asp?chiama=classici/plekhanov/Opere_1

Boris Hessen (1893-1936) vittima del terrorismo controrivoluzionario di Stalin

Costruire il coordinamento delle lotte per favorire la svolta delle lotte dei lavoratori

Manifestazione lavoratori GKN

“Il sindacalismo di base, agendo nel modo più unitario possibile nel promuovere simili indirizzi d’azione e nel proporli ai gruppi operai combattivi e alle opposizioni conflittuali ancora entro i sindacati collaborazionisti, avrebbe più possibilità di candidarsi alla guida delle lotte operaie al posto di Cgil, Cisl e Uil, di quanto non le abbia ponendo aprioristicamente, innanzi ai problemi di indirizzo pratico di lotta, la necessità di uscire dai sindacati tricolore, risultato che invece si imporrebbe, come dato di necessità, seguendo indirizzi d’azione corretti, sostenuti da un’azione unitaria del sindacalismo conflittuale” Mario Paolo Sami in un post su Facebook

La storia complessa e contradditoria del movimento operaio ci ha lasciato in eredità, tra le altre cose, un movimento sindacale politicamente variegato, frammentato, articolato per categorie e caratterizzato da tendenze contrapposte (sostanzialmente lungo le due linee fondamentali del riformismo e della rivoluzione) in grandissima parte burocratizzato. Senza ripercorrere qui la lunga storia che ha portato a questa situazione, ci soffermiamo sulle considerazioni e sul problema posti dal compagno Sami nella sua affermazione, che in sostanza si possono riassumere nella questione: come superare la frammentazione e dare una direzione politica unitaria alle lotte dei lavoratori premessa di una reale svolta?

Vi è un punto, anche nella lotta sindacale, dove la lotta puramente economica deve rompere i propri limiti (sindacalismo, economicismo) e diventare lotta politica contro il sistema capitalista e contro tutti gli elementi di difesa di questo sistema compresa la burocrazia sindacale. Questo punto di rottura si può raggiungere nel momento in cui la borghesia pressata dalla crisi, e incoraggiata dalla divisione e dall’assenza di una direzione politica rivoluzionaria del proletariato, non è più in grado, o non ha più interesse a contenere la lotta di classe con le concessioni, ma passa direttamente all’attacco. In quel momento lo stesso ruolo di “arbitro” e di agente padronale all’interno del movimento dei lavoratori della burocrazia sindacale, con la sua politica di raffreddamento e contenimento della lotta di classe, entra in crisi perché quel rapporto di fiducia dei tempi normali in cui la burocrazia riusciva a strappare concessioni e a contenere entro certi limiti le pretese padronali viene meno, di fronte alla capitolazione totale e alla ritirata della burocrazia davanti all’assalto padronale. Questa è sostanzialmente la situazione che vivono oggi i lavoratori delle principali lotte in corso.

Tuttavia, come molto spesso accade, rispetto ad una direzione politica che capitola non sempre c’è, già pronta, una direzione alternativa combattiva e rivoluzionaria, o meglio, essa come nucleo o embrione esiste già, ma ancora non ha avuto il tempo di conquistare la maggioranza dei lavoratori o una frazione sufficientemente grande da consentirgli di occupare velocemente e in maniera credibile il vuoto politico di direzione lasciato dal complesso della burocrazia in ritirata. Vi è poi, un’inerzia politica dei lavoratori che deriva dalla loro inquadramento in tante differenti organizzazioni sindacali, con altrettante differenti tradizioni politiche, con i loro rapporti di disciplina, di fiducia, di servizio incrostati da anni di routine difficili, e che richiedono un certo tempo, per romperli, o che semplicemente l’assenza immediata di una direzione sindacale alternativa rende difficile superare, costringendo molto spesso, per anni, le lotte in un vicolo cieco.

Inoltre bisogna ricordare che se la burocrazia si ritira dalle lotte, in nessun modo si ritira dall’apparato dell’organizzazione sindacale, che controlla in maniera pressoché assoluta, e al quale resta attaccata con tutti i denti perché è la ragione della sua sopravvivenza e del proprio privilegio di casta, difendendolo con ogni mezzo da qualsiasi tentativo di pressione e di assalto da parte dei lavoratori più coscienti o arrabbiati, anche al costo di sacrificare proprie sezioni o gruppi di iscritti.  E con questo suo controllo dell’apparato continua ad esercitare dalle retrovie un’azione nefasta sulle lotte, paralizzandole, dividendole, frustrandole, perché le priva di tutta la forza d’urto delle migliaia, (se non milioni) organizzati da quell’apparato, ricattando i lavoratori che non dispongono dei mezzi e del tempo necessario a organizzare un apparato di lotta altrettanto potente. Per cui, quando il compagno Sami nella sua polemica critica l’atteggiamento di chi si limita semplicisticamente a ribadire l’ovvio: cioè che i lavoratori dovrebbero rompere con i loro sindacati burocratizzati, prende di mira quell’idealismo burocratico sindacale di una parte del sindacalismo di sinistra extra-confederale che non vede, da una parte, i condizionamenti oggettivi materiali dell’azione dei lavoratori (idealismo) e che pensa si possano superare semplicemente con l’invito al passaggio dall’uno al proprio sindacato (burocratico sindacale). Ma evidentemente questo passaggio così semplice e automatico non è, altrimenti non saremo qui a discuterne e si sarebbe realizzato da anni. Tanti quanto quelli di tradimento della burocrazia sindacale, che non sono pochi…

Come rompere quindi il particolarismo e la frammentazione delle lotte alimentati oggettivamente dalla stessa frammentazione aziendale, dalle categorie e livelli salariali ed anche in certi casi dalle differenze etnico-culturali (lingua, religione, provenienza), che la burocrazia sindacale non fa che cristallizzare annullando quella funzione di unificazione dell’intera classe lavoratrice che invece dovrebbe svolgere il sindacato?

Manifestazione per Adil

Occorre costruire degli strumenti che, aldilà dell’adesione sindacale o meno dei singoli lavoratori, a partire dall’esperienza concreta di lotta nel posto di lavoro, o in una determinata categoria o ramo aziendale, quando questa riguarda la generalità dei lavoratori di un settore, favoriti dal primo minimo comun denominatore che è l’appartenenza alla stessa azienda, possano finalmente unificare i lavoratori come classe in lotta superando tutte le altre divisioni. E questi strumenti possono essere i comitati di lotta. Partendo da quelli che già i lavoratori spontaneamente e informalmente organizzano ogni volta per le esigenze di uno sciopero, di un picchetto o dell’occupazione della fabbrica per impedire il trasferimento dei macchinari, e della costruzione della rete di solidarietà sociale locale intorno alla propria vertenza.

Il comitato di lotta può consentire di organizzare già da subito, come classe, aldilà delle appartenenze sindacali i lavoratori nel posto di lavoro mossi dalle esigenze della vertenza, senza aspettare il tempo che il singolo lavoratore maturi la consapevolezza o il coraggio di rompere il vincolo con la propria organizzazione, e quindi dando già un’impostazione unitaria a tutta l’organizzazione della lotta. Essendo strutture nuove, sui generis, nate direttamente dal basso come forma organizzativa dei lavoratori di una vertenza, subiscono molto meno l’influenza e il controllo della burocrazia sindacale, non sono ancora degli organismi burocratizzati!

Il fatto che radunino, spingendoli al confronto e alla discussione, anche solo, inizialmente, per le immediate esigenze organizzative della lotta, tutti i lavoratori e le lavoratrici del luogo della vertenza ne fa un organismo assembleare dove, l’agitazione del sindacalismo combattivo può sperare di trovare un’ottima tribuna con cui far evolvere la discussione tra i lavoratori a partire dai problemi e contraddizioni reali e a tutti evidenti posti dalla lotta verso una discussione politica sull’efficacia della linea sindacale, sulla burocrazia e sull’organizzazione capitalista in generale.

La generalizzazione di questo strumento può costituire una scuola organizzativa, di sviluppo della coscienza e di stratega politica rivoluzionaria per i lavoratori e i loro elementi più combattivi, divenendo il ponte per far superare organizzativamente ai lavoratori la frammentazione e la divisione delle lotte, neutralizzare o almeno contenere con maggiore efficacia l’azione di freno e di boicottaggio della burocrazia sindacale, e far evolvere la lotta di resistenza economica dei lavoratori ad un livello più alto fino alla lotta politica per la conquista del potere.

Per realizzare ciò proponiamo che tutto l’arco delle tendenze del sindacalismo classista e combattivo, che va dall’opposizione di sinistra in Cgil al sindacalismo combattivo, gli stessi che hanno promosso le assemblee nazionali del sindacalismo combattivo degli scorsi mesi, lanci una campagna di agitazione, rivolta a tutti i settori classisti, e condotta sui luoghi lavoro, in primissimo luogo, ovviamente, nelle vertenze e lotte attualmente in corso, per la costituzione di comitati di lotta dei lavoratori e delle lavoratrici sul posto di lavoro, e soprattutto per la creazione di un coordinamento generale dei delegati dei “comitati di lotta” di tutte le vertenze in corso nello stato italiano, per un congresso generale dei comitati di lotta che elabori una linea d’azione comune e parole d’ordine comuni per l’unificazione delle lotte in corso. Ciò che rifiuta di fare la burocrazia sindacale, unire le lotte per rispondere in massa all’attacco padronale, possono farlo i lavoratori a partire dai propri organismi di lotta e dal loro coordinamento verticale e orizzontale, per settore e a livello territoriale statale.

UN BILANCIO MILITARE PER FARE LA GUERRA ALLA RUSSIA E ALLA CINA

La Camera dei Rappresentanti l’8 dicembre 2020 ha approvato il bilancio militare (National Defense Authorization Act) per l’anno fiscale 2021: 741 miliardi di dollari.

“Oggi la Camera ha inviato un messaggio forte e bipartisan al popolo americano: i nostri membri dei servizi e la nostra sicurezza nazionale sono più importanti della politica”, ha detto in una dichiarazione il rappresentante democratico Adam Smith, presidente della Commissione della Camera sulle forze armate. Nel bilancio approvato, sono rifinanziate le richieste di Trump per la “superiorità nello spazio”. Lo spazio, quale “quinto campo operativo”, fu adottato, anche, dalla Nato nel Vertice di Londra nel dicembre del 2019 sulla scia del nuovo Comando spaziale creato dal Pentagono nell’agosto dello stesso anno con lo scopo, dichiarato dal presidente Trump, di «assicurare che il dominio americano nello spazio non sia mai minacciato». Hanno votato a favore del bilancio la presidente democratica della Camera Nancy Pelosi e il leader democratico del gruppo parlamentare della House, Steny Hoyer.

La National Defense Authorization Act finanzia la guerra d’aggressione a Russia e Cina. Gli imperialisti che si mascherano da vittime o da difensori dei diritti dell’uomo o da battaglieri difensori dell’autodeterminazione dei popoli giustificano il potenziamento delle capacità di guerra mondiale con la “deterrenza”: sono Russia e Cina che aggrediscono. La verità è, invece, la seguente;

1)Russia: ai confini occidentali c’è il potente schieramento della Nato dalla Lituania, alla Romania e alla Georgia con il supporto delle unità paramilitari fasciste dell’Europa dell’est e la sanguinaria Divisione Azov inquadrata nelle Guardia Nazionale Ucraina (nella legge di bilancio militare 250 milioni di dollari vanno per armi e mezzi al governo banderista del’Ucraina, mentre 500 milioni di dollari sono destinati a Israele, glielo dovevano per l’assassinio dello scienziato nucleare iraniano); a nord del Giuk -( acronimo Groenlandia, GB e Islanda con cui gli strateghi dell’imperialismo indicano quell’area tra oceano Atlantico e Artico. In quell’area si trovano circa 90 miliardi di barili di petrolio e 1.669 trilioni di metri cubi di gas naturale – il 6 % e il 24% delle riserve mondiali) si è dispiegata nel 2018 la “Trident Juncture 2018”. Questa esercitazione antirussa era composta da 50mila soldati di 31 Paesi (i 29 Nato più Svezia e Finlandia). Un ex berlingueriano Federico Rampini ha ammesso in modo barocco che gli aggressori nel Giok sono gli yankee:

<< Tuttavia, poste in gioco, dinamiche competitive e stato delle rispettive Marine nella saldatura artico- atlantica dicono molto di più del funzionamento e della sensibilità dell’elaborazione strategico militare americana che non la risurrezione della potenza russa…….Poichè nemmeno in prospettiva Mosca può contendere agli Stati Uniti il controllo dei mari. Anzitutto perché i bilanci per la Difesa viaggiano su due organi di grandezza diversi: quello di Washington si misura in centinaia di miliardi di dollari, quello del Cremino in decine…>> (“L’ossessione del Giuk gap riscalda la frontiera artica fra Nato e Russia” Limes n° 12- 2017). Ci arriva Rampini, a modo suo, a riconoscere la menzogna del Pentagono e non ci arrivano i sostenitori della falsa teoria della natura imperialista della Russia e della Cina. L’esportazione di capitali dai tempi di Lenin si garantisce con le migliori capacità militari del paese imperialista! La superiorità militare è data dalla superiorità tecnica, di cui è dotata la nazione che esporta capitali e che ha gli altri 4 tratti del capitalismo nell’epoca dell’imperialismo. La superiorità tecnica dei paesi dominanti è data dalla potenza dei loro capitali. Dalla base militare USA di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, al Mare Meridionale della Cina e alle basi militari USA in Giappone ci spadroneggiano le navi da guerra dell’imperialismo yankee e in misura minore quelle dei suoi alleati. Le basi militari USA sono 800. Dal febbraio del 2012 su ordine di Obama il 60 % della marina militare naviga nell’Indo-Pacifico.

2)La Cina ha la base di Gibuti per proteggere l’approvvigionamento di petrolio via mare. Nel febbraio del 2019 il Washington Post pubblicava un articolo in cui rivelava la presenza di una nuova base militare nel Tagikistan. Secondo il Pentagono, nel luglio 2020, era stato siglato un accordo tra Cina e Cambogia che consente alla marina militare cinese di utilizzare per trent’anni il porto di Ream. Solo con la vittoria della rivoluzione nel 1949 la Cina ri diventa effettivamente sovrana dopo un lungo periodo iniziato con la guerra dell’oppio, l’aggressione inglese. Lo stato operaio deformato che ne è venuto fuori ha potuto elaborare una strategia militare per difendere la Cina dalle aggressioni imperialiste. Solo nel quadro di un’effettiva sovranità si può elaborare un pensiero militare strategico perché la classe dominante ha disposizione tutte le leve del paese. Quando l’URSS aggredisce la Cecoslovacchia non lo fa secondo i meccanismi socio-economici che producono la guerra imperialista ma secondo la logica della casta burocratica usurpatrice che non tollera ciò che sfuggiva dal suo sbirresco e ottuso governo. La politica militare restaurazionista come quella burocratica è difensiva.

L’accerchiamento militare imperialista della Cina e della Russia, paesi a restaurazione capitalista non completata, è una questione primaria nel quadro della rivoluzione socialista cinese contro l’oligarchia restauratrice dominante e contro lo sfruttamento del capitale imperialista, all’interno( perché la Cina dal restaurazionista Deng fu trasformata in una piattaforma di forza lavoro a basso costo a disposizione degli imperialisti) , all’esterno dall’imperialismo in armi in tutto l’Indo-Pacifico.

La sciagurata tesi della natura imperialista della Cina e della Russia che sembrano la fotocopia dei documenti del pentagono sulla “aggressività” russa e cinese occulta due verità:

1)questi due paesi non hanno i mezzi militari, industriali e tecnici per “aggredire” l’imperialismo;

2) la guerra che i due paesi condurranno contro l’imperialismo sarà una guerra di difesa nazionale.

Poiché le due oligarchie restaurazioniste dominanti in quei due paesi, dipendono dalla finanza internazionale, o capitolano definitivamente e danno mano libera alla rapina imperialista oppure, dopo, nel caso cinese, la prima pioggia di bombe previste da AirSea Battle, il piano di attacco USA alla Cina, capitolano. In entrambi casi il proletariato cinese dovrà difendere la sua sovranità nazionale. Se ciò avverrà non lo farà più un esercito di contadini, ma l’armata del reparto avanzato dell’immenso proletariato cinese.

Il proletariato rivoluzionario mondiale deve denunciare e opporsi ai preparativi USA di guerra alla Cina e alla Russia, questo è il contributo da dare alle masse proletarie usa contro le due bande dell’aristocrazia usa: quella degli ipocriti, truffaldini e guerrafondai democratici e quella del fascismo trumpista

L'immagine può contenere: il seguente testo "FY2021 NDAA NATIONAL DEFENSE AUTHORIZATION ACT"

Cinque poesie di Rimbaud su quattro eventi rivoluzionari

 L’insurrezione parigina del 10 agosto 1792, la battaglia di Valmy (20 settembre 1792), il Terrore rivoluzionario e sulla Comune di Parigi:

Il fabbro, Morti del Novantadue e del Novantantrè, Canto di guerra parigino, Le mani di Jeanne-Marie, L’orgia parigina ovvero Parigi si ripopola

Rimbaud, poeta veggente che maledisse tutte le convenzioni del tempo -  Periodico Daily

Al congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura, svoltosi a Parigi nel giugno del 1935, intervenne Andrè Breton che concluse il suo intervento evocando Marx e Rimbaud:

<< “trasformare il mondo”, ha detto Marx, “cambiare la vita”, ha detto Rimbaud: per noi, queste due parole d’ordine fanno tutt’uno>>(1).

Breton, nel suo intervento, polemizza con l’Association des écrivains rèvolutionaires di Parigi che sfilando davanti al muro dei fucilati portavano questa insegna: “Ai militanti della Comune Rimbaud, Courbet, Flourens”: <<si snaturano i fatti, quando ci si vuole rappresentare Rimbaud- l’artista e l’uomo in preda a tutti i suoi problemi- come se fosse arrivato nel maggio 1871 a una posizione tale da poter esser contrapposta a quella dei ricercatori poetici di oggi>> (2). Per Breton: <<in poesia, un’opera come quella di Rimbaud…deve essere rivendicata dai rivoluzionari non parzialmente, ma integralmente>>(3). Detto altrimenti Rimbaud non è rivoluzionario per aver partecipato alla Comune, è rivoluzionario per la sua arte e per la visione di un mondo liberato da ogni oppressione che evoca propria nella lettera a Paul Demeny, che la critica ha chiamato “Lettera del veggente”, scritta a diciasette anni, nel maggio del 1871 dopo esser partito da Parigi: <<  Quando sarà spezzata l’infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, poiché l’uomo- finora abominevole- le avrà reso il suo congedo, sarà poeta anche lei!- La donna troverà l’ignoto! I suoi mondi d’idee differirano dai nostri? Troverà cose strane, insondabili, ripugnanti, deliziose; noi le prenderemo, noi le comprenderemo>> (4). Perché Rimbaud lascia Parigi durante durante i giorni della Comune? A fine aprile 1871 si arruolò nei volontari della Comune (Parigi era insorta il 18 marzo) e fu destinato alla caserma Babylone dove forse fu violentato. Descrive questa violenza nella poesia Le coeur volè(5). Il 15 maggio scrive La lettera del Veggente in cui espone gli elementi della trasformazione che ogni individuo deve realizzare per una effettivo “cambiare la vita”: << io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti sensi. Tutte le forme d’amore di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza. Ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la sua fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande malato, il grande malato, il grande maledetto,- e il sommo sapiente! – Poiché egli giunge all’ignoto! Avendo coltivato la sua anima, già ricca, più di ogni altro! Egli giunge all’ignoto, e anche se, sconvolto, dovesse finire per perdere l’intelligenza delle sue visioni, le avrebbe pur viste!>>(6)

Cinque poesie su degli eventi che segnarono la modernità

Bisogna essere assolutamente moderni. Nessun cantico: mantenere il passo raggiunto”, scrisse in Una stagione all’inferno. Essere moderni significò per Rimbaud confrontarsi con i grandi problemi del suo tempo e nell’arte ciò significa saper provocare emozioni che sono suscitate dal pieno coinvolgimento nel proprio tempo.

Il Veggente ebbe una consapevolezza assoluta del significato della rivoluzione francese e del suo valore universale e non è deviato dal moralismo bigotto di fronte al sangue e alla violenza da cui sono segnati gli eventi delle trasformazioni epocali. Rimbaud disprezza i falsi e i devoti che condannano la violenza soprattutto quando è attuata dalle classi subalterne: c’è la violenza dell’oppresso che vuole liberarsi e la violenza dell’oppressore che vuole conservare i suoi privilegi.

  1. Il fabbro

L’insurrezione del 10 agosto 1792 fonda di fatto la repubblica, che formalmente fu proclamata il 21 settembre 1792 nella prima seduta della nuova assemblea nazionale, la Convenzione. Tra queste due date c’è la vittoria dell’esercito dei sanculotti -classe degli artigiani a cui appartenevano, anche, i fabbri- nella battaglia di Valmy contro l’esercito prussiano e austriaco, 20 settembre 1792.

L’assalto alle Tuileries e l’arresto del re mettono fine a una storia secolare: il diritto divino dei re e la diseguaglianza per natura tra l’aristocrazia del sangue e le classi subalterne. Questo vortice rivoluzionario è ispirato dall’idea che la ragione umana è sovrana, sopra di lei non ci sono più divinità. La vendetta delle classi oppresse coincide con la giustiza ispirata dalla ragione che si è alimentata con la scienza da Galileo in poi.

Il sanculotto (il fabbro) di fronte al re, che “umile come un cane, non recalcitrava”, non è animato dal rancore dello schiavo ma dal sentimento di superiorità di un uomo che si è mantenuto con il proprio lavoro rispetto a chi ha vissuto da parassita opprimendo la società:

<< Padron mio, tu lo sai, cantavamo larallà,

Pungolando i buoi verso i solchi degli altri:

Il canonico al sole filava paternostri

Sul bel rosario a grani di monete d’oro

Il signore, a cavallo, passava a suon di corno

Il Signore, a cavallo, passava a suon di corno,

E chi con il capestro, chi con lo scudiscio,

Ci accarezzavano…>>.

Il tempo dell’oppressione è finito:

<<ormai io lo so. Io non posso più,

Poiché ho due buone mani, una fronte e un martello

Che un altro venga lì, la daga sul tabarro,

E dica: Ehi! Tu, semina sulla mia terra;

Che vengano addirittura, se ci fosse la guerra,

a pigliarsi mio figlio, così, nella mia casa.

-Io dunque sarei un uomo, e tu, saresti un re,

Potresti dirmi: Voglio!…-Lo capisci, che e stupido.

Credi che a me piaccia vedere la tua baracca, i tuoi

Ufficiali infronzoliti, i mille furfanti, i moscardini

Bastardi che fanno la ruota dei pavoni:

Hanno riempito il tuo covo con l’odore delle nostre

Ragazze, e coi biglietti, per spedirci alle Bastiglie.

Ora dovremmo dire: Bravo; i poveri, in ginocchio!

Indoreremo il Louvre, dandoti i nostri soldi!

E tu ti ubriacherai, tu farai festa grossa.

-E lor signori a ridere, e noi, giù con la testa!>>

Il popolo ha trovato la sua dignità con la lotta senza quartiere contro l’assolutismo:

<<Il popolo non è più una puttana. Tre passi, e noi tutti

Abbiamo ridotto in polvere la tua Bastiglia.

Una bestiaccia che trasudava sangue da ogni pietra

Ed era sconcia, la Bastiglia in piedi

Con i muri rognosi che ci raccontavano

Tutto, tenendoci rinchiusi in quel buio!

……….

E simili a cavalli dalle froge

Fumanti, noi andavamo, fieri e forti;

sentivamo pulsare, qui….

Camminavamo nel sole a fronte alta,- cosi’-

Per le vie di Parigi!…..

Finalmente! Eravamo Uomini! Pallidi

Sire, ubriachi di tremende speranze:

E quando fummo sotto i torrioni neri

Agitando le trombe e le foglie di quercia

Con le picche nel pugno; in noi non c’era odio,

-Ci sentivamo tanto forti, volevamo essere buoni!>>

Rimbaud rappresenta non solo il presente dell’insurrezione del 10 agosto come prodotto necessario dell’antagonismo inconciliabile dell’aristocrazia del sangue con il terzo stato e i contadini, ma, ci fa vedere gli indizi di ciò che avverrà nell’immediato futuro: il terrore rivoluzionario del 2-6 settembre del 1793:

<< E da quel giorno siamo quasi impazziti!

Gli operai si sono ammucchiati nelle strade,

Vanno, quei maledetti, orda sempre più folta

Di cupi resuscitati, alla porta dei ricchi.

Io corro con loro a trucidare le spie:

me ne vado per Parigi, nero, col mio martello,

Feroce, ogni tanto spazzando via un buffone,

E anche te ammazzerò, se mi ridi sul naso”.

Il terrore del 2-6 settembre fu un atto di guerra civile determinato dall’invasione dell’esercito prussiano e austriaco. Il 20 aprile del 1792 Luigi XVI e l’assemblea legislativa dichiararono guerra all’imperatore d’Austria. L’unico che si oppose alla guerra fu Robespierre perché: 1) una guerra rivoluzionaria la deve volere la nazione; 2)prima di fare la guerra rivoluzionaria agli altri assolutismi europei si doveva concludere la rivoluzione in Francia; 3) i girondini erano stati gli ideatori della guerra rivoluzionaria, “la crociata della libertà”, ma erano strumentalizzati dalla Corte che contava sulla sconfitta dell’esercito francese per essere rimessa al trono, e ciò avrebbe avuto come conseguenza la fine di tutte le libertà conquistate e un bagno di sangue(7).

Prussiani e austriaci erano avanzati grazie, anche, al tradimento del gen. La Fayette che passò dagli austriaci il 19 di agosto. Il 2 settembre  Parigi arrivò la notizia che la fortezza di Verdun era assediata. La capitale della rivoluzione era in pericolo, la fortezza era l’ultima tra Parigi e la frontiera.  La Commune insurrectionelle, il vero governo della Francia fondato sulle armi dell’insurrezione, chiamò alla leva tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni, le campane di Parigi nelle fonderie furono trasformate in cannoni e picche, tutti al fronte contro gli eserciti dell’assolutismo invasore. Fu Marat, il rivoluzionario di origini sarde, a consigliare ai sanculotti volontari <<di non lasciare la capitale senza aver fatto giustizia dei nemici del popolo>>(8). I morti furono 1.100 preti che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, spie e circa 1.100 carcerati, tre quarti dei quali per reati comuni. Lo storico Albert Soboul cita su questo episodio un altro storico, H. Taine, << che non si può sospettare di benevolenza [per giacobini e sanculotti]:

<<Non si tratta più di scegliere fra l’ordine e il disordine, ma fra il nuovo e il vecchio regime: alle spalle gli stranieri si intravedono gli emigrati alla frontiera. Il risentimento è terribile, soprattutto nella classe sociale più bassa che portava da sola, quasi tutto il peso del vecchio edificio, soprattutto fra i milioni di uomini che vivevano stentatamente del lavoro delle loro braccia…che, tassati, spogliati dei beni, maltrattati, subivano da secoli, di padre in figlio, la miseria, l’oppressione e il disprezzo.  Costoro conoscono per esperienza personale, la differenza fra le condizioni del passato prossimo e quelle attuali. Devono solo ricordare per immaginare l’enormità delle tasse reali e signorili…..una formidabile collera risuona, dalle officine alle capanne, nelle canzoni nazionali che denunciano la cospirazione dei tiranni e chiamano il popolo alle armi>>(9)

Le masse degli artigiani, i sanculotti, che sono insorti l 10 agosto, i contadini che nel luglio del 1789 avevano iniziato la loro rivoluzione sono gli stessi che vinceranno e moriranno nella battaglia di Valmy (20 settembre 1792):

<<Voi, il cui sangue lavò tutte le sporche grandezze, morti di Valmy>>(10).

Goethe era presente alla battaglia e disse: <<Da questo giorno, da questo luogo, inizia una nuova era nella storia del mondo (11).

I generali dell’assolutismo prussiano e austriaco e lo stesso re di Prussia erano certi che l’esercito dei sanculotti sarebbe scappato di fronte all’assalto, dopo un intenso cannoneggiamento. Non fu questo l’esito della battaglia:

<<….i sanculotti resistettero, invece, e raddoppiarono il fuoco>>, il loro comandante, François Étienne Christophe Kellermann, <<inalberando il cappello in cima alla spada, gridò: “Viva la nazione!” la truppa di battaglione in battaglione, riprese la parola d’ordine rivoluzionaria; sotto il fuoco dell’esercito regolare più rinomato d’Europa non un solo uomo indietreggiò……La Rivoluzione rivelava la sua forza; all’esercito professionista addestrato alla più dura disciplina si opponeva vittoriosamente l’esercito nuovo, nazionale e popolare>>(12);

<<Morti del Novantadue e Novantatre’

Che pallidi per il rude bacio della liberta’

Calmi, Spezzaste sotto i vostri zoccoli il giogo che grava

Sull’anima e la fronte di tutta l’umanita’>>.

Per quale mondo hanno combattuto e sono morti il fabbro e le centinaia di migliaia di sanculotti:

<< – Con il martello in pugno, passeremo al vaglio

Ciò che sappiamo: e poi, Fratelli, avanti

A volte il nostro è un gran sogno pietoso

Di vita ardente e semplice, e lavoro, senza

Male parole, all’ombra del sorriso augusto

Di una donna amata con nobile amore:

Lavoreremo tutto il giorno,

ascoltando il dovere come tromba che squilla:

E saremmo felici; e soprattutto

Nessuno, oh nessuno potrebbe mai piegarci!

Sopra il camino avremmo un fucile..>>(13).

In questi ultimi due versi Rimbaud evoca una delle grandi conquiste dei sanculotti e dei salariati: il diritto a portare le armi in difesa della libertà dal nemico interno ed esterno.

L’insurrezione del 10 agosto è preceduta da un dibattito politico di massa nelle 48 sezioni popolari parigine. Nel 1790 con la riforma elettorale aveva suddiviso il corpo elettorale in 48 circoscrizioni che, nel corso della rivoluzione, si erano trasformati in sezione di sanculotti e operai. Uno dei punti più discussi era l’armamento generale del popolo. I repubblicani francesi conoscevano il II emendamento della Costituzione degli USA: <<essendo necessaria alla sicurezza di uno stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non potrà essere violato>> (1791).

Il diritto a portare le armi e a far parte della guardia nazionale era un diritto riservato ai “cittadini attivi”, quelli che pagavano le tasse, la borghesia, mentre i “cittadini passivi” erano quelli che non pagavano tasse perché non possedevano una proprietà o un’attività che gli consentisse di pagare un tributo equivalente a tre giornate di lavoro.

La sezione del Theatre-Français , il 30 di luglio 1792, dichiarò:

<<Una singola classe di cittadini non ha la facoltà di arrogarsi il diritto esclusivo di salvare la patria>>. Lo stesso giorno la sezione della Butte des Moulins rivendicò il medesimo diritto:

<<Quando la patria è in pericolo il sovrano, il popolo, deve essere al suo posto: a capo degli eserciti e dirigere gli affari, deve essere ovunque>>(14).

Canto di guerra parigino; Le mani di Jeanne-Marie; L’orgia parigina ovvero Parigi si ripopola

<<La grande città ha il selciato che scotta

Nonostante le vostre docce di petrolio,

E non c’è dubbio, dovremo dare

Una scrollata alle vostre funzioni...>>

<<Meravigliosa, in verità, fu la trasformazione operata dalla Comune di Parigi! Sparita ogni traccia della Parigi meretricia del II impero! Parigi non fu più il ritrovo dei grandi proprietari fondiari inglesi, dai latifondisti assenteisti irlandesi, degli ex negrieri e loschi affaristi americani, degli ex proprietari di servi russi e dei boiardi valacchi. Non più cadaveri alla Morgue, non più rapine e scassi notturni, quasi spariti i furti. Invero, per la prima volta dopo i giorni del febbraio 1848, le vie di Parigi furono sicure e senza nessun servizio di polizia. “Non sentiamo più parlare – diceva un membro della Comune – di assassinii, furti e aggressioni. Si direbbe davvero che la polizia abbia trascinato con sé a Versailles tutti i suoi amici conservatori”. Le cocottes avevano seguito le orme dei loro protettori, gli scomparsi campioni della famiglia, della religione e soprattutto della proprietà. Al posto loro ricomparvero alla superficie le vere donne di Parigi, eroiche, nobili e devote come le donne dell’antichità. Parigi lavoratrice, pensatrice, combattente, insanguinata, raggiante nell’entusiasmo della sua iniziativa storica, quasi dimentica, nella incubazione di una nuova società, dei cannibali che erano alle sue porte!>> (15).

Il 4 settembre 1870 il popolo di Parigi, in seguito alle sconfitte militari di Napoleone III, mise fine all’Impero e fu proclamata la repubblica. Il nuovo governo repubblicano borghese aveva fretta di concludere la pace con la Prussia per il terrore di una rivoluzione operaia e popolare in Francia. Ma furono proprio i contenuti di quel trattato a scatenare l’insurrezione dell’8 marzo 1871. Oltre alla perdita dell’Alsazia e un terzo della Lorena, il governo deve versare cinque miliardi d’indennizzo. Il nuovo governo, che fra le masse urbane non riscuoteva nessuna simpatia abrogò  la moratoria del pagamento degli affitti e delle cambiali in scadenza – due misure che colpivano soprattutto operai, artigiani e piccoli commercianti.

Quando il governo in carica, il 18 marzo 1871, decise di smobilitare l’artiglieria da Parigi, dopo due tentativi non riusciti, la truppa regolare fu assalita e il potere fu assunto dal Comitato Centrale della Federazione della Guardia Nazionale. Il Comitato centrale – composto da 32 membri, eletto il 15 marzo da 1.325 delegati in rappresentanza di 215 battaglioni- con le baionette fissò le elezioni, che si svolsero il 26 di marzo.

La Comune fu una forma di democrazia semplice che riduceva al minimo, tramite la revocabilità del rappresentante politico, l’autoperpetuazione di un ceto politico ed eliminava la sovrapposizione di ogni apparato burocratico alla vita socioeconomica autorganizzata:

<<La Comune fu composta dai consiglieri municipali eletti a suffragio universale nei diversi mandamenti di Parigi, responsabili e revocabili in qualunque momento. La maggioranza dei suoi membri erano naturalmente operai, o rappresentanti riconosciuti dalla classe operaia. La Comune doveva essere non un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo. Invece di continuare a essere l’agente del governo centrale, la polizia fu immediatamente spogliata delle sue attribuzioni politiche e trasformata in strumento responsabile della Comune, revocabile in qualunque momento. Lo stesso venne fatto per i funzionari di tutte le altre branche dell’amministrazione. Dai membri della Comune in giù, il servizio pubblico doveva essere compiuto per salari da operai. I diritti acquisiti e le indennità di rappresentanza degli alti dignitari dello stato scomparvero insieme con i dignitari stessi. Le cariche pubbliche cessarono di essere proprietà privata delle creature del governo centrale. Non solo l’amministrazione municipale, ma tutte le iniziative già prese dallo stato passarono nelle mani della Comune.  Sbarazzarsi dell’esercito permanente e della polizia, elementi della forza materiale del vecchio governo, la Comune si preoccupò di spezzare la forza della repressione spirituale, il “potere dei preti”, sciogliendo ed espropriando tutte le chiese in quanto enti possidenti. I sacerdoti furono restituiti alla quiete della vita privata, per vivere delle elemosine dei fedeli, ad imitazione dei loro predecessori, gli apostoli. Tutti gli istituti di istruzione furono aperti gratuitamente al popolo e liberati in pari tempo da ogni ingerenza della chiesa e dello stato. Così non solo l’istruzione fu resa accessibile a tutti, ma la scienza stessa fu liberata dalle catene che le avevano imposto i pregiudizi di classe e la forza del governo. I funzionari giudiziari furono spogliati di quella sedicente indipendenza che non era servita ad altro che a mascherare la loro abietta soggezione a tutti i governi che si erano succeduti, ai quali avevano, di volta in volta, giurato fedeltà, per violare in seguito il loro giuramento. I magistrati e i giudici dovevano essere elettivi, responsabili e revocabili come tutti gli altri pubblici funzionari>> (16).

b) Jeanne Marie, la petrouleuse!

Le mani di Jeanne Marie sono quelle di una petrouleuse, sono le mani delle insorte della Comune, accusate di attentati incendiari:

<<Potrebbero agguantarvi al collo,

Donne cattive, o schiacciarvi le mani

Nobili donne, quelle mani infami

Piene di biacca oppure di carminio.

Lo splendore di quelle mani amanti

Può far girare il cranio delle pecore!

Nelle loro falangi saporose

Brillando il sole incastona un rubino!>>

Ma quelle mani:

<<Son diventate pallide, magnifiche,

Impugnando le canne di mitraglia

Attraverso Parigi ammutinata!>>

Perché Rimbaud sceglie le donne proletarie per la sua ode alla Comune?

La Comune per i suoi protagonisti fu l’alba di un mondo nuovo e, coerentemente con quanto aveva scritto nella Lettera al Veggente, Rimbaud scelse, come araldo di questo mondo nuovo, le petrouleuses, le donne proletarie rivoluzionarie. Il materiale poetico gli viene offerto dal loro impegno eroico e dalla loro elaborazione politica. Nel Manifesto dell’Unione delle donne per la difesa di Parigi fu scritto il loro programma di guerra sociale contro il vecchio mondo:

<<Le donne di Parigi non chiedono la pace, ma la guerra fino alla morte. Oggi una riconciliazione sarebbe un tradimento. Sarebbe come negare tutte le aspirazioni delle donne lavoratrici che chiedono un cambiamento sociale totale, l’annullamento di tutte le relazioni sociali esistenti, la soppressione di tutti i privilegi speciali, la fine di ogni sfruttamento… Unite e risolute, le donne di Parigi sono maturate e ammaestrate dalle sofferenze che porta la crisi sociale. Le donne di Parigi sono profondamente che la Comune, che rappresenta i principi internazionali e rivoluzionari della Comune, porta in se  stessa il germe della rivoluzione sociale. Quando arriverà il momento del più grande pericolo, le donne di Parigi dimostreranno alla Francia ed al mondo che esse sapranno come, sulle barricate o sulle fortificazioni, dare il sangue come i loro fratelli, dare le loro vite per la difesa e il trionfo della Comune, per il popolo…Lunga vita alla Repubblica di tutte le genti! Lunga vita alla comune!>>(17).

La vendetta della borghesia francese fu terribile. Nella “settimana di sangue” le comunarde, i comunardi, vecchi e bambini venivano fucilati sul posto, condotti a Versailles o al Père-Lachaise  per essere uccisi davanti ai borghesi assettati sangue. Il numero degli insorti morti nei combattimenti è di trentamila; i fucilati cinquantamila e i deportati venticinquemila:

<<Società, ristabilito è l’ordine: – le orge

Piangono il vecchio rantolo ai vecchi lupanari:

E i gas in delirio, sui muri arrossati,

Avvampano sinistri verso gli smorti azzurri!>>(18).

Fu una sconfitta sanguinosa per tutto il movimento operaio e socialista internazionale, ma è il capitalismo stesso a creare il suo antagonista. Nel 1889 nasceva la II internazionale, l’Internazionale Operaia Socialista. La sconfitta della Comune non è la fine della lotta delle classi e del progresso, la contraddizione è permanente:

<<Oh città dolorosa, oh città quasi morta,

…..

Corpo rifatto magnetico per stenti umani,

Tu bevi di nuovo la vita terribile! Tu senti

Nelle vene sgorgare il livido flusso dei vermi

E sul tuo amore senti le dita di gelo!

E non è un male. I vermi, i lividi vermi,

Non freneranno in te il soffio del Progresso>>(19).

Rimbaud non ha nessuna visione ingenuamente ottimistica del futuro dell’umanità. Il futuro dipende dalla lotta del presente.

Questo era il suo pensiero rivoluzionario e Rimbaud era un poeta, non un agitatore politico. Nove anni dopo la Comune partì per l’Africa, dove aveva maggiore libertà d’azione ed era, per lui, molto più interessante dell’ordine borghese in Europa.

Al contrario di Esenin e di Majakovskij, Arthur Rimbaud non si è suicidato e in Etiopia ha fatto affari, si è innamorato, ha venduto le armi a chi combatteva le truppe dell’imperialismo italiano, come ha scritto il professor Angelo Del Boca nella sua storia dell’aggressione e della conquista dello stato italiano all’impero etiope (20).

Sempre dalla parte della rivolta!

NOTE

1)A. Breton, Azione e sogno, in “I grandi discorsi”, pag. 50 edizioni Manifestolibri 1995

2)Ivi pag. 46-47; il grande pittore realista Gustave Courbet fu un effettivo dirigente della Comune, membro del Consiglio e responsabile dell’educazione pubblica. Fu accusato di aver partecipato all’abbattimento di un monumento dedicato a Napoleone III. Nel 1873 fu arrestato e condannato a sei mesi di prigione. Fuggì in svizzera dove morì nel 1877; Gustave Flourens (1838-1871), figlio del noto fisiologo Marie-Jean-Pierre Flourens, anche Gustave, come il padre, fu incaricato giovanissimo della cattedra di storia naturale al Collège de France. La prestigiosa docenza gli venne però ben presto revocata a causa del suo approccio positivistico e delle sue idee repubblicane e anti-bonapartiste. Nel 1866 combattè al fianco dei cretesi in rivolta contro l’Impero ottomano. Tornato in Francia fu più volte arrestato e, alla caduta dell’Impero, fu eletto a capo di un battaglione della Guardia nazionale e quindi generale della Comune, incaricato della difesa della Parigi rivoluzionaria. Il 3 aprile 1871, durante un’offensiva dei comunardi contro le truppe del governo di Versailles, Gustave Flourens fu catturato, disarmato e quindi ucciso sul posto.

3) Ivi pag.46

4) Lettera del Veggente

5) Il ragazzo dale suole di vento di Stefano Turri Zanoni

6) Lettera del Veggente

7) Robespierre, Discorso contro la guerra, Editori Riuniti – 1967, pp.gg. 55-80

8) Albert Soboul, La Rivoluzione francese, Newton Compton editori, 1988, pag.210

9) ivi, pag.211

10) Morti del Novantadue e del Novantatré

11) Albert Soboul, La rivoluzione francese, Newton Compton editori, 1988, pag.214

12) Albert Soboul, La rivoluzione francese, Newton Compton editori, 1988, pag.214

13) Il fabbro

14)Albert Soboul, La rivoluzione francese, Newton Compton editori, 1988, pag. 200

15) Karl Marx, La guerra civile in Francia, new Compton edizioni, pag.125-126

16) Karl Marx, La guerra civile in Francia, new Compton edizioni

17) in Ni Dieu Ni maitre, di Ernesto Liberatori, pag.117

18) L’orgia parigina ovvero Parigi si ripopola

19) L’orgia parigina ovvero Parigi si ripopola

20) Angelo Del Boca,  Gli italiani in Africa orientale- dall’unità alla marcia su Roma, vol. I, Mondadori 1992

Omaggio a John Brown (gennaio 1938) *

di George Novak attivista e teorico trotskista (1905-1992)

John Brown fu un terrorista rivoluzionario. Non c’era nulla di alieno o di esotico in lui; era un vero frutto del suolo americano. Le radici del suo albero genealogico su entrambi i lati risalgono ai primi coloni inglesi del Connecticut. Le generazioni dei Brown erano pii pionieri protestanti, duri e onesti, e singolarmente coerenti nelle loro idee, personaggi e modi di vita. John Brown era il terzo combattente per la libertà con quel nome nella sua famiglia ed era lui stesso il genitore di un quarto. Suo nonno morì in servizio come capitano nella guerra rivoluzionaria. Suo padre era un abolizionista attivo, capostazione e capotreno della metropolitana.

Nato nel 1800, il modello dei primi cinquant’anni di John Brown riproduceva la vita di suo padre. Suo padre si è sposato tre volte e ha avuto sedici figli; John Brown si è sposato due volte e ha avuto venti figli, ognuno dei quali si è impegnato a odiare e combattere la schiavitù nera. Come suo padre, anche John era “molto veloce in movimento”, spostandosi circa dieci volte negli stati nord-orientali prima della sua chiamata in Kansas. Successivamente divenne pastore, conciatore, agricoltore, geometra, esperto di bestiame, speculatore immobiliare e commerciante di lana, ma non con molto successo. Nella sua irrequietezza, nel suo costante cambiamento di occupazione e residenza, John Brown era un tipico cittadino americano della classe media del suo tempo.

In che modo questo comune contadino e uomo d’affari, questo pio patriarca si è trasformato in un capo di frontiera e in un terrorista rivoluzionario? John aveva ereditato l’amore della sua famiglia per la libertà e l’abolizionismo di suo padre. In tenera età aveva giurato guerra eterna contro la schiavitù. Il suo granaio a Richmond, Pennsylvania, dove nel 1825 fondò una conceria, la prima delle sue imprese commerciali, era una stazione della metropolitana. Dieci anni dopo stava discutendo dei piani per l’istituzione di una scuola per afroamericani.

“Se una volta che i cristiani negli Stati liberi si mettessero a lavorare seriamente nell’insegnamento ai neri”, scrisse a suo fratello, “il popolo degli Stati schiavisti si troverebbe spinto costituzionalmente ad avviare immediatamente l’opera di emancipazione”.

Quando il potere degli schiavi ha rafforzato la presa sul governo, le opinioni di John Brown sull’emancipazione sono cambiate radicalmente. “Un convinto sostenitore dell’autenticità divina della Bibbia”, ha tratto ispirazione e guida dall’Antico Testamento piuttosto che dal Nuovo. Ha perso la simpatia per  gli abolizionisti della scuola Garrison che sostenevano la dottrina simile a Cristo della resistenza pacifica alla forza. Si identificò con il pastore Gedeone che guidò la sua banda contro i Madianiti e li uccise con le sue stesse mani.

 Il progetto di portare la guerra nel campo nemico era da tempo germogliato nella mente di John Brown. Stabilendo una roccaforte nelle montagne al confine con il territorio meridionale da cui i suoi uomini avrebbero potuto razziare le piantagioni, progettò di liberare gli schiavi e di farli fuggire in Canada. Durante un viaggio in Europa nel 1851 ispezionò le fortificazioni con un occhio al futuro; studiò attentamente le tattiche militari, in particolare della guerriglia in territorio montuoso. I taccuini di appunti delle sue letture sono ancora esistenti.

Tuttavia, i suoi primi assalti al potere degli schiavisti dovevano essere fatti non dalle montagne del Maryland e della Virginia Occidentale, ma dalle pianure del Kansas. Nella primavera del 1855 i suoi quattro figli maggiori erano emigrarono in Kansas per stabilirsi lì e aiutare a conquistare il territorio per il Free-Soil Party (1). A maggio John Brown, Jr., ha inviato il seguente appello urgente a suo padre:

<<… mentre l’interesse del dispotismo ha assicurato alla sua causa centinaia e migliaia di uomini meschini e disperati, armati fino ai denti … completamente organizzati … al soldo dei proprietari di schiavi – gli amici della libertà non sono che un quarto di loro, e quanto all’organizzazione militare tra loro non ne hanno … “con il risultato” che le persone qui esibiscono lo spirito più abietto e codardo … Proponiamo … che la parte anti-schiavista della popolazione dovrebbe armarsi immediatamente e organizzarsi in compagnie militari. Per fare ciò, alcune persone devono iniziare e condurre la lotta.  Qui fra noi sono cinque uomini che non solo sono ansiosi di prepararsi completamente, ma sono completamente determinati a combattere. Non vediamo altro modo per affrontare la questione. “Il problema non è più la schiavitù dei negri, ma è l’asservimento di noi stessi.” Vogliamo che tu ci procuri queste armi. Abbiamo bisogno di loro più del pane … >>

Avendo già deciso di unirsi ai suoi figli in Kansas, John Brown non ebbe bisogno di una seconda convocazione. Nei mesi successivi raccolse considerevoli forniture di armi e somme di denaro da diversi simpatizzanti, tra cui diverse casse di armi appartenenti allo stato dell’Ohio, che furono “portate via”. In agosto partì per il Kansas da Chicago su un carro da un cavallo carico di armi e munizioni.

All’arrivo a Ossawatomie, John Brown divenne il capitano della compagnia della milizia locale e la guidò nell’incruenta “Guerra di Wakarusa”. Poi si è immerso nel vivo della lotta per il possesso del territorio a cui  ha dato il nome di “Bleeding Kansas”. In rappresaglia per il saccheggio di Laurence da parte dei Border Ruffians (2), gli uomini di Brown, inclusi quattro dei suoi figli, hanno massacrato cinque sostenitori dello schiavismo in un raid notturno vicino a Pottawatomie Creek. Brown si è assunto la piena responsabilità di queste uccisioni; combatté secondo la regola del Vecchio Testamento: “Occhio per occhio, dente per dente”.

Le rappresaglie dell’una e dell’altra parte erano continue. L’insediamento di Ossawatomie fu saccheggiato e bruciato; Il figlio di Brown, Frederick, ucciso; le sue forze furono sconfitte e disperse. Da allora in poi John Brown e la sua banda erano fuorilegge, vivevano in fuga, sfuggendo alle truppe governative, lanciando improvvise incursioni contro le forze sostenitrici dello schiavismo. John Brown è diventato una potenza in Kansas. Il suo nome equivaleva a “un esercito con stendardi” agli occhi dei coloni militanti del Free Soil Party; il timore della sua presenza bastava a rompere i raduni pro-schiavitù. Continuò la sua guerriglia per tutto il 1856 fino a quando il Kansas non fu pacificato dalle truppe federali. Le sue esperienze in Kansas completarono la trasformazione di John Brown in un rivoluzionario.

“John Brown è una produzione naturale, nata sul suolo del Kansas” scrisseJ. S. Pike, corrispondente da Washington per il New York Tribune dopo il raid di Harper’s Ferry. “Prima degli oltraggi e dell’oppressione del Kansas non esisteva una persona come Ossawatomie Brown. Nessuna persona del genere avrebbe potuto esistere. Era nato da rapine, crudeltà e omicidio … Le azioni del Kansas, le esperienze del Kansas, la disciplina del Kansas hanno creato John Brown completamente e completamente come la Rivoluzione francese ha creato Napoleone Bonaparte. È tanto il frutto del Kansas quanto Washington è stato il frutto della nostra rivoluzione “.

Tra il 1856 e il 1858, John Brown fece la spola avanti e indietro tra il Kansas e l’Est in cerca di sostegno per la lotta contro i Border Ruffians. Ha ricevuto rifornimenti, armi e incoraggiamento morale da molti abolizionisti, come Gerrit Smith, il filantropo di New York, e numerosi membri del Massachusetts State Kansas Committee, T.W. Higginson, Theodore Parker, ecc. Ma non c’era posto per John Brown nella condizione di neutralità armata che regnò in Kansas dopo il 1856.

Non più necessario in Kansas, John Brown tornò al suo progetto della guerriglia in montagna. Per prepararsi alla sua impresa, convocò un convegno dei suoi seguaci e di negri liberi a Chatham in Canada e gli espose i suoi piani. Uno dei convocati riferì che -dopo aver invocato l’esempio di Spartaco, di Toussaint L’Ouverture e di altri eroi storici che erano fuggiti con i loro seguaci sulle montagne e lì sfidarono e sconfissero le spedizioni dei loro avversari, Brown disse che “… l’annuncio d un piano per la liberazione degli schiavi, avrebbe provocato l’insurrezione in tutti gli Stati del Sud.  Era sicuro che sarebbero venuti sulle montagne per unirsi a lui … e che avremmo dovuto costruire delle fortificazioni, e se qualche azione ostile fosse stata presa contro di noi, sia dalla milizia dei singoli stati o dall’esercito degli Stati Uniti, dovevamo combattere prima la milizia, e poi, se fosse possibile, le truppe degli Stati Uniti, e successivamente organizzare i neri liberati secondo la costituzione provvisoria,  che avrebbe avuto la giurisdizione in quella regione montuosa in cui i neri dovevano insediarsi e in cui dovevano essere istruiti nelle tecniche utili e meccaniche e  in tutte le questioni della vita … I neri dovevano diventare dei soldati”. Lo spirito rivoluzionario della costituzione del futuro Stato libero può essere giudicata da questo preambolo:

“Considerando che la schiavitù, per tutta la sua intera esistenza negli Stati Uniti, non è altro che una guerra barbara, non provocata e ingiustificabile di una parte dei suoi cittadini contro un’altra parte; le cui uniche condizioni sono la reclusione perpetua, la servitù senza speranza o lo sterminio assoluto; in totale disprezzo e violazione delle verità eterne e autoevidenti enunciate nella nostra Dichiarazione di Indipendenza: pertanto, noi cittadini degli Stati Uniti e tutte le persone oppresse, che, con una recente decisione della Corte Suprema, sono dichiarate di non avere diritti che l’Uomo Bianco è tenuto a rispettare; insieme a tutte le altre persone degradate dalle sue leggi, ordiniamo e stabiliamo per il momento la Costituzione e le ordinanze provvisorie seguenti, per proteggere meglio le nostre persone, proprietà, vite e libertà; e per governare le nostre azioni “.

John Brown fu eletto comandante in capo in base a questa costituzione.

Nonostante tutta la sua audacia, il piano di John Brown era senza speranza da ogni punto di vista e predestinato a fallire. I suoi principali difetti sono stati segnalati in anticipo da Hugh Forbes, uno dei suoi sostenitori critici. In primo luogo, “non essendoci stata alcuna agitazione fra gli schiavi…all’appello  all’insurrezione, a meno che non siano già pronti autonomamente, ci sarà stata una risposta debole o nessuna”. In secondo luogo, anche se una simile iniziativa insurrezionale avrà successo sarà al massimo una semplice esplosione locale … e sarà sicuramente soppressa”. Infine, il sogno di John Brown di una convenzione del Nord dei suoi partigiani del New England che avrebbe ripristinato la e rovesciato l’amministrazione pro-schiavitù era “un errore risoluto. Gli amici di Brown nel New England non avranno il coraggio di schierarsi apertamente finché la questione sarà dubbia “. Le previsioni di Forbes furono confermate alla lettera. Convinto che “Dio lo aveva creato per essere il liberatore degli schiavi come Mosè aveva liberato i figli di Israele”, Brown ignorò queste obiezioni e iniziò a mobilitare le sue forze. Prima che potesse mettere in atto il suo piano, tuttavia, fu costretto a tornare in Kansas per l’ultima volta, dove, sotto il nome di battaglia di Shubel Morgan, guidò un’incursione in alcune piantagioni oltre il confine del Missouri, uccidendo un piantatore e mettendo undici schiavi in ​​libertà. Sia il governatore del Kansas che il presidente degli Stati Uniti offrirono ricompense per il suo arresto. Con una taglia di $ 3.000 sulla sua testa, John Brown fuggì in Canada con gli ex schiavi.  All’inizio dell’estate del 1859 fu affittata una fattoria a circa cinque miglia da Harper’s Ferry. Lì John Brown raccolse i suoi uomini e si preparò per il colpo. La notte del 16 ottobre scesero su Harper’s Ferry; prese possesso dell’arsenale degli Stati Uniti; imprigionò un certo numero di abitanti; e convinse alcuni schiavi a unirsi a loro. A mezzogiorno le compagnie della milizia arrivarono dalla vicina Charleston e bloccarono l’unica strada per fuggire. La notte successiva arrivò una compagnia di marines degli Stati Uniti comandata dal colonnello Robert E. Lee e, all’alba, quando Brown si rifiutò di arrendersi, fece irruzione nella sala macchine in cui erano barricati Brown, i suoi uomini sopravvissuti e i suoi prigionieri. Combattendo con impareggiabile freddezza e coraggio per il corpo del figlio morente, fu sopraffatto e arrestato. Dieci uomini erano stati uccisi o feriti a morte, tra i quali due dei figli di Brown e undici catturati nell’assalto.

Un giornalista del New York Herald descrive la scena durante il suo interrogatorio: “In mezzo ai nemici, di cui aveva invaso la casa; ferito, prigioniero, circondato da un piccolo esercito di ufficiali e un esercito più disperato di uomini arrabbiati; con la forca che lo fissava in faccia, giaceva sul pavimento e, in risposta a ogni domanda, dava risposte che indicavano lo spirito che lo animava. “

John Brown insisteva fermamente sul fatto che un unico scopo era dietro tutte le sue azioni: liberare i negri, “il più grande servizio che un uomo possa rendere a Dio”. Un passaggio dell’interrogatorio: “Ti consideri uno strumento nelle mani della Provvidenza?” – “Sì”. – “In base a quale principio giustifica le tue azioni?” – “Secondo la regola d’oro. Provo compassione per i poveri in schiavitù che non hanno nessuno che li aiuti; ecco perché sono qui; non per gratificare la mia personale animosità, vendetta o spirito vendicativo. È la mia simpatia per gli oppressi e gli offesi che sono buoni come te e preziosi agli occhi di Dio”.

Accusato per “tradimento al Commonwealth” e “cospirazione con gli schiavi per commettere tradimento e omicidio”, John Brown fu subito processato da un tribunale statale e condannato a morte.

Durante la sua permanenza in prigione John Brown raggiunse le vette più eroiche. Il suo portamento dignitoso, la sua gentilezza hanno vinto i suoi carcerieri, i suoi carcerieri e i suoi giudici. Le sue lettere dalla prigione dove attendeva l’esecuzione erano intrise della stessa risoluta determinazione e calma, consapevole accettazione del suo sacrificio per la causa della libertà, delle lettere di Bartolomeo Vanzetti, suo compagno rivoluzionario. Agli amici che pensavano alla sua salvezza, ha risposto: “Valgo infinitamente di più per morire che per vivere”. A un altro scriveva: “Non mi sento colpevole nel prendere le armi; e se fosse stato a favore dei ricchi e dei potenti, degli intelligenti, dei grandi – come gli uomini contano la grandezza – di coloro che formano delle rappresentazioni per adattarsi a se stessi e corrompere gli altri, o alcuni dei loro amici, che io abbia interferito, sofferto, sacrificato e caduto , sarebbe andato molto bene … Queste leggere afflizioni che durano per un momento determineranno per me un peso di gloria molto più enorme ed eterno … Dio si occuperà sicuramente della sua causa nel miglior modo possibile e tempo, e non dimenticherà il lavoro delle sue stesse mani “.

Il 2 dicembre 1859, un mese dopo la sua condanna, millecinquecento soldati scortarono John Brown al patibolo all’ombra delle Blue Ridge Mountains che per tanti anni gli avevano offerto la promessa di libertà per gli schiavi. Con un solo colpo di accetta dello sceriffo, “era sospeso tra cielo e terra”, il primo americano giustiziato per tradimento. Il silenzio è stato infranto dal discorso del comandante in carica: “Quindi perite nemici della Virginia! Tutti questi nemici dell’Unione. Tutti questi nemici della razza umana! “

Lo stesso giornalista del New York Herald scrisse:

“Che quelli … che hanno rimproveri da riversare sugli autori del sanguinoso tumulto di Harper’s Ferry e della paura generale del Sud, tornino alla vera causa di tutto. Che non biasimino strumenti ciechi e inevitabili nel lavoro, né diffamino falsamente coloro che non sono implicati, direttamente o indirettamente; ma lasciate che investighino pazientemente la vera fonte da cui è nata questa dimostrazione, e poi elargiscano di conseguenza le loro maledizioni e anatemi. È infantile e assurdo per il governatore Wise afferrare e sedere a cavalcioni il corpo ferito e ansimante del Vecchio Brown, e pensare di aver preso il cattivo che ha messo in piedi questa malizia. Senza significato. I principali cospiratori contro la pace della Virginia sono l’ex presidente Franklin Pierce e il senatore Douglas. Queste sono le parti che dovrebbe arrestare, confinare e cercare di provocare questa insurrezione. Accanto a loro dovrebbe cogliere i senatori Mason e Hunter of Virginia, come accessori. Lascia che continui ad arrestare ogni sostenitore del Nebraska Bill, e quando li avrà portati tutti a condannare la punizione, avrà adempiuto al suo dovere, ma non fino ad allora …Il Vecchio Brown è semplicemente la scintilla di un grande incendio acceso da mortali miopi … Non c’è una responsabilità, nessuna giusta attribuzione di cause ovunque, per questo violento tentativo che non cade direttamente sul Sud stesso. Ha deliberatamente sfidato e provocato arbitrariamente gli elementi che si sono concentrati ed esplosi “.

Poco va aggiunto a questo giudizio storico espresso in mezzo agli eventi. Coloro che hanno tentato di legare per sempre la schiavitù al popolo americano contro la loro volontà, ei rappresentanti degli schiavisti che li hanno spinti erano, in ultima analisi, responsabili del raid su Harper’s Ferry.

John Brown si aspettava che lo shock del suo assalto elettrizzasse gli schiavi e spaventasse gli schiavisti facendogli liberare i loro beni mobili. Il suo esperimento di emancipazione si è concluso in completa catastrofe. Invece di indebolire la schiavitù, la sua incursione fortificò temporaneamente le forze pro-schiavitù consolidando i loro ranghi, intensificando la loro repressione e irrigidendo la loro resistenza.

John Brown è stato fuorviato dall’apparente efficacia delle sue attività terroristiche in Kansas. Non capiva che lì le sue incursioni e rappresaglie erano parte integrante della lotta aperta dei coloni Free-Soil contro l’invasione degli Assiani [discendenti dei mercenari tedeschi assoldati dagli inglesi durante la Rivoluzione], ed erano fattori accessori e subordinati nel decidere quella lunga lotta. Quella violenza da sola era impotente a determinare il suo esito fu dimostrata dal fallimento dei Border Ruffians nell’imporre la schiavitù sul territorio.

Il tentativo di John Brown di imporre l’emancipazione al Sud facendo affidamento esclusivo sui metodi terroristici ha incontrato lo stesso fallimento. Altri modi e mezzi erano necessari per liberare, amplificare e controllare le forze rivoluzionarie capaci di rovesciare il potere degli schiavi e abolire la schiavitù.

Tuttavia, il raid di John Brown non è stato del tutto fallimentare nei suoi effetti. La sua lotta contro la schiavitù risuonò in tutto il paese e ispirò coloro che lo avrebbero seguito. La notizia della sua impresa ardita suonò come una campana di fuoco nella notte, destando la nazione e innervosendola. Attraverso John Brown la guerra civile in arrivo è entrata nei nervi della gente molti mesi prima che si manifestasse nelle loro idee e azioni.

Il sud si allarmò. Gli “atti dell’assassino” hanno confermato i loro timori di insurrezione degli schiavi provocati dagli abolizionisti del Nord e dai repubblicani neri. I legami personali di Brown con molti eminenti abolizionisti erano innegabili, e le loro dichiarazioni di connivenza e la loro disapprovazione per le sue azioni non li rendevano meno colpevoli agli occhi del proprietario di schiavi, ma solo più codardi e ipocriti … I proprietari di schiavi erano convinti che i loro nemici stavano ora prendendo l’offensiva con un attacco armato diretto contro le loro vite, le loro case, le loro proprietà.  “La convinzione divenne comune nel sud”, dice Frederic Bancroft, il biografo di Seward, “che John Brown differiva dalla maggior parte dei nordisti solo per l’audacia e la disperazione dei suoi metodi”.

La maggioranza dell’opinione ufficiale del Nord ha condannato l ‘”impresa criminale” di John Brown e ha giustificato la sua esecuzione. I grandi incontri unionisti hanno sfruttato l’incidente a vantaggio del Partito Democratico. Il Richmond Enquirer del 25 ottobre 1859 notò con soddisfazione che la stampa conservatrice pro-schiavitù del Nord “mostra la determinazione a fare della morale dell’invasione di Harper un’arma efficace per radunare tutti gli uomini non fanatici contro il partito i cui implicato direttamente nell’omicidio  di cittadini della Virginia e nella distruzione della proprietà del governo ”. I capi repubblicani, un po’ meno direttamente ma non per questo meno decisivi, si affrettarono a denunciare l’atto e a gettare acqua santa sull’esecuzione. Lincoln ha detto: “Non possiamo opporci all’esecuzione”, e Seward ha fatto eco, “era necessaria e giusta”.

Ma molte migliaia si sono radunate al fianco di John Brown, salutandolo come un martire per la causa dell’emancipazione. Gli abolizionisti radicali parlarono più audacemente a suo favore e valutarono nel modo più corretto il significato della sua vita e della sua morte. Al funerale di John Brown, Wendell Phillips pronunciò queste parole:

“Meraviglioso vecchio! … Ha abolito la schiavitù in Virginia … È vero, lo schiavo è ancora lì. Quindi, quando la tempesta sradica un pino sulla tua collina, sembra verde per mesi, un anno o due. Tuttavia, è legno, non un albero. John Brown ha sciolto le radici del sistema schiavista; respira solo – non vive – d’ora in poi. “

Longfellow ha scritto nel suo diario il giorno dell ‘impiccagione: “Questo sarà un grande giorno nella nostra storia; la data di una nuova rivoluzione, tanto necessaria quanto quella vecchia. Anche ora mentre scrivo, stanno conducendo il vecchio John Brown all’esecuzione in Virginia per aver tentato di salvare degli schiavi! Questo sta seminando il vento per raccogliere il turbine, che arriverà presto “.

Infine, Frank P. Steams, un commerciante di Boston che aveva contribuito generosamente alla campagna di John Brown nel Kansas, dichiarò davanti al Comitato investigativo senatoriale:

“Avrei dovuto disapprovarlo [il raid] se l’avessi saputo; ma da allora ho cambiato opinione; Credo che John Brown sia l’uomo rappresentativo del secolo, come Washington lo è stato dell’ultimo: l’affare Harper’s Ferry e la capacità di autogoverno dimostrata dagli italiani, i grandi eventi di quest’epoca. Uno libererà l’Europa e l’altra l’America “.

Sulla strada per il patibolo John Brown ha consegnato questo ultimo testamento a un amico:

“Io, John Brown, sono ormai del tutto certo che i crimini di questa terra colpevole: non saranno mai eliminati; ma con il sangue. Avevo quello che ora penso: mi lusingavo invano che senza molto spargimento di sangue: si sarebbe potuto fare “.

Le sue previsioni profetiche sarebbero state presto realizzate.

Un anno e mezzo dopo la sua esecuzione, lo spirito rivoluzionario di John Brown risorse nei volontari del Massachusetts, che marciarono per le strade di Boston, cantando l’inno di battaglia che quattro di loro avevano appena improvvisato: John Brown’s body.. I loro movimenti erano aperti e legali; le azioni di John Brown erano state nascoste e tradibili. Eppure gli uomini in marcia hanno riconosciuto con orgoglio la loro comunione con lui, mentre partivano per la Virginia.

Là i recenti difensori dell’Unione erano diventati disgregatori dell’Unione; i punitori del tradimento essi stessi traditori; i boia dei ribelli stessi in aperta ribellione. Il rapitore di John Brown, Robert E. Lee, si era già unito all’esercito confederato che doveva comandare. L’ex governatore Wise, che aveva autorizzato l’impiccagione di Brown, stava cospirando, come lui, per impossessarsi dell’arsenale di Harper’s Ferry e, per ironia della sorte, esortò i suoi vicini di Richmond a emulare John Brown.

“Prendi una lezione da John Brown, costruisci le tue lame di ferro vecchio, anche se sono i legami delle ruote del tuo carro.”

Così le forze opposte nel processo storico, che John Brown chiamava Dio, ciascuna a modo suo, rendevano omaggio al padre della Seconda Rivoluzione Americana.

Note

* originale in https://www.marxists.org/archive/novack/1938/01/x01.htm

1)Free-Soil Party, (1848-54), partito politico minore ma influente nel periodo precedente alla Guerra Civile della storia americana che si oppose all’estensione della schiavitù nei territori occidentali. Temendo di espandere il potere degli schiavi all’interno del governo nazionale, il rappresentante David Wilmot della Pennsylvania nel 1846 introdusse al Congresso il suo famoso Wilmot Proviso, chiedendo il divieto della schiavitù nelle vaste terre del sud-ovest che erano state appena acquisite dal Messico. “. Lo storico slogan dei Free-Soilers che chiedeva “suolo libero, libertà di parola, lavoro libero e uomini liberi” attirò piccoli agricoltori, debitori, commercianti di villaggio e operai domestici e di cartiera, che si risentivano per la prospettiva della concorrenza dei lavoratori neri, sia che fossero schiavi o libero – nei territori.

2) “Border ruffiams” era il nome dato a una milizia schiavista del Missouri che attraversava il confine con il Kansas per votare illegalmente, fare incursioni e intimidire la popolazione antischiavista.

La cattura di John Brown e dei suoi compagni nell’arsenale di Harpers ferry